I documenti segreti sullo spionaggio della NSA

L'intelligence USA può trattenere i dati che ritiene utili. Tutti. Con solo qualche distinzione se si tratta di cittadini USA o stranieri. Ancora rivelazioni dal Guardian, anche su Skype
L'intelligence USA può trattenere i dati che ritiene utili. Tutti. Con solo qualche distinzione se si tratta di cittadini USA o stranieri. Ancora rivelazioni dal Guardian, anche su Skype

La nuova, puntuale rivelazione fuoriuscita dal vaso di Pandora dello scandalo Datagate – e pubblicata come sempre dal Guardian – prende la forma di due documenti segreti contenenti le regole e le procedure che gli analisti della NSA sono tenuti a seguire durante le pratiche di intercettazione.

I documenti risalgono al 29 luglio del 2009, sono stati approvati dalla corte statunitense FISC ( Foreign Intelligence Surveillance Court ) incaricata di valutare le richieste per la sorveglianza FISA ( Foreign Surveillance Intelligence Act ) e trattano separatamente i casi in cui a essere presi di mira siano cittadini stranieri o statunitensi .

Agli analisti NSA viene concessa tutta la libertà del caso quando le intercettazioni riguardino persone localizzate fuori dagli Stati Uniti, mentre nel caso dei cittadini USA viene prevista tutta una serie di procedure atte a minimizzare la raccolta di informazioni. Se è possibile stabilire con certezza l’origine locale delle comunicazioni, dicono i documenti, l’intercettazione va interrotta immediatamente così come è il caso dei colloqui tra avvocato e cliente.

Ci sono naturalmente delle eccezioni, eventualità in cui le comunicazioni stesse siano prova di un qualche crimine, siano cifrate o possano essere “ragionevolmente” considerate di interesse tecnico per la cybersicurezza: in questi casi l’analista NSA modello archivia i dati carpiti dalle intercettazioni per uso futuro, e all’analista stesso viene fornito ampio margine di valutazione nello stabilire l’opportunità o meno dell’archiviazione. In materia di cifratura, inoltre, trapelano indiscrezioni relative a un argomento molto dibattuto nelle scorse settimane: anche Skype sarebbe stato oggetto di valutazione per quanto attiene la fattibilità di intercettazioni. Il progetto Chess iniziato nel lontano 2009 serviva appunto per valutare le implicazioni tecniche e legali del consentire a polizie e servizi segreti l’accesso alla piattaforma: non si sa molto, ancora, di Chess, ma il fatto stesso che ora i portavoce di Microsoft preferiscano non commentare ( come facevano invece in passato ) appare quasi come una conferma indiretta che sia stato portato a compimento. E che dunque Skype sia a tutti gli effetti intercettabile da ben prima che Redmond lo acquisisse nel 2011 e dei cambiamenti tecnici a cui è andato incontro nel 2012.

L’uso delle comunicazioni cifrate viene dunque ufficialmente considerato come comportamento da “sospetto terrorista” secondo le regole seguite dalla NSA, ma ciò non toglie che lo scandalo Datagate abbia favorito la proliferazione delle opzioni di anonimizzazione delle comunicazioni come nel caso di un proxy Tor portatile basato su board di sviluppo ARM Raspberry Pi.

Dalla politica di Capitol Hill arriva infine l’ennesima iniziativa legale post-PRISM, la presentazione di una legge tesa a costringere il governo USA a declassificare le opinioni segrete espresse dalla corte FISC in merito all’interpretazione del Patriot Act (Sezione 215) e del Foreign Intelligence Surveillance Act (Sezione 702) ai fini delle pratiche di sorveglianza della NSA.

Alfonso Maruccia

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21 06 2013
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