I giornalisti nel mirino del Garante

No all'uso indiscriminato dei social network. Lo dice una lettera inviata agli addetti ai lavori: il tema è la privacy online
No all'uso indiscriminato dei social network. Lo dice una lettera inviata agli addetti ai lavori: il tema è la privacy online

In una lettera inviata alla Federazione italiana degli editori (FIEG) e all’Ordine dei giornalisti, il Garante per la privacy è intervenuto nuovamente per disciplinare l’uso dei social network, o meglio per mettere in guardia dai rischi ad essi collegati.

Già pochi mesi fa il Garante era intervenuto in materia, su segnalazione di due cittadini, la cui fotografia pubblicata su Facebook era stata associata da alcune testate ad altre persone omonime decedute, causando la diffusione di notizie errate e un trattamento illecito dei dati personali.

Il J’accuse del Garante contro i social network e contro i giornalisti che li utilizzano come fonti, senza però verificare le informazioni, ha avuto un ulteriore sviluppo.

Nella lettera appena inviata, si invita nuovamente la stampa ad utilizzare siti come Facebook o Twitter, ma non in modo indiscriminato. Ogni giornalista è tenuto a controllare l’esattezza, la completezza e la pertinenza dei dati reperiti.

Il compito dei cronisti diventa ancor più importante se si considera che molte persone che creano un account su un social network ignorano la facilità con cui terzi possono reperire i dati pubblicati e dunque non sarebbero consapevoli dei rischi dell’esposizione.

Sarebbe necessaria, secondo il Garante, un’opera di sensibilizzazione , da compiere con l’aiuto dell’Ordine nazionale dei giornalisti e della FIEG.

Il principio dell’etica professionale deve essere, dunque, necessariamente allargato al giornalismo che utilizza la Rete come fonte, o reperisce informazioni su semplici cittadini attraverso i loro profili online.

Inoltre, nella lettera del Garante della privacy vengono richiamate anche le norme comunitarie e le iniziative delle altre Autorità europee in materia. Solo un mese fa, il gruppo di lavoro “Articolo 29” aveva infatti pubblicato un documento in cui proponeva di sottoporre i social network e i loro utenti agli obblighi derivanti dalla direttiva comunitaria sulla protezione della privacy.

Federica Ricca

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28 07 2009
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