L'IA e il riconoscimento facciale degli animali

Il raggio d'azione degli algoritmi per il riconoscimento facciale può essere esteso anche al mondo degli animali: già diversi i progetti avviati.

Il riconoscimento facciale, un insieme di algoritmi, software e servizi oggi impiegati per le finalità più disparate: dalla sorveglianza dello spazio domestico alla gestione degli enormi volumi di dati raccolti dai social network, fino allo sblocco dei dispositivi che ogni giorno portiamo con noi. È quanto concerne l’impiego di questi sistemi in relazione al volto degli esseri umani, ma qualcuno ha provato a spingersi oltre applicandolo al mondo animale.

Animali e riconoscimento facciale

Un curioso e interessante approfondimento pubblicato da New York Magazine elenca quali animali sono già stati fatto oggetto di sperimentazioni legate all’IA per interpretarne il comportamento, lo stato di salute e (perché no) le emozioni, partendo dai tratti somatici o talvolta dalle espressioni facciali. Viene ad esempio citato il caso di un’azienda norvegese che studia il volto dei salmoni al fine di identificare quelli affetti da parassiti o come una startup irlandese abbia messo a punto un codice in grado di valutare la corretta alimentazione di una mucca per trovare eventuali correlazioni tra le anomalie nella produzione del latte e i suoi pattern comportamentali.

L’articolo passa in rassegna diverse specie per le quali sono già stati attuati progetti di questo tipo, talvolta come già detto in modo da ricavare informazioni utili a ottimizzare la produzione di materie da destinare all’industria alimentare, in altri casi al fine di proteggere gli animali mantenendoli al sicuro nel loro habitat e lontano dalle minacce dell’uomo. Vediamo quelle più interessanti.

  • Mucca: come già spiegato, il team Cainthus di Dublino è al lavoro per studiare la relazione tra lo stato di salute degli animali (attualmente si stima ci siano circa 1,3-1,5 miliardi di bovini nel mondo), le loro abitudini alimentari e la produzione di latte;
  • maiale: il colosso cinese dell’e-commerce JD impiega il riconoscimento facciale su gruppi di suini per ottenere informazioni riguardanti età, peso e dieta;
  • pecora: ricercatori della University of Cambridge analizzano le espressioni degli ovini per capire il loro stato di salute e per valutare la loro reazione al dolore;
  • leone: oltre 1.000 esemplari sono stati inseriti in un database impiegato al fine di tutelare la specie e studiarla nel suo ambiente naturale;
  • uccelli: l’applicazione Merlin Bird ID è in grado di distinguere con precisione tra 400 razze differenti che vivono nel Nord America;
  • elefanti: con l’aiuto della tecnologia Cloud AutoML Vision messa a disposizione da Google si analizzano le immagini degli animali per tenerli al sicuro dai bracconieri;
  • lemuri: tra gli animali a maggior rischio di estinzione, sono oggetto di una ricerca condotta dalla George Washington University che ha portato allo sviluppo di un software in grado di distinguere i volti di due esemplari con un livello di precisione pari al 97%, così da monitorarli e preservarli;
  • balene: finalità identica per questi enormi mammiferi acquatici, con un progetto avviato dalla biologa Christian Khan, promosso dalla community Kaggle e supportato poi dalla software house DeepSense (a tal proposito va ricordato tuttavia come la biometria possa essere molto più semplice ed efficace sulla coda che non sul “volto”);
  • cani e gatti: fra i diversi impieghi dell’IA inerenti i nostri migliori amici a quattro zampe anche quello denominato PiP che analizzando il volto crea un profilo condiviso con le cliniche veterinarie della zona aiutando a mettere in contatto il proprietario dell’animale con il personale che se ne prende cura in caso di smarrimento.

L'applicazione PiP

Fonte: New York Magazine

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