IBM mette a Watson il camice bianco

Il "cervello virtuale" di Big Blue in aiuto del settore medico. Per cercare una cura contro il cancro. E stanare le frodi alle assicurazioni mediche. In attesa che l'AI venga traghettata dai super-computer ai server tradizionali

Roma – IBM comincia a “popolarizzare” le capacità tecnologiche di Watson , l’intelligenza artificiale meglio nota per essere la vincitrice di una speciale edizione del quiz show televisivo Jeopardy: il “cognitive computing” della nuova AI verrà prima di tutto adottato in campo medico, per la ricerca delle migliori cure contro il cancro o per scremare chi tenta di fare il furbo con le società di assicurazioni.

Saranno due i centri che useranno – entro marzo – la tecnologia di Watson (tramite apposita “app” locale) per le indagini mediche, il Maine Center for Cancer Medicine e WestMed (Westchester County, New York): in entrambe i casi l’AI avrà il compito molto specifico di consigliare i medici sulla cura da applicare per i pazienti malati di cancro ai polmoni, con le diverse cure classificate secondo il livello di “fiducia” riposto da Watson nel loro potenziale di efficacia.

Per prepararsi adeguatamente al compito, l’intelligenza artificiale di IBM è stata istruita con l’analisi di 1.500 diversi casi di cancro ai polmoni e la “lettura” di milioni di pagine di testi medici. Inoltre Watson è ora in grado di “imparare” nel caso in cui un medico segnali la risposta fornita come sbagliata o incorretta.

WellPoint è invece la società di assicurazioni che stà impiegando la tecnologia di Big Blue per valutare quali, fra le varie richieste di premio pervenute, meritino di essere autorizzate. Anche WellPoint, come i centri medici succitati, potrà giovarsi di una performance computazionale notevolmente migliorata: Watson è ora il 240 per cento più veloce nell’eseguire i suoi calcoli “cognitivi”.

Per quanto riguarda il futuro, IBM si prepara a estendere ulteriormente le potenzialità applicative della sua AI adottandone i componenti per l’uso con i server tradizionali, parecchio lontani dai super-computer che sono sin qui serviti come sostegno “fisico” all’intelligenza virtuale di Watson.

Alfonso Maruccia

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