Il CNR fotografa la Internet italiana

L'istituto di ricerche pubblica i dati aggiornati sulla penetrazione dei domini .it nel Belpaese. Guidano il centro e il nord, Bologna avanti a tutti
L'istituto di ricerche pubblica i dati aggiornati sulla penetrazione dei domini .it nel Belpaese. Guidano il centro e il nord, Bologna avanti a tutti

Accanto ai rilievi del Censis sull’ uso di Internet da parte degli italiani, e degli studi sullo sviluppo della banda larga della Commissione Europea, un nuovo parametro di valutazione dell’impiego della rete delle reti nel Belpaese arriva ora dall’Istituto di informatica e telematica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Iit-Cnr). In particolare il Cnr ha preso in esame gli utenti definiti “evoluti”, vale a dire quelli che posseggono un dominio.it che utilizzano a scopo personale, lavorativo o aziendale, e li ha messi in relazione al numero di abitanti complessivo.

La ricerca, “unica a livello europeo per metodologia” secondo quanto sostenuto dagli autori, è stata condotta a partire dai dati del Registro.it che lo stesso Iit-Cnr gestisce per i domini “acquistati” sul territorio nazionale. Scrutando i numeri dalla sua posizione privilegiata, l’istituto pisano ha scoperto che il numero di domini mediamente registrati in Italia ammonta a circa 289 ogni 10.000 abitanti.

Tale “tasso di penetrazione” (TP) della Internet evoluta si riferisce al livello generale del paese, tenendo come riferimento “i 1.429.009 domini.it per i quali è stato possibile risalire alla tipologia dell’assegnatario” dice il Cnr. Passando dalla fotografia nazionale a quella delle tre grandi macro-aree del paese, lo studio evidenzia che il TP più alto è quello registrato al Centro (354,48) seguito dal Nord (340,82) e dal Meridione (180,51).

“Il possesso di un dominio evidenzia che l’utente intende sfruttare al meglio le opportunità offerte da Internet e non si limita a una fruizione sporadica o passiva”, dicono i due curatori dello studio Maurizio Martinelli e Michela Serrecchia. Ed è per questo che oltre al TP il Cnr comunica il numero di domini registrati nelle varie aree del paese, dato che prevedibilmente vede il nord al comando (il 54,35 per cento) seguito dal centro (24,34) e infine dal sud (21,31).

Passando dalle macro-aree alle regioni, il Trentino Alto Adige batte tutti con un TP di ben 457,99 (pari al 2,61 per cento dei domini registrati totali), seguita da Lombardia, Emilia Romagna, Lazio, Toscana e il resto. Tra le province la più “evoluta” in quanto a uso di Internet la prima è Bologna (TP 602,73 e 49.665 domini), seguita da Milano (TP 535,15 e 175.446 domini), Bolzano (TP 533,67) e Pistoia (TP 465,59).

La maggioranza dei domini.it viene registrata dalle realtà aziendali, dice il Cnr, che con oltre 900mila indirizzi distaccano ampiamente le persone fisiche (392mila), gli enti non profit (55mila) e i liberi professionisti (46mila). Il nuovo studio del centro ricerche all’ombra della Torre Pendente aggiorna i dati del precedente studio risalente al 2004, si allarga anche su categorie specifiche di “registranti” e la loro dislocazione sul territorio e analizza infine la situazione riconducibile ai “mantainer” (Mnt), vale a dire quegli operatori che registrano i domini.it per conto terzi.

Molti dei quasi 2.500 mantainer sono italiani, con un piccolo gruppo di enti stranieri a partecipare alla spartizione della ricca “torta” dei domini territoriali. A farla da padrone in questo caso sono le realtà toscane , “una leadership sicuramente favorita dalla presenza a Pisa del Registro.it e da alcune delle società storicamente più dimensionate” conclude lo studio.

In merito alla metodologia usata nella valutazione del TP, Martinelli e Serrecchia evidenziano come la creazione di questo e di altri nuovi indicatori “considerati più affidabili e accurati rispetto agli indici tradizionali come l’ hostcount (il conteggio dei computer collegati alla rete)”; indicatori caratterizzati dall’essere “endogeni” (recuperano informazioni direttamente dalla sorgente) e “oggettivi” (reali e inconfutabili). E si tratta di indicatori da cui scaturisce ancora una volta, oltre ai dati particolareggiati dovuti alla capillarità dell’indagine (rapporto TP per numero di abitanti), l’esistenza di un notevole “digital divide” tra le macro-aree del belpaese che frena l’evoluzione complessiva della Internet nazionale e l’accesso dei cittadini al patrimonio di conoscenze e servizi a essa connessi.

Alfonso Maruccia

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24 11 2009
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