Il googlefonino conquista Linus. E pochi altri

Numeri amari per l'inizio dell'avventura di Mountain View nel mercato degli smartphone. Non c'è il successo di massa che qualcuno aveva prospettato: tocca consolarsi con l'approvazione eccellente di Mr Linux

Roma – Per un dispositivo mobile che ha al suo cuore un sistema operativo basato su Linux, il Nexus One di Google non poteva chiedere un “sigillo di qualità” più autorevole: il googlefonino piace a Linus Torvalds , “papà” del pinguino che candidamente confessa il proprio amore per il piccolo gadget e il fatto di non considerarlo, unico nel suo genere, una suppellettile quasi inutile e parecchio fastidiosa.

Sul suo blog Torvalds scrive che l’amore scoccato tra lui e Nexus One non ha precedenti: “Ho avuto il telefono G1 originale da Google quando è uscito – dice Torvalds – ma non l’ho mai usato”. Torvalds spiega di nutrire un generico odio per odia i telefonini, e una certa irritazione scaturita dal loro indiscreto intromettersi quando si è occupati a fare altro.

Torvalds odia gli smartphone, ma se su uno di questi aggeggi fastidiosi ci gira Linux allora – almeno in teoria – è tutta un’altra storia. E dopo aver degradato G1 (il primo cellulare a fare uso del sistema operativo Linux-powered Android) a passatempo da casual gaming durante le lunghe traversate in aereo (Galaga e Solitario le “appliance” più gettonate dal tecnologo), Torvalds ammette ora che “Nexus One è un prodotto vincente”.

Convinto dall’introduzione di una funzionalità multitouch con l’ ultimo upgrade del software , il creatore di Linux ha finalmente fatto proprio il googlefonino e lo ha deputato – oltre che a smartphone con licenza di disturbo – a sistema di navigazione portatile e unità GPS per la sua autovettura. “Non ho più la sensazione di trascinarmi dietro un telefono giusto nel caso in cui dovessi aver bisogno di chiamare qualcuno – scrive Torvalds – ora al contrario posseggo un gadget utile (e lo ammetto parecchio attraente). Il fatto che lo possa usare anche come telefono è un po’ secondario”.

Linus Torvalds ama il googlefonino, ma i numeri sembrano confermare che a parte lui e pochi altri Nexus One non abbia fatto presa sul mercato. Il gruppo di analisi Flurry Inc stima infatti in 80mila il numero di cellulari marcati Google venduti nel primo mese di commercializzazione , una cifra che letteralmente impallidisce se rapportata alle 600mila unità piazzate da iPhone e le 525mila di Motorola Droid (cifre sempre di Flurry Inc).

Tra le ragioni additate come possibili cause del fallimento ci sono una strategia di marketing insufficiente , la disponibilità obbligata per l’acquisto solo sul sito ufficiale, un supporto clienti scadente, i problemi con la connettività 3G (comunque limitata solo all’operatore statunitense T-Mobile) augurabilmente risolti dal recente update . Se poi l’ understatement del lancio di Nexus One si giustifica con la volontà di non scontentare i partner che (come Motorola) hanno investito su Android, è lapalissiano affermare che Google avrebbe fatto meglio a non accostarsi al mercato in questione mettendo in gioco il proprio marchio.

Alfonso Maruccia

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  • poiuy scrive:
    Privato, più economico?

    incentivi allo sviluppo di imprese private di shuttle (in modo tagliare i costi di trasposto necessari ad operare)Questa idea che uno shuttle privato costi meno per la NASA è proprio una cavolata.
  • LuNa scrive:
    meno soldi per fare la guerra
    e di più per andare nello spazio.non è complicato !
  • bonaventura candela scrive:
    proposi di utilizzare 'batterie solari'
    i did send a suggestion to american embassy "via regina margherita Roma italy"to use nichel/cadmium battery invented by doctor "ciccolella" of bell laboratory to determining the orbit of the satellite. bonaventura candela
  • pay the Bill scrive:
    pezzi di IIS
    per un attimo ho avuto paura... :|anch'io ce li manderei in orbita, a calci
  • siciliano scrive:
    Cupola
    ..."cupola", nome azzeccato per il modulo italiano...
  • Antonio Mela scrive:
    Una piccola correzione
    La Thales Alenia Space (dopo la svendita di Alenia ai saldi) è italiana solo al 33% (in quota finmeccanica), il resto è in mano ai francesi di Thales.
    • Roby scrive:
      Re: Una piccola correzione
      - Scritto da: Antonio Mela
      La Thales Alenia Space (dopo la svendita di
      Alenia ai saldi) è italiana solo al 33% (in quota
      finmeccanica), il resto è in mano ai francesi di
      Thales.Considerando il livello della classe dirigente italiana, forse e' meglio cosi'.
      • a n o n i m o scrive:
        Re: Una piccola correzione
        - Scritto da: Roby
        - Scritto da: Antonio Mela

        La Thales Alenia Space (dopo la svendita di

        Alenia ai saldi) è italiana solo al 33% (in
        quota

        finmeccanica), il resto è in mano ai francesi di

        Thales.

        Considerando il livello della classe dirigente
        italiana, forse e' meglio
        cosi'.no non scherziamo: il settore areospaziale italiano è quanto di più serio che possiamo offrire noi italiani....e infatti è il meno conosciuto in patria.
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