Il modem hacking fa un'altra vittima

Un altro sedicente imprenditore delle connessioni via cavo fasulle viene arrestato dall'FBI: rischia decine di anni di carcere. L'eccesso di presenzialismo non lo ha certo aiutato a passare inosservato

Roma – Smanettano con i modem e, dall’inizio del 2009 in poi, rappresentano un bersaglio diretto dell’FBI che puntualmente indaga, scopre e arresta. Soprattutto se come nel caso di Matthew Delorey il responsabile si fa prendere la mano con la pubblicità e diffonde la voce del suo “business” ai quattro venti telematici.

Ventiseienne del Massachusetts, Delorey vendeva modem contraffatti sul sito Massmodz.com (ora defunto) promettendo connessioni a banda larga gratuite su rete Comcast. Il trucco? L’indirizzo MAC dei dispositivi era stato modificato ad arte replicando quello di utenti paganti. Tanto era sicuro della qualità della sua “merce” che Delorey si era prodigato a pubblicizzarla anche su YouTube con clip video dai titoli inequivocabili.

E proprio l’ eccesso di pubblicità è stato il motivo che ha portato alla chiusura dei battenti per il giovane truffatore informatico: attirato dall’advertising, un agente dell’FBI si è finto compratore acquistando due modem da Massmodz.com , in seguito verificando (grazie alla collaborazione di Motorola) che si trattasse effettivamente di prodotti contraffatti.

Giovedì scorso, infine, l’FBI ha mandato gli agenti a casa di Delorey e il ragazzo è stato arrestato. Ora deve fronteggiare le accuse di frode telematica, con una pena massima di 40 anni e una multa di 250mila dollari.

La severità della richiesta di pena è una costante in questo genere di vicende, basti ricordare i 51 milioni di dollari richiesti a chi si è limitato a mettere online un software per il cracking delle trasmissioni satellitari o quanto già successo in passato, nell’ambito del modem cracking, con i casi di Thomas Swingler e Ryan Harris .

Alfonso Maruccia

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

  • speriamoben e scrive:
    riguardo le attivazioni non richieste...
    Ho lavorato per un po' di tempo in un Call Center Tele2 (non come operatore, fortunatamente)... ho sentito in giro di molte persone a cui sono stati attivati servizi non richiesti. E' strano perchè (sarà per le multe che si è presa) per poter attivare telefonicamente il servizio occorre seguire una procedura di registrazione molto lunga e dettagliata. Al minimo sbaglio (per esempio, il cliente legge male il proprio codice fiscale o l'operatore sbaglia nel leggere il contratto), l'attivazione è nulla e deve essere rifatta da zero.Che attualmente un cliente possa attivare "per sbaglio" un servizio Teledue è escluso, l'attivazione viene registrata vocalmente, se il cliente protesta e si scopre che la voce registrata non è la sua il Call Center in questione si becca una di quelle denunce da rovina.Per quanto riguarda il "non essere più cercati"... ma MAGARI!!!!In teoria se il cliente dice "se mi chiamate un'altra volta VI DENUNCIO" l'operatore deve essere costretto a scrivere che il cliente NON da il consenso alla privacy e il nome di questo cliente dev'essere cancellato dal DB... alcuni Call Center rispettano questa procedura, ma tanto poi vengono ricaricate le anagrafiche da chiamare e *magicamente* rispuntano questi nomi... è assurdo.Veramente, speriamo che si attivino questi registri in modo che i clienti possano dimostrare di NON aver dato il consenso ad essere contattati e finalmente si possa stare tranquilli, io ho staccato direttamente il telefono fisso perchè non ne potevo più, e immagino di non essere il solo.
    • pippuz scrive:
      Re: riguardo le attivazioni non richieste...

      Che attualmente un cliente possa attivare "per
      sbaglio" un servizio Teledue è escluso,
      l'attivazione viene registrata vocalmente, se il
      cliente protesta e si scopre che la voce
      registrata non è la sua il Call Center in
      questione si becca una di quelle denunce da rovina.avevo sentito (non ricordo l'occasione) che in alcuni casi la registrazione era stata manipolata in maniera che sembrasse che l'utente aveva dato il proprio consenso al servizio offerto (è sufficiente, per dire, tagliare un "non si permetta" in maniera che rimanga soltanto il "si"). Chi ha voglia (e tempo e soldi) per fare una causa o far fare una perizia tecnica? si paga e si disdice il prima possibile, evitando di foraggiare ulteriormente l'azienda coinvolta. Poi, certo, io farei firmare una bella lettera di diffida dall'amico avvocato, ma sono in ben pochi quelli che hanno voglia (e tempo e soldi) da perdere in queste situazioni.
Chiudi i commenti