Il re del revenge porn si dichiara colpevole

Il fondatore di IsAnyoneUp.com ammette di aver assoldato un complice per appropriarsi con l'inganno di foto da affiancare alle immagini del porno vendicativo
Il fondatore di IsAnyoneUp.com ammette di aver assoldato un complice per appropriarsi con l'inganno di foto da affiancare alle immagini del porno vendicativo

Hunter Moore, fondatore del celebre IsAnyoneUp.com, fra i primi ad avere costruito un business intorno al porno vendicativo e alla vergogna delle sue vittime, ha ammesso le proprie colpe di fronte alla giustizia statunitense.

Dopo aver venduto lo scottante dominio intorno cui aveva costruito un business da 20mila dollari al mese di solo advertising, dopo aver subito l’ ira delle vittime e la vendetta di Anonymous e generato numerosissimi epigoni che avrebbero poi mobilitato legislatori di mezzo mondo, Moore era stato arrestato insieme al complice Charles Evens nel 2014. Moore era accusato di aver assoldato Evens affinché si introducesse negli account email di numerose delle vittime: per farlo, Evens impersonava identità altrui per raccogliere le informazioni necessarie ad accedere alle email e ai loro allegati. Le immagini intime che venivano così rastrellate finivano per essere pubblicate sul sito, accanto a quelle messe a disposizione da utenti in cerca di vendetta.

Moore ha ammesso esattamente queste colpe di fronte al procuratore di Los Angeles che si sta occupando del caso: fra i dettagli emersi dal suo patteggiamento, il compenso settimanale destinato a Evans, che poteva raggiungere i 200 dollari. Il fondatore di IsAnyoneUp.com ha altresì promesso che non si opporrà alla cancellazione di tutti il materiale conservato sui dispositivi sottoposti a sequestro.

Le colpe di cui Moore si è assunto la responsabilità non sono legate alle dinamiche del revenge porn, nonostante il fatto che al momento dell’arresto lo stato della California avesse già provveduto ad approvare la legge dedicata: ora rischia di dover scontare una pena che va dai 2 ai 5 anni di carcere. È andata meglio a uno dei suoi emuli, il gestore del sito IsAnybodyDown.com: la Federal Trade Commission ha formulato nei suoi confronti una semplice ammonizione, in attesa che le vittime della sua attività si rivolgano all’autorità giudiziaria.

Gaia Bottà

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20 02 2015
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