Il tecnocontrollo statunitense è in tutto il mondo

Diffuso l'impiego di dispositivi di sicurezza prodotti dall'azienda californiana Blue Coat da parte di governi illiberali. Che li utilizzano a scopo di censura e controllo. Una pratica non vietata eccetto per i paesi sotto embargo
Diffuso l'impiego di dispositivi di sicurezza prodotti dall'azienda californiana Blue Coat da parte di governi illiberali. Che li utilizzano a scopo di censura e controllo. Una pratica non vietata eccetto per i paesi sotto embargo

Le tecnologie informatiche prodotte negli Stati Uniti avrebbero un ruolo primario nella costruzione dei sistemi di censura da parte di quei paesi abituati a reprimere i diritti civili e il dissenso online: a rivelarlo è un report prodotto da CitizenLab , laboratorio di ricerca e monitoraggio di Internet con base presso l’Università di Toronto.

Uno dei dati più rilevanti emersi dalla mappa globale del cybercontrollo e della censura online concerne l’adozione di sistemi di filtraggio, censura e sorveglianza prodotti dall’azienda statunitense Blue Coat da parte di governi illiberali rispetto all’uso di Internet: tra gli altri, Egitto, Arabia Saudita, Cina, India, Turchia e Russia.

In particolare , i ricercatori di CitizenLab informano che 61 dispositivi prodotti dall’azienda di Sunnyvale , specializzata in soluzioni per la sicurezza, sono stati implementati all’interno dei network di “paesi che presentano una storia problematica rispetto ai diritti umani, sorveglianza e censura”. Nello specifico, è stata riscontrata la presenza di 11 sistemi ProxySG e 50 PacketShaper, dispositivi software e hardware installati su reti di computer (i primi) e su personal computer (i secondi) con una funzione di controllo dei contenuti.

Gli autori della ricerca hanno allertato l’opinione pubblica circa il crescente aumento di tecnologie di sorveglianza e controllo distribuite , la cui esportazione non è vietata dal Dipartimento di Stato statunitense se non per i paesi sotto embargo come la Siria, l’Iran e Corea del Nord. “I nostri dati – affermano dal CitizenLab – supportano la necessità che vi sia un’ispezione nazionale e internazionale sulle forniture operate da Blue Coat che abbiamo segnalato, unitamente a una vigilanza più attenta circa la proliferazione globale di sistemi di comunicazione e informazione che seguono un doppio impiego”.

Interrogata nel merito, Blue Coat ha spiegato, tramite un proprio portavoce, di dover ancora acquisire i risultati della ricerca e di non essere dunque pronta a rilasciare commenti.

Cristina Sciannamblo

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