La leadership di Spotify nell’ambito dello streaming musicale non è mai stata messa in discussione. La piattaforma beneficia ancora oggi dell’aver battuto sul tempo la concorrenza, arrivando per prima con un’offerta concreta. Il fatto che continui a crescere è però quasi un’anomalia, considerando le tante alternative disponibili e i tanti rincari introdotti negli ultimi anni. Eppure, il servizio non accenna a rallentare.
L’AI continua a spingere la crescita di Spotify
I numeri contenuti nel report trimestrale pubblicato oggi sono significativi: 751 milioni di utenti attivi su base mensile, con un +11% rispetto a un anno fa. Il traguardo del miliardo è all’orizzonte. Salgono del 10% anche quelli paganti, ora a 290 milioni. Questo ha innescato un incremento del 13% per le entrate totali, grazie sia agli abbonamenti premium sia ai proventi della pubblicità.
La strategia ha pagato, non ci sono dubbi. Introdurre di continuo nuove funzionalità aiuta a fidelizzare chi ha scelto la piattaforma. E la concorrenza rincorre, a volte copia, come fatto negli ultimi anni con il riepilogo Wrapped. All’orizzonte, per Spotify, c’è un ulteriore ampliamento del raggio d’azione: proprio nei giorni scorsi abbiamo scritto dell’iniziativa messa in campo con Bookshop.org per la vendita diretta di libri cartacei.
Gustav Söderström, co-CEO da inizio 2026 insieme ad Alex Norström, indica anche l’intelligenza artificiale tra i fattori che hanno permesso di mantenere un ottimo ritmo di crescita.
Ci consideriamo il dipartimento di ricerca e sviluppo dell’industria musicale. Il nostro compito è comprendere rapidamente le nuove tecnologie e catturarne il potenziale, cosa che abbiamo fatto più volte. L’intero settore trarrà beneficio da questo cambio di paradigma, l’AI, ma crediamo che coloro che accoglieranno questo cambiamento e si muoveranno rapidamente ne trarranno i maggiori benefici.
L’associazione tra l’AI e la musica è un tema delicato. C’è chi, come Bandcamp, ha deciso di tenerla fuori dalla piattaforma per un principio quasi morale. E chi invece, come nel caso del nuovo Napster, ha scelto di diventare un servizio che ospita solo brani creati dagli algoritmi. Spotify sta nel mezzo, continuando a sostenere la creatività umana, ma senza chiudere le porte agli automatismi.