Incitamento all'odio: Twitter è il peggiore di tutti

Incitamento all'odio: Twitter è il peggiore di tutti

In base al settimo monitoraggio del rispetto del codice di condotta, Twitter è il social media peggiore nella rimozione dei contenuti di hate speech.
In base al settimo monitoraggio del rispetto del codice di condotta, Twitter è il social media peggiore nella rimozione dei contenuti di hate speech.

Elon Musk ha pubblicato ieri un grafico che mostra una diminuzione delle impression per i tweet di incitamento all’odio. Nonostante ciò, Twitter è il social media che interviene più lentamente su questo tipo di contenuti. In generale, le rilevazioni effettuate dalla Commissione europea evidenzia un peggioramento per quasi tutte le aziende che hanno accettato il codice di condotta.

Hate speech online: Twitter il peggiore

Il codice di condotta per contrastare l’incitamento all’odio online è stato accettato da Twitter, Microsoft, YouTube e Facebook nel 2016. Altre sottoscrizioni sono arrivate nel 2018 (Instagram, Snapchat e Dailymotion), 2019 (Jeuxvideo.com), 2020 (TikTok), 2021 (LinkedIn) e 2022 (Rakuten e Twitch). La Commissione europea ha pubblicato i risultati del settimo monitoraggio, evidenziando un peggioramento per quasi tutte le aziende. Le uniche eccezioni sono rappresentate da TikTok e YouTube.

Le segnalazioni gestite in 24 ore sono diminuite dall’81% del 2021 al 64,4% del 2022 (solo TikTok ha migliorato la performance dall’82,5% al 91,7%), mentre il tasso di rimozione dei contenuti di incitamento all’odio è stato del 63,6% (solo YouTube ha migliorato la performance dal 58,8% al 90,4%).

La percentuale di rimozione varia in base al tipo di contenuto. In media è stato rimosso il 69,6% dei contenuti che incitano alla violenza contro gruppi specifici, mentre i contenuti con parole o immagini diffamatorie sono stati rimossi nel 59,3% dei casi.

Twitter è il social media peggiore di tutti: solo il 49,8% delle segnalazioni viene gestito in 24 ore e solo il 45,4% dei contenuti viene rimosso. La riattivazione degli account sospesi e la chiusura dell’ufficio di Bruxelles sollevano diversi dubbi sulla capacità di rimuovere velocemente i contenuti e sul rispetto della legge sui servizi digitali.

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Pubblicato il 25 nov 2022
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