Cosa sta davvero combinando l'India con le VPN?

Cosa sta davvero combinando l'India con le VPN?

Il parere del vicepresidente di ExpressVPN in merito alla decisione presa dall'India per quanto riguarda le modalità operative delle VPN.
Il parere del vicepresidente di ExpressVPN in merito alla decisione presa dall'India per quanto riguarda le modalità operative delle VPN.

Una nuova direttiva, da poco approvata a Nuova Delhi, obbliga i gestori dei servizi online a conservare le informazioni a proposito dei loro utenti e delle attività svolte, per un periodo pari a cinque anni. Sono inoltre chiamati a fornirli alle autorità in caso di richiesta, per impieghi legati a indagini su eventuali reati commessi e nel nome della tutela della sicurezza nazionale. Un’imposizione che interessa tutte le piattaforme attive in India. Ne sono dunque oggetto i social network, ma anche servizi come le VPN, resi disponibili proprio con l’obiettivo di salvaguardare la privacy. Non è trascorso molto prima che si sollevasse un coro di proteste.

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VPN, il giro di vite annunciato dall’India

Della legge e delle sue implicazioni abbiamo già scritto in diverse occasioni su queste pagine. Torniamo oggi sul tema, segnalando un intervento sulle pagine di TechRadar da parte di Harold Li. Si tratta del vice presidente di ExpressVPN, uno dei player più importanti nell’ambito delle Virtual Private Network. Lo riportiamo di seguito in forma tradotta.

Sebbene tutti noi riteniamo profondamente preoccupanti le loro azioni, questo tipo di eccessiva interferenza da parte del governo non rappresenta né un caso isolato né una novità all’interno dell’attuale panorama geopolitico.

Di fatto, sottolinea come il caso indiano non sia senza precedenti. Sta facendo scalpore per diversi motivi, in primis perché interessa un paese con una popolazione tra le più imponenti del pianeta (1,3 miliardi di persone). Il report 2021 di Freedom House (PDF) mette però il luce come 48 dei 70 paesi analizzati abbiano introdotto regolamenti simili nel corso degli ultimi anni. Tra questi figurano Cina, Indonesia, Bangladesh, Vietnam, Emirati Arabi Uniti, Turchia, Iran, Brasile e Pakistan.

Sebbene approvati con l’intento di porre freno ai crimini commessi online, questi impianti normativi talvolta mostrano il fianco ad abusi che si concretizzano con forme di censura o attività di videosorveglianza. In altre parole, a farne le spese è la tutela della privacy. Risultano dunque ben comprensibili le preoccupazioni manifestate da utenti e addetti ai lavori.

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Fonte: TechRadar
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Pubblicato il 24 mag 2022
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