Intelligenza Artificiale: a che punto siamo?

Il punto sull'Intelligenza Artificiale con Alessandro Vitale, membro della task force dell'AGID sull'IA e autore del libro Artificial Intelligence.

A che punto è realmente giunto lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale? La domanda è lecita perché tra sviluppo reale e sviluppo percepito si sta creando una distanza che rischia di trasformarsi nuovamente in bolla. Qualcosa di concreto c’è, eccome, ma incide nella nostra quotidianità più di quanto gran parte delle persone possa immaginare (si sottovaluta quindi il fenomeno); al tempo stesso le prospettive sono ben lungi da quanto percepito, creando aspettative che in larga parte nel breve periodo saranno disattese (si sopravvaluta quindi il fenomeno).

Abbiamo voluto fare il punto con Alessandro Vitale, esperto di Intelligenza Artificiale, fondatore di Conversate e autore del libro “Artificial Intelligence” presentato nei giorni scorsi anche all’Internet Festival di Pisa, nonché membro della Task Force dell’AGID per l’Intelligenza Artificiale. Il suo libro nasce esattamente con questo scopo: fotografare l’IA per quello che è, senza lasciare coni d’ombra che possano essere mal percepiti. Un libro veloce e di facile lettura che esplicita gli architravi dell’IA affinché chiunque possa capire di cosa si sta parlando, quali siano le reali proiezioni future e quali le ricadute inevitabili sul modo in cui vediamo, viviamo e percepiamo il mondo.

Artificial Intelligence, Alessandro Vitale (ed. tagbooks)

IA: a che punto siamo?

Secondo il New York Times, ci vorranno ancora almeno 10 anni prima che un sistema di intelligenza artificiale possa filtrare le fake news per rendere più “puri” i flussi di informazione sui social media. La ritiene una valutazione corretta? Cosa manca oggi affinché si possa raggiungere un obiettivo di questo tipo?

La valutazione è condivisibile, l’Artificial Intelligence oggi è per lo più in grado di riconoscere dei pattern, non di fare dei ragionamenti. Questi limiti sono ancora più evidenti in applicazioni complicate come la comprensione del linguaggio, che si porta dietro tante problematiche come l’ambiguità, il sarcasmo, etc. che gli algoritmi di AI faticano a comprendere. In più l’AI attuale è scollegata dalla realtà, se a una persona dici “un bicchiere mezzo pieno” questa ha in mente un’immagine o una figura retorica, per l’AI è solo una sequenza di 4 simboli. E poi all’AI manca tutto il contesto per interpretare quello che legge. Per esempio, l’articolo del New York Times ha l’obiettivo di smontare una tesi di Mark Zuckerberg. Il sapere che Gary Marcus, uno dei 2 autori, è tra i maggiori critici dell’approccio attualmente in voga nell’AI, il Deep Learning, e su questo è in costante scontro con il responsabile dell’AI di Facebook, come influenza l’interpretazione?

Quali sono oggi le applicazioni di intelligenza artificiale che hanno maggiore impatto sulle persone?

Le applicazioni con maggior impatto sulle persone sono nel mondo di Internet, dai motori di ricerca ai sistemi di personalizzazione che ci aiutano a trovare i prodotti negli ecommerce o decidono cosa mostrarci nei feed dei social network. L’obiettivo tipico è aiutarci a filtrare la quantità di informazioni, in cambio della nostra attenzione verso la pubblicità mirata o di un acquisto. Meno visibili ma sempre più diffuse sono le applicazioni all’interno delle aziende, come i sistemi di AI con cui i robot della linea di produzione delle fabbriche possono imparare in autonomia i compiti, senza essere programmati.

Quali invece gli obiettivi di breve periodo, quelli presumibilmente applicati nella quotidianità entro i prossimi anni?

Come dice Roy Amara, “sopravvalutiamo l’impatto di una tecnologia nel breve periodo e la sottovalutiamo nel lungo”. L’AI avrà un impatto nella maggior parti dei processi e del nostro quotidiano, così come lo sta avendo il digitale. Si diffonderanno nuovi modi di interagire con il mondo come i chatbot e gli assistenti vocali, consentendo la nascita di nuovi prodotti e servizi e rendendo più semplice utilizzare gli esistenti. Le applicazioni con maggior impatto sulle nostre vite saranno probabilmente nella sanità e nella mobilità, come per esempio l’auto a guida autonoma. Affinché queste applicazioni si diffondano non basterà però il progresso tecnologico ma sarà necessario anche un contesto legale chiaro in cui fare agire le AI.

Quale può essere la strada italiana nel mondo dell’IA? Abbiamo eccellenze specifiche in merito nelle quali possiamo esprimere talenti ed eccellenze?

Al momento formiamo tante persone in gamba che poi vanno a lavorare all’estero. Questo trend, in atto da molti anni, ha ridotto significativamente le competenze disponibili nel  nostro Paese, come si stanno accorgendo le aziende che adesso iniziano ad essere interessate al tema. Il primo passo è aumentare gli investimenti pubblici e privati sul tema per trattenere ed attrarre persone con competenze. A livello politico, i principali Governi delle economie avanzate hanno definito delle strategie sull’AI negli scorsi 2 anni. In Italia, un primo approccio al tema è stato fatto dalla Task Force sull’IA nella Pubblica Amministrazione dell’Agenzia per l’Italia Digitale. Il Ministero delle Infrastrutture e Sviluppo Economico sta costituendo adesso un gruppo di esperti per definire la strategia AI italiana. Anche se in forte ritardo, è un primo passo perché il nostro Paese possa avere un ruolo nell’AI.

 

 

 

 

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

Chiudi i commenti