Internet, quel covo di pericolosi eversori

Il Kazakistan non si smentisce. Il pugno di ferro del Governo si abbatte su due siti che osavano criticare il regime

Roma – Ancora una volta il Kazakistan sceglie la via della censura . Dopo aver strappato sorrisi ironici a mezzo mondo con la chiusura del sito di Borat , il personaggio interpretato da Sacha Baron Cohen, questa volta la faccenda è più seria: geo.kz e kub.kz , due domini noti soprattutto tra i giovani navigatori kazaki, sono stati oscurati nelle scorse ore.

George W. Bush stringe la mano al leader kazako Nursultan Nazarbayev La causa più probabile della loro chiusura, riferisce Reuters , è la pubblicazione nelle scorse settimane di alcune intercettazioni telefoniche con protagonisti alcuni alti papaveri del regime. In particolare, si parla di commenti sprezzanti sull’ex-genero del premier Nazarbayev (in foto), da qualche tempo caduto in disgrazia e in esilio in Europa.

“La situazione pone chiaramente il problema della violazione dei diritti costituzionali degli individui”, attaccano i gestori dei siti in una dichiarazione congiunta: “È chiaro che, qualunque ordine abbiano dato, non hanno pensato molto alla legalità delle loro azioni”. La scelta di chiudere quei domini sarebbe quindi solo una questione politica . Altre voci diffusesi sul blocco del website inkar.info , noto anch’esso per riportare commenti ostili all’attuale regime, al momento appaiono infondate: il sito risulta accessibile.

Nulla di nuovo sotto il sole, in realtà. Il caso Kazakistan , dove una connessione ad Internet può costare anche 2mila euro , ha spinto anche l’OCSE a mettere sotto osservazione il paese.

Luca Annunziata

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