Internet senza limiti?

di G. Scorza - Telecom Italia si riserva di limitare la banda nei momenti di congestione. Uno scossone al contratto per milioni di abbonati, una clausola che potrebbe essere ritenuta vessatoria

Roma – “Allo scopo di garantire l’integrità della rete e il diritto da parte della generalità degli utenti di accedere ai servizi di connettività ad internet anche nelle fasce orarie in cui il traffico dati è particolarmente elevato, Telecom Italia, nel rispetto del principio di parità di trattamento e ove necessario, si riserva la facoltà di introdurre per tutte le offerte e/o i profili commerciali che prevedono traffico dati su tecnologia ADSL, meccanismi temporanei e non discriminatori di limitazione all’uso delle risorse di rete disponibili.
A tal fine Telecom Italia potrà limitare la velocità di connessione ad Internet, intervenendo sulle applicazioni che determinano un maggior consumo di banda (peer to peer, file sharing ecc.), limitando la banda destinata a tali applicazioni ad un valore massimo proporzionale alla banda complessiva disponibile sul singolo DSLAM”. È questo il comunicato con il quale Telecom Italia, nelle scorse settimane, ha annunciato l’intenzione di modificare i contratti attualmente in essere con i propri utenti, riservandosi il diritto di svolgere attività di cosiddetto network management, il che, al di là dell’apparente inoffensività dell’espressione, sta a significare che nei prossimi giorni Telecom deciderà in assoluta autonomia quale e quanta ampiezza di banda riservare a ciascun abbonato per l’accesso a taluni contenuti e l’utilizzo di un’ampia gamma di servizi, peraltro, neppure puntualmente individuati.

Si tratta di un importante passo – sfortunatamente né il primo né l’ultimo – in direzione diametralmente opposta rispetto all’agognato obiettivo della neutralità della Rete: il gestore dell’autostrada inizia a pretendere, sebbene nel nome di un dichiarato interesse pubblico, di decidere quali auto possono andare più veloci a seconda di una serie di fattori tra i quali la loro destinazione.
Il dibattito sulla net neutrality costituisce, ormai da anni, un leitmotiv sul quale si confrontano, senza peraltro giungere a posizioni comuni e definitive, gli addetti ai lavori, gli operatori di telecomunicazione, le associazioni di utenti e consumatori ed i regolatori del mondo intero.
Una discussione davvero troppo ampia e complessa per pretendere di riassumerla in poche battute.

Il punto, tuttavia, nell’iniziativa di Telecom Italia (e, ad onor del vero, anche di alcuni suoi concorrenti) è un altro.
Telecom può davvero riservarsi il diritto di limitare a sua discrezione le caratteristiche del servizio messo a disposizione dei propri utenti?
È sufficiente garantire che tale discrezionalità sarà esercitata in modo non discriminatorio e, comunque, nell’interesse comune a salvaguardare l’integrità della rete ed a scongiurare il rischio di un collasso dell’infrastruttura?
La sensazione è che la risposta ad entrambe le domande che precedono non possa che essere negativa.

La modifica contrattuale che Telecom si accinge a varare, infatti, inciderà inesorabilmente sull’oggetto dei contratti di fornitura di risorse di connettività in modalità ADSL e limiterà la portata delle obbligazioni assunte dall’operatore nei confronti della propria clientela.
È ovvio che, all’indomani della modifica, Telecom dovrà innanzitutto rinunciare a definire alcune delle proprie offerte commerciali ” Internet senza limiti ” perché la prosecuzione dell’utilizzo di tale espressione risulterebbe evidentemente ingannevole: da domani – anche a voler ammettere che oggi sia diverso – una fornitura di internet senza limiti non esisterà più.

Non solo, tuttavia, le offerte commerciali di ADSL targate Telecom si avviano a prevedere degli stringenti limiti di uso delle risorse di connettività da parte del consumatore così da far risultare inutilizzabile l’espressione “senza limiti” ma, soprattutto, si avviano a prevedere dei limiti non noti al consumatore all’atto del perfezionamento del contratto né conoscibili nel corso dell’esecuzione dello stesso.
Chi di noi acquisterebbe un auto sapendo che, in alcuni momenti non meglio precisati né precisabili, le prestazioni del motore potrebbero essere sensibilmente diverse per una scelta discrezionale del costruttore? O chi di noi sceglierebbe di avvalersi di una certa compagnia elettrica se fosse chiamato a prendere atto contrattualmente che, nel corso dell’esecuzione del contratto medesimo, la compagnia potrebbe decidere, autonomamente e senza preavviso, di destinare meno energia – o di non destinarne affatto – al frigorifero o, piuttosto, al televisore?
Evidentemente nessuno.

E, però, proprio questo ciò che Telecom Italia sta per chiedere di accettare ai milioni di utenti abbonati ai propri servizi di fornitura di risorse di connettività ADSL. Ve lo immaginate fissare una conference call via Skype con i nostri amici e/o colleghi per una determinata sera e scoprire che, proprio quella sera, non si dispone di sufficienti risorse di connettività per i servizi VoIP o, piuttosto, aver bisogno di accedere ad un contenuto disponibile via P2P e non sapere se sarà o meno possibile accedervi? La clausola che l’ex monopolista delle telecomunicazioni si avvia ad inserire nei propri contratti appare, proprio per questo, vessatoria in quanto – per dirla con le parole dell’ art. 33 del Codice del consumo – “malgrado la buona fede” di Telecom della quale nessuno intende dubitare, determina “a carico del consumatore un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto”.

E innegabile, infatti, che all’indomani della modifica che Telecom sta per introdurre nei propri contratti di fornitura ADSL, la propria clientela si ritroverà costretta a pagare un canone fisso ed invariabile a fronte di servizi forniti in misura e con modalità variabili da parte di Telecom.
Tutto questo senza contare che gli utenti non saranno mai in grado di provare se Telecom, in un determinato momento, sta facendo network management o, più semplicemente, sta erogando loro risorse di connettività in misura inferiore a quelle che si è impegnata contrattualmente ad erogare.
La vessatorietà della clausola di cui si discute legittimerebbe un’azione inibitoria da parte di un’associazione di consumatori ed avrebbe come possibile effetto quello di condurre ad una declaratoria di nullità della clausola stessa con conseguente impossibilità di Telecom di dar seguito ai propri propositi.

Per questa strada la neutralità della Rete – almeno quella trasparente e di carattere commerciale – sarebbe salva e ciascuno di noi continuerebbe a poter disporre delle piccole italiche autostrade dell’informazione per andar dove vuole, con qualsiasi mezzo alla stessa velocità.
Non mi sembra si tratti di una pretesa eccessiva e se tale risultasse in ragione dello scarso ammodernamento dell’infrastruttura di comunicazione, certo la colpa non potrebbe esser fatta ricadere sugli utenti ma andrebbe, più correttamente, imputata a chi sin qui ha preferito risparmiare e massimizzare gli utili immediati anziché investire e preoccuparsi del domani.

Guido Scorza
Presidente Istituto per le politiche dell’innovazione
www.guidoscorza.it

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