Interviste/ Il copyright visto dagli hacker

Patrizio Tassone ha intervistato Giovanni Ziccardi, professore di informatica giuridica che spiega l'importanza per il futuro digitale dell'iniziativa IP Justice, tesa a riformare le attuali tendenze in materia di copyright
Patrizio Tassone ha intervistato Giovanni Ziccardi, professore di informatica giuridica che spiega l'importanza per il futuro digitale dell'iniziativa IP Justice, tesa a riformare le attuali tendenze in materia di copyright


Roma – Il 25 febbraio scorso, durante la fiera tecnologica APRICOT 2003 di Taipei, Taiwan, è stata varata un?importante iniziativa denominata ?IP Justice?. La notizia ha ben presto fatto il giro del mondo, soprattutto perché alla base dell?iniziativa c?è l?avvocato Robin Gross, già esponente di punta della Electronic Frontier Foundation, legale che, in questi ultimi anni, ha combattuto in giudizio nelle più importanti cause correlate al diritto delle nuove tecnologie, compreso il caso di Jon Johansen, il ragazzino norvegese incriminato per avere creato il DeCSS e avere fatto tremare le roccaforti di Hollywood.

Per garantire una diffusione mondiale dei principi di libertà alla base del progetto IP Justice, Robin Gross ha chiamato a raccolta studiosi di tutto il mondo.

La redazione di Hackers&C. , nuovo mensile dedicato all?hacking, ha intervistato per conto di Punto Informatico uno di questi studiosi, l’avvocato Giovanni Ziccardi, professore di Informatica Giuridica presso l?Università degli studi di Milano, al fine di chiarire le motivazioni che stanno dietro questa nuova ed interessantissima proposta proveniente da quella comunità di hacker che hanno a cuore la libertà di ricerca scientifica e di espressione.

Hackers&C : Quali sono gli scopi dell?iniziativa e perché sta assumendo importanza a livello internazionale?
Giovanni Ziccardi : L?idea di Robin Gross è veramente interessante. Partendo da alcuni principi di base, direi quasi di buon senso, ha redatto una sorta di breve ?Costituzione? della tutela della proprietà intellettuale nell?era digitale, stabilendo alcuni principi che, per una volta, non sono condizionati da interessi economici o politici ma, semplicemente, da un?idea di giustizia. E? molto interessante, a mio avviso, il punto di vista dal quale Robin è partita, ovvero la tutela, in primis, di due soggetti, gli autori dell?opera e i consumatori-fruitori della stessa. Un?analisi della disciplina della proprietà intellettuale a livello mondiale ha rilevato, secondo i promotori di IP Justice, minacce concrete alla libertà di manifestazione del pensiero e alle libertà dei consumatori che acquistano legittimamente le opere. Di qui la necessità di invocare una riforma legislativa globale, improntata non più alla tutela degli interessi, dei privilegi e dei monopoli di pochi ma alla tutela della creatività degli autori, del patrimonio culturale dell?umanità, dei diritti dei consumatori.

H&C : Quali sono i principi di “giustizia” nella proprietà intellettuale?
G.Z. : L?impressione è che, oggi, la disciplina normativa della proprietà intellettuale abbia creato tantissime “zone di pericolo”, reali e tangibili, per cui alcune violazioni, anche banali, delle regole normative alla base della tutela della proprietà intellettuale assumono una rilevanza esagerata negli ordinamenti giuridici.

Abbiamo sanzioni penali fuori misura anche per fattispecie che sono pure violazioni civili o contrattuali, minacce di azioni criminali e, come in Norvegia o negli Stati Uniti ? si vedano i casi Johansen e Sklyarov , vere e proprie azioni criminali intentate contro giovani programmatori, sanzioni civili, amministrative e penali che si sovrappongono per un?unica violazione, leggi che puniscono con sanzioni esagerate l?aggiramento o la violazione di misure tecnologiche di protezione o la copia per uso privato di opere digitali.

In questo quadro preoccupante, IP Justice vuole riportare la tutela della proprietà intellettuale ai fini che le sono propri, ovvero la tutela dell?autore, dei consumatori e del patrimonio culturale dell?umanità. I cinque principi che potrebbero portare un po? di equilibrio sono tanto chiari quanto semplici. Il primo è che il legittimo acquirente di un?opera si riservi ogni diritto di controllare la propria esperienza individuale con riferimento alla proprietà intellettuale. Il secondo principio è che gli autori debbano essere retribuiti. Il terzo è il legittimo diritto di fare copie per uso personale di prodotti legittimamente acquistati. Il quarto è che le tecnologie e le informazioni che permettono l?esercizio dei diritti con riferimento alla proprietà intellettuale devono essere legittimi. Il quinto è che il concetto di copyright, ovvero diritto di copia, deve andare di pari passo con un principio di responsabilità.


H&C : E in concreto, questi principi come si applicherebbero?
G.Z. : Le possibilità sono innumerevoli. La possibilità di utilizzare un?opera, ad esempio, legittimamente acquistata, senza vincoli di ?tempo?, di ?spazio? o di ?strumento tecnologico?. Di ?tempo?, quindi possiamo fruire dell?opera – ad esempio del film scaricato da Internet – in ogni ora, senza un vincolo temporale alla fonte. Di ?spazio?, ovvero la possiamo vedere su ogni nostro computer. Di ?tecnologia?, ovvero la possiamo vedere su ogni dispositivo di cui siamo in possesso o, meglio, che preferiamo o che riteniamo più idoneo.

Fondamentale è il principio per cui l?autore deve sempre, e soprattutto, esser retribuito per l?opera che crea. IP Justice si propone di studiare nuovi metodi di business, correlati alle nuove tecnologie, che permettano una reale remunerazione dell?autore saltando gli intermediari che, in molti casi, si spartiscono la fetta più grande della torta e lasciano agli autori le briciole?.

H&C : Quale sarà il futuro della proprietà intellettuale?
G.Z. : In tante aule di giustizia, proprio in questi mesi, si sta decidendo, per molti versi, il futuro della proprietà intellettuale. Il caso DeCSS in Norvegia, che proseguirà in appello dopo un’assoluzione in primo grado del giovane Jon Johansen; il caso simile 2600/Goldstein negli Stati Uniti, il caso Sklyarov .

Accanto ad una battaglia nei tribunali, è in corso un?opera di normazione che preoccupa molti. Le riforme recenti alla normativa sul diritto d?autore, in tutta Europa, sono volte a limitare sempre di più, a colpi di sanzioni anche penali, le possibilità di utilizzo dell?opera.

Il fantasma del ricorso alla brevettabilità del software per garantire una ulteriore e più forte tutela si sta materializzando. Contestualmente, si assiste alla diffusione sempre maggiore di una “censura tecnologica”, ovvero dell?utilizzo della tecnologia stessa per limitare la fruibilità dell?opera da parte dell?utente, e la conseguente introduzione di sanzioni penali per chi aggirerà tali misure.

Il quadro, visto da un punto di vista di giustizia, è fosco. Io, però, sono ottimista. La tecnologia ha già dimostrato, in tante occasioni, di avere una sorta di qualità intrinseca che la porta ad auto preservarsi anche nelle condizioni più critiche. E, soprattutto, oggi, le lobby che cercano di promuovere una tutela della proprietà intellettuale sempre più restrittiva si trovano davanti movimenti, già diffusi su scala mondiale, che promuovono, con successo, la libertà del codice, la diffusione incondizionata delle idee, l?espansione ? e non la riduzione ? del materiale in pubblico dominio, al fine di garantire una salvaguardia del nostro patrimonio culturale. Aderire ai principi di IP Justice e sostenere questa causa è, oggi, un modo concreto per ristabilire un equilibrio che non può che essere benefico per tutti, autori e consumatori.

Intervista a cura di Patrizio Tassone
Direttore editoriale di Hackers&C., Linux&C., Linux Pratico

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10 03 2003
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