Iran, schiaffo ai giganti delle email

Il ministero delle Telecomunicazioni ordina il blocco di tutti quei servizi di posta elettronica forniti da provider esteri. Banche, assicurazioni e operatori telefonici dovranno aprire account .ir
Il ministero delle Telecomunicazioni ordina il blocco di tutti quei servizi di posta elettronica forniti da provider esteri. Banche, assicurazioni e operatori telefonici dovranno aprire account .ir

L’ordine è partito dai vertici del ministero delle Telecomunicazioni nell’attuale governo di Tehran: istituzioni bancarie, società assicurative e operatori di telefonia dovranno abbandonare immediatamente tutti quei servizi di posta elettronica forniti da aziende operative all’estero . Ovvero provider del calibro di Yahoo!, Google e Microsoft.

Dalla piattaforma Gmail alla coppia made in Redmond Hotmail-MSN, le principali società iraniane sono state così obbligate a dismettere i servizi esteri per comunicare con i propri clienti. Il ministero locale ha infatti chiesto l’adozione di piattaforme iraniane , ovvero di tutti quei domini web con il suffisso .ir .

Operatori e banche dovranno allora attrezzarsi con la posta elettronica di fornitori nazionali, aprendo nuovi account sui portali iran.ir , post.ir e chmail.ir . Tutte le agenzie governative dovranno poi sfruttare indirizzi che finiscono con gov.ir , mentre le università vireranno sugli account ac.ir .

Non è certo la prima volta che le autorità iraniane dimostrano di non gradire la presenza delle email straniere nell’ecosistema digitale locale. La decisione del ministero delle Telecomunicazioni aderisce al piano per una rete alternativa in Iran, con il 60 per cento delle abitazioni e degli uffici del paese connesso ad una rete “pulita” .

Nello scorso dicembre, lo stesso governo di Tehran aveva completato la migrazione del 90 per cento dei siti governativi verso server nazionali . L’ennesimo strappo che spingeva l’Iran nella classifica dei nemici di Internet. Il ministro Reza Taghipour ha ora accusato Google e Yahoo! di costituire una minaccia alla sicurezza nazionale.

Mauro Vecchio

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14 05 2012
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