Isohunt, blocco tricolore

Il dominio del motore di ricerca BitTorrent è finito negli elenchi dell'osservatorio censura. Su denuncia di FIMI, la richiesta di blocco a livello ISP sarebbe stata ottenuta tramite ordinanza del Tribunale di Milano

Roma – Nella categoria motore di ricerca per torrent, il dominio isohunt.com figura ora negli elenchi dell’Osservatorio Censura, bloccato su specifico provvedimento dell’autorità giudiziaria, da una ordinanza emanata dal GIP presso il Tribunale di Milano. Nessun comunicato ufficiale è stato finora diramato, con un cinguettio dell’esperto di cose della Rete Marco d’Itri, che ha reso nota una richiesta di sequestro e blocco degli accessi dall’Italia da parte della Federazione Industria Musicale Italiana (FIMI) .



Come si può leggere negli elenchi del suo Osservatorio Censura, il motore di ricerca canadese Isohunt è stato bloccato in Italia, anche nelle sue manifestazioni future, con altri due siti, quel dendi86download già sequestrato nel corso dell’Operazione Camaleonte e lascena.net . In un micropost di risposta a quello di d’Itri, gli stessi responsabili di Isohunt hanno chiesto conferma agli utenti tricolore del blocco totale degli accessi al sito. Attualmente il dominio risulta irraggiungibile dalla postazione in redazione.

Poco tempo dopo, dalla pagina Facebook di Isohunt è stato pubblicato un post dove si parla di censura a livello ISP e della probabile ordinanza di “qualche tribunale”. A parte i classici servizi proxy, la piattaforma canadese ha consigliato l’adozione di strumenti quali BTGuard per l’aggiramento dei blocchi imposti dal Tribunale di Milano su segnalazione di FIMI.

Guidato dal CEO Gary Fung, il motore di ricerca BitTorrent rischia ora negli Stati Uniti una maxi-sanzione da 3 a 750 milioni di dollari per le sue attività di indicizzazione di opere in violazione del copyright . Nel mirino della Motion Picture Association of America (MPAA), Isohunt era stato giudicato responsabile da una corte d’appello californiana, al di fuori delle acque sicure del porto ( safe harbor ) garantito agli intermediari del web. Il giudice statunitense deve ancora decidere l’esatta entità dei cosiddetti statutory damages per ciascuno dei file indicizzati dalla piattaforma canadese e successivamente segnalati dai legittimi detentori dei diritti.

Mauro Vecchio

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