Copyright, le responsabilità di IsoHunt

Il motore di ricerca canadese perde l'appello contro l'industria cinematografica statunitense. Avrebbe incoraggiato gli utenti a violare il diritto d'autore. L'obbligo di filtraggio dei contenuti pirata resta

Roma – Più volte inserito nella lista nera dei nemici del copyright , il motore di ricerca BitTorrent IsoHunt è stato nuovamente considerato responsabile dell’indicizzazione di contenuti audiovisivi in violazione del diritto d’autore. Nella visione di una corte d’appello californiana, il risoluto CEO Gary Fung è sempre stato a conoscenza della estesa proliferazione di materiale illecito sul suo search engine del torrentismo.

In un corposo documento di quasi 60 pagine, il parere del giudice Marsha Berzon ha inchiodato Fung alle porte del safe harbor , il cosiddetto porto sicuro garantito agli intermediari del web dal Digital Millennium Copyright Act (DMCA) del 1998. IsoHunt non potrebbe così godere dell’immunità in qualità di piattaforma digitale neutrale o del tutto inconsapevole delle attività di violazione della proprietà intellettuale nei suoi link.

Secondo la corte californiana, il CEO di IsoHunt avrebbe lucrato sulla condivisione di link a materiale pirata, addirittura incoraggiando gli utenti a caricare più contenuti non autorizzati. Il giudice Berzon ha infatti riconosciuto la validità di uno studio che quantifica nel 90-96 per cento i file illeciti sul totale di quelli indicizzati sulla piattaforma canadese. E Gary Fung sarebbe stato sempre a conoscenza di questa massiccia porzione pirata.

Nel maggio 2010, IsoHunt veniva obbligato da un giudice statunitense a rimuovere i contenuti in violazione del copyright dal suo motore di ricerca. Un’operazione di filtraggio coatto, contestata da Fung con un immediato ricorso in appello. Ora, il giudice Marsha Berzon ha confermato che il sito canadese debba applicare specifici meccanismi di filtraggio dei contenuti indicati dalle potenti major di Hollywood .

“In qualità di motore di ricerca basato sui link, non siamo come YouTube o i vari filelocker – ha ricordato Fung alla rivista specializzata TorrentFreak , fermo sulle proprie posizioni – Non abbiamo né il diritto né la facoltà di controllo preventivo dei contenuti, una sorta di censura sulle parole chiave nella ricerca online. Non possiamo inoltre filtrare come vorrebbe la MPAA o la corte californiana, dal momento che non tocchiamo o gestiamo i contenuti indicizzati”.

In sostanza , la gestione di IsoHunt sarebbe del tutto simile a quella di un comune motore di ricerca come Google, dunque protetto tra le placide acque del safe harbor previsto dalla legge a stelle e strisce. Posizione condivisa dall’avvocato di Fung Ira Rothken – lo stesso che tutela in aula il boss del file hosting Kim Dotcom – che ha descritto la sentenza in appello come una minaccia per l’intero business su Internet .

Decisamente diverso il parere dei vertici della Motion Picture Association of America (MPAA), che avevano denunciato IsoHunt nel lontano 2006. La legge statunitense sul diritto d’autore punisce tutte quelle piattaforme che incoraggiano attivamente i loro utenti nel caricamento o condivisione dei contenuti in violazione del copyright. Il business di Gary Fung non potrebbe affatto godere delle protezioni garantite agli intermediari dal DMCA.

Mauro Vecchio

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  • ... scrive:
    HP = ai politici italiani
    PROBLEMAl'azienda (il paese) e' nella XXXXX?le azioni (il PIL) cala?le vendite (le esportazioni) crollano?siamo palesemente incapaci di governare la situazione? (qui e' uguale)SOLUZIONEChi se ne fotte, tanto quando crollera' tutto noi ce ne saremo andati da tempo. Anzi, aumentiamoci lo stipendio con la motivazione "indennizzo per stress da situazione tragica".
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