Italia, consultazione sull'albo degli installatori

Le misure che arricchirebbero di burocrazia la procedura per collegare un device alla rete pubblica sono quelle più contestate
Le misure che arricchirebbero di burocrazia la procedura per collegare un device alla rete pubblica sono quelle più contestate

Il Dipartimento per le Comunicazioni del Ministero dello Sviluppo Economico ha avviato una procedura di consultazione pubblica sulla bozza del Decreto ministeriale con il regolamento di attuazione dell’articolo 2, comma 2, del Decreto legislativo 26 ottobre 2010, n. 198, recante l’attuazione della Direttiva 2008/63/CE relativa alla concorrenza sui mercati delle apparecchiature terminali di telecomunicazioni.
Obiettivo della consultazione è quello di “acquisire gli orientamenti, le osservazioni e i commenti dei soggetti interessati in relazione all’approccio metodologico in base al quale è stato modellato lo schema di regolamento” e i pareri dovranno pervenire non oltre il 15 aprile.

In generale i primi commenti alla bozza, in particolare dell’Associazione piccole aziende e consulenti per l’informatica (APICI), la definiscono “totalmente inadeguata” e non in grado di rappresentare la realtà del settore, o almeno non in modo tale da permettere una reale liberalizzazione del mercato.

Essa contiene, tra l’altro, le misure che rischiano di richiedere un ulteriore balzello e onere burocratico sulla libertà di collegamento a Internet di un dispositivo, dal momento che impongono la costituzione di un albo apposito con la definizione dei requisiti di qualificazione tecnico-professionali che devono possedere le imprese per essere inserite nell’elenco delle imprese abilitate all’esercizio delle attività di installazione di device da collegare alla rete di comunicazione pubblica.

Provvedere all’installazione senza avere le necessarie autorizzazione rischia di costare una multa fino a 150mila euro. E rappresenta uno dei punti più criticati del provvedimento, definita da Assoprovider, associazione che raccoglie i piccoli ISP, “un decreto contro la libertà” e contro lo spirito della direttiva europea di cui dovrebbe essere attuazione. In essa, dice il Presidente Dino Bortolotto “si parla di interfacce di rete pubblica, che non devono essere confuse con le apparecchiature dei singoli utenti. Arriviamo invece all’assurdo che un ISP può progettare reti pubbliche, ma non può installare apparati”.

Favorevole al decreto, invece, l’ Associazione Operatori Telefonia e Telematica Assotel, che lo definisce “un provvedimento che tutela gli utilizzatori” e minimizza la portata delle sanzioni che non sarebbero tanto differenti da quelle da anni in vigore.

Claudio Tamburrino

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