Italia, nuovi rischi per le libertà digitali

di Gianluca Navarrini - Due nuove leggi avanzano in Parlamento, ancora una volta ambigue, e possono circondare i siti web italiani di nuove norme, burocrazia e responsabilità per i gestori. Ecco di cosa si tratta


Roma – Il 26 ottobre 2004 la Camera ha licenziato il testo del disegno di legge in materia di diffamazione a mezzo stampa, che ora è passato al vaglio del Senato della Repubblica (d.d.l. n. 3176). All’interno del d.d.l. è contenuta una proposta di riforma dell’art. 1 della l. n. 47/1948, che, se approvata dal Senato, introdurrà (o meglio: reintrodurrà) alcuni obblighi per i “siti internet aventi natura editoriale”, tra cui quello della registrazione dei siti di informazione periodica (attenzione: non dei periodici telematici).

Inoltre, il Governo ha presentato alla Camera, nello scorso mese di luglio, il d.d.l. n. 4163, il cui articolo 1 è espressamente dedicato ai “siti aventi natura editoriale” quelli che contengono, in via prevalente, prodotti editoriali come definiti dall’articolo 1 della legge 7 marzo 2001, n. 62″.
Ancora una volta l’approssimazione linguistica e l’imperizia tecnica del legislatore rischiano di produrre norme grottesche, a tratti incostituzionali, vagamente repressive, ma – per nostra fortuna – sostanzialmente inapplicabili.
Vediamo perché.

L’ambigua nozione di “sito internet avente natura editoriale”
Preliminare rispetto ad ogni altra questione è la risposta da fornire a chi chieda cosa debba intendersi con l’espressione “siti internet aventi natura editoriale” .
La risposta è contenuta nell’art. 1 della l. n. 62/2001. Ha natura editoriale qualunque sito i cui contenuti siano destinati alla pubblicazione o, comunque, alla diffusione di informazioni presso il pubblico. Praticamente, ha natura editoriale quasi ogni sito in cui ci si imbatte navigando in rete: basta che abbia la funzione di diffondere informazioni presso il pubblico.
Perciò nella nozione rientrano a pieno titolo i siti che divulgano qualsiasi genere di informazioni o di lavoro letterario (anche di infima qualità): dalle ricette della nonna alle inchieste di controinformazione, dalle barzellette, alle poesie. E tra i siti caratterizzati dalla periodica diffusione al pubblico di informazioni, oltre ai veri e propri giornali on line , ritengo possano essere collocati – se non tutti – molti blog .

Vediamo cosa cambierà, in caso di approvazione da parte delle Camere dei due d.d.l.
Va detto subito che, già oggi, in virtù dell’art. 1, comma 3, l. n. 62/2001, tutti i prodotti editoriali, anche quelli diffusi per via telematica, dovrebbero riportare le informazioni che si trovano solitamente contenute nel colophon dei libri: luogo ed anno della pubblicazione e, soprattutto, nome e domicilio dell’editore o dello stampatore. E benché la norma sia sostanzialmente disapplicata, la sua inosservanza, a rigore, andrebbe punita con la reclusione fino a due anni o con la multa fino a 250 euro (art. 16, l. n. 47/1948). Il problema è che una pubblicazione per essere diffusa nel cyberspazio non ha bisogno di editori o di stampatori: cosa dovrà, dunque, essere indicato per non commettere reato?
Il “popolo della rete” sarebbe grato al legislatore, se un punto così oscuro della legge fosse finalmente chiarito.

I siti di informazione periodica
I siti che abbiano contenuti assimilabili a quelli delle testate giornalistiche ed ai “periodici di qualsiasi altro genere” dovranno indicare il luogo e la data della pubblicazione, il nome ed il domicilio dello stampatore, il nome del proprietario e del direttore o vice direttore responsabile.

Ma c’è di più, giacché l’applicazione dell’intera legge sulla stampa ai siti “aventi natura editoriale”, impone il rispetto dell’art. 5, l. n. 47/1948, il quale dispone che “nessun giornale o periodico può essere pubblicato se non sia stato registrato presso la cancelleria del tribunale, nella cui circoscrizione la pubblicazione deve effettuarsi”.

Così, in sordina, il legislatore ripropone l’annosa questione sulla obbligatorietà della registrazione dei giornali e dei periodici on-line . E, a modestissimo avviso di chi scrive, l’approvazione in via definitiva dell’attuale testo del d.d.l. n. 3176 determinerebbe l’abrogazione implicita (per incompatibilità) dell’ultimo comma dell’art. 7 del D. L.vo n. 70/2003, il quale – ancor oggi – chiarisce che “la registrazione della testata editoriale telematica è obbligatoria esclusivamente per le attività per le quali i prestatori dei servizi intendano avvalersi delle provvidenze previste dalla legge 7 marzo 2001, n. 62”. Ed in molti, sicuramente, ricorderanno che la disposizione da ultimo citata rappresentò una clamorosa (ed abborracciata) retromarcia del legislatore che proprio con la l. n. 62/2001 aveva introdotto (all’art. 1, comma 3) l’obbligo generalizzato di registrazione per i periodici telematici.

Il tentativo che si può leggere tra le righe del d.d.l. n. 3176 è, dunque, quello di riformare (limitatamente ai siti) la controriforma. Con esiti non certo trascurabili, visto che l’art. 16, l. n. 47/1948 punisce con la reclusione fino a due anni o con la multa fino a 250 euro chi pubblica un prodotto editoriale periodico senza che sia stata eseguita la prescritta registrazione.

Il problema, ancora una volta, è costituito dall’imperdonabile imprecisione del legislatore, che nel d.d.l. n. 3176 non parla di pubblicazioni periodiche per via telematica, ma di “siti internet”. E non è chi non veda che un conto è un sito internet ed un altro conto è una newsletter !


La registrazione presso il tribunale e la registrazione nel ROC
Per comprendere al meglio le problematiche legate alle registrazioni, occorre esaminare anche il d.d.l. n. 4163 e, ancor prima, fornire una breve panoramica del quadro normativo attuale.

L’ordinamento italiano conosce due tipi di registrazione: quella presso il tribunale in cui è la sede del giornale o del periodico (ex art. 5, l. n. 47/1948) e quella presso il Registro degli operatori di comunicazione (ROC) (ex art. 1, comma 6, lett. a, n. 5, della l. n. 249/1997). La prima registrazione è di tipo “oggettivo”, riguarda cioè le testate; la seconda è di tipo soggettivo, visto che riguarda gli editori.

Da ultimo l’art. 16, l. n. 62/2001, ha disposto che i soggetti tenuti all’iscrizione nel ROC sono esonerati dalla registrazione delle testate da loro pubblicate presso il tribunale: basta essere registrati in almeno uno dei due registri e si è a posto.

Ciò detto, passiamo ad esaminare quali problemi vengono introdotti dai due disegni di legge in esame.
Mentre la riforma dell’art. 1, l. n. 47/1948, impone la registrazione presso il tribunale dei siti assimilabili alla stampa periodica, il d.d.l. n. 4163 sembra richieda l’iscrizione dei “siti aventi natura editoriale” nonché delle “testate giornalistiche in formato elettronico e digitale” nel ROC, facendo salva l’applicazione dell’art. 16, l. n. 62/2001. Se così fosse, tutti i siti e le testate, registrandosi nel ROC, non sarebbero più tenuti alla registrazione presso il tribunale.

Ma quel che non è affatto chiaro è se l’iscrizione in questione sia obbligatoria oppure no, visto che il testo del d.d.l. n. 4163 non si esprime in termini di obbligo, limitandosi a dire che i siti e le testate “sono soggetti” all’iscrizione nel ROC “ai fini dell’applicazione delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa”. Sembra, dunque, che la registrazione nel ROC non sia un obbligo, ma costituisca solo il mezzo per ottenere l’applicazione delle disposizioni di maggior favore introdotte dall’altro d.d.l. (il n. 3176).

Quest’ultima lettura, a modesto parere di chi scrive, appare la più rispondente alla funzione del ROC, che non è quella di registro di siti, ma quella di registro degli operatori (leggi: imprenditori) delle comunicazioni. Perciò la norma – laddove parla di siti soggetti all’iscrizione nel ROC – è sicuramente mal formulata, giacché avrebbe dovuto esprimersi in termini di soggetti esercenti l’attività editoriale per mezzo di internet. Il rilievo appare ben fondato se si considera che, per i periodici telematici, l’iscrizione è prevista per gli editori e non per le testate (art. 1, comma 2, d.d.l. n. 4163). E, a meno di non riformare il sistema del ROC, non risulta attualmente possibile l’iscrizione di soggetti che non esercitino attività d’impresa (e siano, dunque, iscritti nel registro delle imprese).

Tutti coloro che, senza essere editori professionisti, siano titolari di un “sito” di informazione periodica dovranno limitarsi a rispettare la l. n. 47/1948, e saranno tenuti alla registrazione del sito stesso presso il tribunale. Coloro che – sempre senza essere imprenditori – gestiscano una testata giornalistica o altro strumento di informazione periodica in via telematica, in assenza di un “sito internet avente natura editoriale”, non sembra saranno tenuti nemmeno alla registrazione presso il tribunale.

Le responsabilità connesse ai reati a mezzo della stampa nel d.d.l. n. 3176
Va sottolineato che il reato più frequentemente commesso con il mezzo della stampa è quello di diffamazione, la cui consumazione obbliga il responsabile al risarcimento del danno morale (ex artt. 2059 cod. civ. e 185 cod. pen.). E ciò implica il costante rischio, per chi scrive, di essere condannato a rifondere danni per somme da capogiro.
Per evitare queste situazioni, il d.d.l. n. 3176 mira ad introdurre regole nuove, volte a limitare il tetto massimo del risarcimento del danno morale a 30’000 euro ed a ridurre il termine di prescrizione per l’azione civile risarcitoria da cinque anni ad un anno.

Queste nuove regole, però, si applicheranno solo alla stampa tradizionale, nonché ai “siti internet aventi natura editoriale” ed agli “editori di testate giornalistiche in formato elettronico e digitale” che, come si è anticipato, siano iscritti nel ROC (cfr. art. 1 del d.d.l. n. 4163). Non si applicheranno, invece, a tutti coloro che non siano iscritti nel ROC e che, nondimeno, gestiscano un “sito internet avente natura editoriale”, ovvero una testata telematica di informazione periodica.

Questi ultimi – che solitamente sono economicamente più deboli e strutturalmente meno organizzati rispetto agli editori professionisti – non si potranno giovare né del “tetto” dei 30.000 euro, né del termine di prescrizione breve. Potranno così essere trascinati in giudizio fino a cinque anni dopo il fatto per cui si procede e potranno essere condannati a pagare risarcimenti anche molto superiori a 30.000 euro.

Sotto questo profilo, chi scrive ritiene non infondato il sospetto che il d.d.l. n. 4163 possa violare il principio costituzionale di eguaglianza, giacché la norma andrebbe ad incidere in modo sensibilmente (ed irragionevolmente) diverso su situazioni di fatto sostanzialmente identiche. Ad esempio, chi esprime le proprie opinioni postandole in un blog registrato presso il tribunale rischierà molto di più di chi esprime la stessa opinione attraverso un blog giornalistico iscritto nel ROC.
Il che è semplicemente aberrante.

Conclusioni
Personalmente non sono affatto contrario all’introduzione di una disciplina dei prodotti editoriali e dei periodici di informazione on line . Non contesto, perciò, l’introduzione di forme di registrazione e di sanzioni per i trasgressori. A patto però che la disciplina sia formulata unitariamente (non in due, tre o più testi normativi diversi e non coordinati fra loro). Ed a patto che le regole siano chiare, ragionevoli e soprattutto che distinguano nettamente tra attività editoriali imprenditoriali – tendenzialmente lucrative – ed attività amatoriali. Queste ultime sono mosse esclusivamente dalla passione e non hanno scopo di lucro, limitandosi a porre liberamente in condivisione materiali, opinioni ed informazioni, così garantendo la libera e gratuita circolazione delle idee.

Appare perciò un grave fuor d’opera assoggettare obbligatoriamente ad una formalità particolare e costosa, quale la registrazione presso il tribunale, l’iniziativa personale e gratuita di chi realizza – magari solo come passatempo – un sito personale di informazione. Si pensi ai molti blog o ai siti amatoriali di informazione periodica dedicati alla musica o ai motori. Questi ultimi, poi, talvolta sono molto più ricchi di informazioni dei siti cosiddetti ufficiali, nonostante siano portati avanti da uno o più gestori per pura passione.
Perché costringerli a chiudere?

Gianluca Navarrini
Avvocato in Roma
www.navarrini.it

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  • Anonimo scrive:
    Re: Ormai sono rimasti solo i poveri
    Ah Grassman,io vivo all'estero (EU) da qualche anno e contemporanemante sto prendendo la 2 laurea italiana.... ( mi serve per concorsi)..Sinceramente se avessi fatto il cameriere invece dello studente universitario, probabilmente avrei imaprato qualcosa di più utile.La 2 laurea,in comunicazione internazionale, i prof non sanno manco che è. Di internazionale hanno solo l'arroganza di s crivere libri sull'Europa senza aver lascitao mai la piccola città da cui vengono.W le università straniere ( io ho studiato anche a LA) , perchè in IT ne le università private ne quelle pubbliche danno statistiche sui propri ex studenti: lavoro, stipendi, grado...Forse perchè tutti capirebbero che l'università italiana non serve a niente??????????????????saluti- Scritto da: grassman

    Io ho passato due anni

    alla Sapienza e ho vissuto sulla mia
    pelle

    di quale orrore si tratta.

    Non conosco come vanno le cose alla
    Sapienza, però generalizzare è
    sempre un errore.



    La disorganizzazione e la mancanza

    di fondi sono tali che gli assistenti
    ai

    laboratori di informatica non sanno

    neanche accendere i computer,

    e i professori scrivono le dispense

    ancora a penna perche' il computer

    non gli funziona o non lo hanno mai
    avuto

    per mancanza di soldi.

    I tagli sono pesanti, sopratutto per
    l'acquisto di alcuni tipi di prodotti. Ma
    stai tranquillo, tutti i professori e
    ricercatori hanno il loro fiammante
    computer. Spesso anche 3/4 a testa.


    Ormai le persone con un reddito decente

    mandano i propri figli a studiare
    nelle

    universita' estere, specie ora con
    l'europa

    unita.
    E sbagliano. Basta cercare bene in Italia.
    Ci sono diverse eccellenze. Ovviamente
    statali.


    Chi manda il proprio figlio in una

    universita'

    pubblica italiana lo manda al macello.
    Addirittura...



    Io ho studiato per un anno a Dublino, e

    oltre ad una serie di infrastrutture da

    favola

    la cosa che mi ha lasciato di stucco
    e' che

    i

    professori si preoccupano
    effettivamente di

    seguire gli studenti UNO per UNO.

    Mi fa pensare agli insegnanti di sostegno
    per gli scolari in ritardo...


    Le lezioni

    non sono una cantilena, ma uno
    spettacolo

    interessante e accattivanete.

    Con tanto di showgirls...

    [cuttone]

    Conosco molti dottorandi che dopo aver
    studiato nelle pubbliche università
    italiane vanno all'estero accolti a braccia
    aperte.

    Ognuno può avere la sua opinione, ma
    demolire a picconate tutto il mondo
    universitario è esagerato.

    L'offerta è talemente ampia che uno
    studente attento e informato può
    scegliere quella facoltà e
    quell'università che possa
    soddisfarlo al 100%.
    Ammesso che abbia voglia di studiare,
    altrimenti sono solo parole parole parole...
  • Anonimo scrive:
    Re: Ormai sono rimasti solo i poveri
    1500 EURO sono niente!!!Un master (MBA) in un'università decente parte dai 15 000 dollari/euro (1 o 2 anni) + costi di vitto e alloggio.Solo che quei 15000 sono soldi investiti che poi ti riguadagnerai... mentre la laurea italiana pure se i soldi sono di meno, non te li riguadagnerai mai: prova a vedere quanto rpende un idraulico (no ho niente contro gli idraulici) ed un laureato ingegneria idraulica,...poi mi dirai- Scritto da: Anonimo
    ...non ho capito se scherzi o se dici sul
    serio... ma secondo te in Italia
    l'università è gratis?? 1500?
    di retta sono gratis??
  • starless scrive:
    Re: Comprendere i problemi
    - Scritto da: VDM
    Questa cosa fondamentale è vera solo
    se non sai dove ti stai collegando.
    Altrimenti lo scopo principale diventa
    "solo" quello di fornire la chiave pubblica
    per comunicare in modo sicuro.[NB: la "cosa fondamentale" di cui si parla è il fatto che il certificato ha lo scopo principale di certificare che il server al quale ti stai connettendo sia realmente quello che tu credi essere.]Non capisco il senso della tua risposta. Non puoi sapere con certezza "dove ti stai collegando" finché non ricevi, dal sito al quale ti stai collegando, un certificato che indica un nome corrispondente all'indirizzo che vedi indicato nel browser. E questo vale per qualsiasi sito, da www.macellaiosottocasa.it a www.amazon.com.Fra parentesi, ti faccio notare che cliccando sul pulsantone Accedi su www.infostud.uniroma1.it si viene dirottati verso un indirizzo numerico: https://151.100.101.201:4445/Sest/Log/ . Come può l'utente medio "sapere dove si sta collegando"?Marco D. V.
  • VDM scrive:
    Re: Comprendere i problemi
    Questa cosa fondamentale è vera solo se non sai dove ti stai collegando. Altrimenti lo scopo principale diventa "solo" quello di fornire la chiave pubblica per comunicare in modo sicuro.E' vero che non dovrebbe essere utilizzato il certificato demo, quello sì (probabilmente è uguale ovunque? non so), però i certificati autoprodotti, per una azienda nota con un dominio evidente, non sono una brutta scelta. Se ti colleghi a www.blablablo.uu magari è meglio sapere a chi appartiene.
    Ti sfugge qualcosa di fondamentale.
    Il punto non è il fastidio di
    cliccare su OK.
    Il punto è che il certificato ha lo
    scopo principale di certificare che il
    server al quale ti stai connettendo sia
    realmente quello che tu credi essere (basta
    leggere con attenzione il testo dell'avviso
    del browser). Se questo certificato non
  • starless scrive:
    Re: Servizi informatici
    - Scritto da: Anonimo
    - Scritto da: starless

    Il fatto che gran parte degli utenti non

    tenga in debito conto la protezione dei

    propri dati non è una ragione valida

    per fare un lavoro approssimativo.
    La mia non e' una scusa, e' solo un
    tentativo per spostare l'attenzione sul
    resto dell'iceberg.Ma non stai facendo questo. Idiozia degli utenti e idiozia dei programmatori sono due iceberg diversi, e tu stai spostando l'attenzione da un iceberg all'altro, non da un punto all'altro dello stesso iceberg.Se poi vuoi parlare di "idiozia nel mondo informatico" come unico iceberg, va bene, ma non era questo l'argomento.

    Soprattutto quando per fare un lavoro

    decente bastano UNO sviluppatore web e UN

    grafico di medio livello.
    Certo, come no. Solo per mantenere il
    database Oracle funzionante servono 2
    persone.Perché, uno deve soffiare sulla CPU e l'altro reggere il cavo di rete? :p
    Poi, oltre allo sviluppatore web
    (il grafico in questo caso e' facoltativo,
    non c'e' nulla da vendere), ci vuole unGrave errore, purtroppo molto comune.Difficile fare un sito navigabile e intuitivo senza l'aiuto di qualcuno che si intenda un minimo di comunicazione visiva.
    sistemista, e un amministratore di rete. Per
    non parlare delle competenze a livello
    legislativo, dove le responsabilita' vengono
    ripallate tra almeno 5 persone. Ti ricordo
    che non si parla della home page di un
    utente.E io ti ricordo che parlavo dello sviluppo del sito vero e proprio, non degli aspetti che competono a chi gestisce le strutture sulle quali il sito sarà ospitato o a chi coordina il progetto e ne è responsabile per gli aspetti legali.
  • Anonimo scrive:
    Re: a Urbino si che funziona
    Commenta, commenta....Non credo il femminile sia un errore, però la voglia di essere politicamente corretti.
  • Anonimo scrive:
    Re: Servizi informatici

    Non è una buona scusa.
    Il fatto che gran parte degli utenti non
    tenga in debito conto la protezione dei
    propri dati non è una ragione valida
    per fare un lavoro approssimativo.La mia non e' una scusa, e' solo un tentativo per spostare l'attenzione sul resto dell'iceberg.
    Soprattutto quando per fare un lavoro
    decente bastano UNO sviluppatore web e UN
    grafico di medio livello.Certo, come no. Solo per mantenere il database Oracle funzionante servono 2 persone. Poi, oltre allo sviluppatore web (il grafico in questo caso e' facoltativo, non c'e' nulla da vendere), ci vuole un sistemista, e un amministratore di rete. Per non parlare delle competenze a livello legislativo, dove le responsabilita' vengono ripallate tra almeno 5 persone. Ti ricordo che non si parla della home page di un utente.
  • Anonimo scrive:
    Re: Internet = Internet Explorer
    - Scritto da: Anonimo

    - Scritto da: Anonimo


    www.mozillaitalia.org/leggi.php?idart=19&star

    www.google.com/press/zeitgeist/jun04_browsersbhe allora ci puoi dire cosa manca a firefox che invece IE ha..non dire che è colpa di mozilla se alcune pagine si vedono male e con IE no, prova a validarle e vedere se sono w3c compilant
  • starless scrive:
    Re: Servizi informatici
    - Scritto da: Anonimo
    Comunque non avete capito che il problema
    principale non e' come viene fornito un
    servizio, ma come gli utenti ne
    usufruiscono. La password e' una cosa
    personalissima, ma non sapendo come usarla,
    gli utenti idioti (stima personale: 30% del
    totale) la comunicano all'amico smanettone.

    Quindi prima di inveire su un amministratore
    incapace o sull'inadeguatezza delle risorse
    universitarie, fate un esame di coscienza.Non è una buona scusa.Il fatto che gran parte degli utenti non tenga in debito conto la protezione dei propri dati non è una ragione valida per fare un lavoro approssimativo.Ognuno deve fare bene il proprio lavoro, punto e basta. Poi se gli utenti vogliono farsi del male da soli dando la password al proprio cracker di fiducia, peggio per loro. Ma non vedo perché debba essere l'autore (progettista, coordinatore, committente, chiunque sia il responsabile) di un sito a tagliar loro le gambe a priori. Soprattutto quando per fare un lavoro decente bastano UNO sviluppatore web e UN grafico di medio livello.Marco D. V.
  • Anonimo scrive:
    Re: tipico
    è vero, non avevo visto.Probabilmente in origine c'era una animazione flash che è stata tolta perché troppo pesante.
  • Anonimo scrive:
    Ecco la mia ipotesi
    L'ateneo ha sentito le lamentele degli studenti in coda nelle segreterie. Ha quindi deciso di correre ai ripari. Con la scusa dell'incentivazione (poche centinaia di euri) ha incastrato un povero tecnico, obbligandolo a creare in 10 giorni un sito cosi' delicato che solo di progettazione ne richiedeva almeno 30.A posteriori gli e' stato chiesto di aggiungere nuove funzioni (ovviamente gratuitamente). Solo che il sito, non essendo strutturato in modo adeguato, non si prestava facilmente a modifiche.La colpa quindi non e' assolutamente del tecnico che ha disegnato il sito (usando probabilmente mezzi propri).La soluzione? Chiudere immediatamente quel sito. Spendere qualche euro in piu' e crearne uno ex-novo. Attualmente La Sapienza rischia veramente qualche denuncia e spese legali di gran lunga superiori al costo del nuovo sito.
  • Anonimo scrive:
    Re: Internet = Internet Explorer
    - Scritto da: Anonimo
    Lo dice anche google:

    www.google.it/search?hl=it&q=internet&meta =
    Esperimento: togli "explorer" dalla ricerca (Bill Gates non ne sara' molto contento, dopo tutti i dollaroni che ha versato a google):http://www.google.it/search?hl=it&q=internet+-explorerCome vedi, Internet e' tutt'altro.
  • Anonimo scrive:
    Re: a Urbino si che funziona
    "benvenuta al corso di laurea online in Sociologia"Non ho parole ... preferisco evitare commenti :-)
  • Anonimo scrive:
    Re: La sapienza: Vergognosa gestione del

    ahaahha.... e secondo te FireFox sarebbe una
    nuova tecnologia?

    ahahahah... meno male che tu scrivi solo
    post e non siti webMolto piu' di IE ... fermo per stada. Causa: forature continue.Menzionami tu un broswer innovativo (e soprattutto free).
  • Anonimo scrive:
    Re: Servizi informatici


    Capisco che il numero di

    matricola possa essere di pubblico
    dominio,

    ma il codice fiscale sicuramente non

    dovrebbe esserlo.

    il codice fiscale lo ricavi da nome,
    cognome, sesso, data e luogo di nascita, e
    non sono informazioni così difficili
    da ottenere.Ho capito vuoi solo polemizzare.Ti mostro come si quota CORRETTAMENTE un paragrafo:"Capisco che il numero di matricola possa essere di pubblico dominio, ma il codice fiscale sicuramente non dovrebbe esserlo. Ribadisco: non e' certo il miglior sistema di autenticazione: esistono un'infinita' di programmini che calcolano il CF, conoscendo data e comune di nascita."Comunque non sono informazioni proprio semplici da ottenere, nemmeno il sesso al giorno d'oggi :-) Scherzi a parte sempre piu' spesso il comune di nascita differisce da quello di residenza (a causa della politica sanitaria italiana). E la data di nascita la conosci solo se sei in confidenza con il soggetto.Comunque non avete capito che il problema principale non e' come viene fornito un servizio, ma come gli utenti ne usufruiscono. La password e' una cosa personalissima, ma non sapendo come usarla, gli utenti idioti (stima personale: 30% del totale) la comunicano all'amico smanettone.Quindi prima di inveire su un amministratore incapace o sull'inadeguatezza delle risorse universitarie, fate un esame di coscienza.
  • starless scrive:
    Re: Comprendere i problemi
    - Scritto da: grassman

    Qual è il motivo principale di un
    certificato? la possibilità di
    cifrare il traffico.Non sono d'accordo. La cifratura fa parte dei motivi, ma per definizione un certificato serve a garantire l'identità del sito:http://www-306.ibm.com/ibm/terminology/cd.htmcertificate: In computer security, a digital document that binds a public key to the identity of the certificate owner, thereby enabling the certificate owner to be authenticated.http://www.thawte.com/ssl-encryption/digital-certificates.htmlIn securing your web site with a digital certificate, your main aim is to provide proof of your online identity and in so doing establish a relationship of trust with those with whom you wish to interact online. This is where authentication comes into play as the most important element of a digital certificate.
    Ma apprezzate chi vi mette "almeno" un
    certificato autoprodotto (o in demo) quando
    potrebbe infischiarsene completamente e
    lasciare la connessione in chiaro.Allora IMHO avrebbero fatto meglio a usare una connessione in chiaro rimuovendo dal sito i dati più delicati (indicatore del reddito), rimandandone l'inserimento a tempi migliori. E magari inserendo un avviso per informare gli utenti del fatto che la connessione non era cifrata.Marco D. V.
  • starless scrive:
    Re: tipico
    - Scritto da: Anonimo
    non mi risulta che sul sito ci siano
    aminazioni flash, hai visto bene?Non si tratta di animazioni (nel qual caso l'uso di Flash potrebbe essere stato parzialmente giustificato).È molto peggio: hanno realizzato in Flash la maschera di login.Prova ad accedere al sistema dal link indicato nell'articolo, poi quando si apre la finestra popup clicca su "Accedi al sistema", in basso. Comparirà la maschera di login. Click destro in un qualsiasi punto dello sfondo, e vedrai che è Flash. Scegli dal menu Qualità -
    Bassa, e vedrai che anche i campi per il login sono in Flash.Marco D. V.
  • Elwood_ scrive:
    ma andate all'estevo
    cavi pivsquani hanno vavgione questi miei esimi collegi univevsitavi, poi povevacci, che andate in queste univevsita' da stvaccioni... stvano, che i vostvi genitovi , non si possano pevmettere di mandavvi al MIT, cvibbio, dai ova come ova tutti si possono pevmetteve uno yatch e i vostvi cavi genitovi non vi pagano la novmalissima vetta di Stanfovd o di Yale... se non ve lo potete pevmetteve... beh che studiate a fave stvaccioni... lasciatelo a noi che siamo in... vedvete che papavino vi tvoveva' un bel posticino a nevo di 15 ove al dì a 700 euvo al mese...Fivmato Lovd Cavdigan de sta cipp:D
  • Anonimo scrive:
    Re: tipico
    Lo sfondo del popup e' un file Flash, certo qualche accortezza in piu nel design non sarebbe guastata, se si voglion far le cose veramente per bene.
  • Anonimo scrive:
    Re: a Urbino si che funziona
    A Urbino funziona perchè, prima che chiudessero le assunzioni da parte della PA, hanno avuto la lungimiranza di assumere tecnici freschi di età media 30 anni. Non tutte le facoltà funzionano, ma quelle le cui reti sono gestite da questi "nuovi arrivi" funzionano benissimo.:
    Nime
  • Anonimo scrive:
    Re: tipico
    non mi risulta che sul sito ci siano aminazioni flash, hai visto bene?
  • grassman scrive:
    Re: Comprendere i problemi
    - Scritto da: Anonimo

    1200 euro annui di iscrizione
    (moltiplica

    per le svariate decine di migliaia di

    iscritti...)?

    non basterebbe un solo certificato secondo
    te?Se vuoi fare una cosa seria devi implementare una struttura CA e distribuire chiavi simmetriche ad ogni utente.
  • grassman scrive:
    Re: Comprendere i problemi
    - Scritto da: starless
    - Scritto da: grassman

    Anche io uso certificati autoprodotti
    per le

    connessioni ssl.

    Non è una scelta, è una

    esigenza.

    Sapete quanto costano n-mila certificati

    rilasciati dalle poste?

    Non so su che tipo di siti tu utilizzi
    questi certificati, ma per il proprio sito
    ufficiale l'università della capitale
    DEVE sborsare quattrini, non c'è
    ragione che tenga. è un sito troppo
    importante, e la pretesa di giustificare una
    simile mancanza con il costo è fuori
    luogo.Se ti fai un giro scoprirai che la maggior parte dei siti della pubblica amministrazione usa certificati auto-generati.Qual è il motivo principale di un certificato? la possibilità di cifrare il traffico.Da me distribuiamo il nostro certificato su smart card, in modo da verificare "l'autenticità" del certificato lato server.Certo, non si può nascondere che la P.A. abbia spesso delle gravi pecche, causate spesso dai raccomandati che siedono nelle stanze dei bottoni.Ma apprezzate chi vi mette "almeno" un certificato autoprodotto (o in demo) quando potrebbe infischiarsene completamente e lasciare la connessione in chiaro.Certo, l'ottimo è lontano. E non risiede, ahimè, in Italia
  • Anonimo scrive:
    Re: Comprendere i problemi

    1200 euro annui di iscrizione (moltiplica
    per le svariate decine di migliaia di
    iscritti...)?non basterebbe un solo certificato secondo te?
  • Anonimo scrive:
    Re: Internet = Internet Explorer
    - Scritto da: Anonimo
    www.mozillaitalia.org/leggi.php?idart=19&starhttp://www.google.com/press/zeitgeist/jun04_browsers.gif
  • Anonimo scrive:
    Re: Internet = Internet Explorer
    http://www.mozillaitalia.org/leggi.php?idart=19&startp=0&idcat=
  • Anonimo scrive:
    Almeno voi il certificato scaduto lo ...
    avete.Andate quihttp://212.141.236.101/selfweb/selfweb.cfmAl Politecnico di Bari, non mi risulta nessun certificato, e quindi non c'e' nemmeno il certificato scaduto, che tristezza :|
  • Anonimo scrive:
    La Sapienza...
    ... lieto di esserne fuori! :sQuanto descritto nell'articolo non stupisce chi abbia già avuto la sventura di avere a che fare con la (dis)organizzazione dell'ateneo romano. Che peccato.
  • Anonimo scrive:
    Internet = Internet Explorer
    Lo dice anche google:http://www.google.it/search?hl=it&q=internet&meta=(win)
  • Anonimo scrive:
    Siete tutti bravi a fare gli sboroni...
    ... però quando siete alla prese con il sito del vostro cliente (che conosce solo IE), ve ne strafregate degli altri browseral massimo vi accontentate di renderlo appena sfogliabile a mozilla & C., poi se le tabelle vanno in orbita... fa niente
  • Anonimo scrive:
    Re: La sapienza: Vergognosa gestione del sit
    - Scritto da: Anonimo
    nuove tecnologie (Mozilla FireFox)ahaahha.... e secondo te FireFox sarebbe una nuova tecnologia?ahahahah... meno male che tu scrivi solo post e non siti web
  • Anonimo scrive:
    La sapienza: Vergognosa gestione del sit
    Effettivamente devo confermare quanto descritto. Purtroppo il sito e' scritto davvero male. Proprio l'universita' che dovrebbe privilegiare le novita' in materia di nuove tecnologie (Mozilla FireFox) invece e' ancora legata a doppio filo all'ormai vecchio mondo Microsoft.Purtroppo e' uno dei tanti problemi di questa universita' che fa acqua da per tutto in specie negli inesistenti servizi per gli studenti che pagono carissimi ottenendo poco o nulla in cambio. La maggioranza delle cose vanno fatte di persona dopo ORE di code agli sportelli. Se infatti il servizio e' presente sul sito e' talmente fatto male che diventa inutlizzabile, ovvero proprio la tua utenza (guarda caso) non e' (in quel momento) utilizzabile.Peccato! Speriamo che le cose cambino.L.
  • Anonimo scrive:
    Re: Servizi informatici
    - Scritto da: Anonimo
    Capisco che il numero di
    matricola possa essere di pubblico dominio,
    ma il codice fiscale sicuramente non
    dovrebbe esserlo. il codice fiscale lo ricavi da nome, cognome, sesso, data e luogo di nascita, e non sono informazioni così difficili da ottenere.
  • Anonimo scrive:
    a Urbino si che funziona
    Un intero corso di laurea in sociologia interamente online, ad Urbino.www.sociologiaonline.net.Questo si che funziona bene,faq, risposte da parte dei responsabili, chat dirette con il DIRETTORE del corso!!, attenzione allo studente.Sono totalmente soddisfatto
  • Anonimo scrive:
    Dilettanti allo sbaraglio....
    Quando si incomincierà ad assumere e pagare decentemente persone in grado di fare questo lavoro?
  • Ottav(i)o Nano scrive:
    Re: Comprendere i problemi
    - Scritto da: grassman
    Anche io uso certificati autoprodotti per le
    connessioni ssl.
    Non è una scelta, è una
    esigenza.
    Sapete quanto costano n-mila certificati
    rilasciati dalle poste?Quanto costano? Abbastanza da essere proibitivi per una istituzione che ti chiede 1200 euro annui di iscrizione (moltiplica per le svariate decine di migliaia di iscritti...)?
    Io ho messo su una C.A. privata abbastanza
    strong, con openssl e un computer, staccato
    da extranet, che fa da key reposity.Si, ma tu li autoproduci, mica usi quello di test dell'installazione di default di (per dire...) Oracle Application Server ...
    Su altre proteste contenute nel messaggio
    posso concordare, ma se uno preferisce una
    connessione in chiaro al piccolo fastidio di
    dire si a un certificato non riconosciuto...
    meglio tornare ai quintali di scartoffie!L'altro giorno sono entrato alla segreteria di Lettere: le TONNELLATE (e non quintali) di scartoffie esistono già, ed occupano già tutto lo spazio disponibile!
  • Anonimo scrive:
    Re: DA noi a FI non ci lamentiamo...
    ho cliccato sul logo del w3c validator che si trova nel primo sito che hai elencato e il validator mi ha sputato addosso! :PThis page is not Valid HTML 4.01 Transitional!
  • Anonimo scrive:
    [OT]Re: Ormai sono rimasti solo i poveri
    - Scritto da: grassman
    generalizzare è
    sempre un errore.tanto vero quanto squisitamente paradossale ;)KaysiX
  • starless scrive:
    Re: Comprendere i problemi
    - Scritto da: grassman
    Anche io uso certificati autoprodotti per le
    connessioni ssl.
    Non è una scelta, è una
    esigenza.
    Sapete quanto costano n-mila certificati
    rilasciati dalle poste?Non so su che tipo di siti tu utilizzi questi certificati, ma per il proprio sito ufficiale l'università della capitale DEVE sborsare quattrini, non c'è ragione che tenga. È un sito troppo importante, e la pretesa di giustificare una simile mancanza con il costo è fuori luogo.Fra l'altro nella mia email originale, comprensibilmente sforbiciata (in minima parte, ringrazio P.I. per l'ottima pubblicazione) per motivi editoriali, specificavo che i responsabili di questo schifo non sono necessariamente gli sviluppatori del sito: potrebbero essere loro, ma la causa potrebbe anche essere a un livello superiore; so bene che ci si può trovare con la richiesta di un sito complesso, funzionante nel giro di una settimana, senza fondi, senza strutture...
    posso concordare, ma se uno preferisce una
    connessione in chiaro al piccolo fastidio di
    dire si a un certificato non riconosciuto...
    meglio tornare ai quintali di scartoffie!Ti sfugge qualcosa di fondamentale.Il punto non è il fastidio di cliccare su OK.Il punto è che il certificato ha lo scopo principale di certificare che il server al quale ti stai connettendo sia realmente quello che tu credi essere (basta leggere con attenzione il testo dell'avviso del browser). Se questo certificato non è valido, la cosa giusta da fare, in teoria, sarebbe interrompere la connessione. Ma, finché non si tratta dei dati della carta di credito, si alzano gli occhi al cielo e si clicca su OK...Marco D. V.
  • Anonimo scrive:
    Re: Servizi informatici

    Un certificato serve per autenticare il
    server, è questa è la sua
    prima funzione. Molto più importante
    di quella della cifratura.
    Un certificato valido garantisce che il
    server a cui stai parlando è
    veramente chi dice di essere, quindi deve
    essere considerato affidabile.Un certificato ha entrambi le funzioni. Statisticamente e' molto piu' facile sniffare una password che spoofare un sito (scusate il gioco di parole).Inoltre il sito non contiene dati cosi' rilevanti da necessitare di un certificato per la validazione dello stesso (o devo ricordare la colossale differenza tra dati personali e dati sensibili?)In questo specifico caso quindi il certificato serve solo a cifrare i dati. Cio' non toglie che l'aministratore poteva sforzarsi un po' di piu' per creare almeno un'autocertificazione.
  • grassman scrive:
    Comprendere i problemi
    "I problemi principali da segnalare riguardano la sicurezza dei dati riservati degli utenti (che comprendono anche l'ISEE, Indicatore della Situazione Economica Equivalente, strettamente collegato al reddito). Infatti visitando il sito salta subito all'occhio l'utilizzo di un certificato non valido per il server che ospita le pagine protette.Ciò impedisce di verificare l'attendibilità del sito web e rende insicuro il transito delle informazioni."Anche io uso certificati autoprodotti per le connessioni ssl.Non è una scelta, è una esigenza.Sapete quanto costano n-mila certificati rilasciati dalle poste?Io ho messo su una C.A. privata abbastanza strong, con openssl e un computer, staccato da extranet, che fa da key reposity.Su altre proteste contenute nel messaggio posso concordare, ma se uno preferisce una connessione in chiaro al piccolo fastidio di dire si a un certificato non riconosciuto... meglio tornare ai quintali di scartoffie!
  • Anonimo scrive:
    Re: Ormai sono rimasti solo i poveri

    ...non ho capito se scherzi o se dici sul
    serio... ma secondo te in Italia
    l'università è gratis?? 1500?
    di retta sono gratis??Beh, non sara' gratis ma cmq siamo molto lontani dal costo delle universita' inglesi e americane...Per fortuna da noi non serve andare in Irak come "volontari" per potersi pagare la retta
  • gerry scrive:
    Re: Servizi informatici
    - Scritto da: Anonimo
    Volevo solo minimizzare la faccenda del
    certificato. Usarne uno demo, o uno
    autocertificato, o uno effettivamente
    rilasciato da verisign non cambia poi molto.
    Si raggiunge sempre allo stesso risultato:
    la cifratura della connessione. O preferisci
    che la password di accesso giri "in chiaro"
    per internet?Un certificato serve per autenticare il server, è questa è la sua prima funzione. Molto più importante di quella della cifratura.Un certificato valido garantisce che il server a cui stai parlando è veramente chi dice di essere, quindi deve essere considerato affidabile.
  • Anonimo scrive:
    Re: Servizi informatici

    Se poi Mozzzillla, Konqueror e l'allegra
    compagnia hanno problemi a renderizzare una
    pagina, sono fatti tuoi, cambia browser ( loehm... a dir la verita' e' Explorer ad essere famoso per il fatto di NON rispettare gli standard
    sai che Mozzzzzilla lo devi aggiornare ogni
    sei mesi?????????? )Sai che Explorer lo devi aggiornare molto piu' spesso?:-)(inoltre Mozilla ha la funzione di aggiornamento automatico)
  • Anonimo scrive:
    tipico
    cito: l'incompatibilità con browser diversi da Internet Explorer: con Netscape e Mozilla non è possibile effettuare il recupero della password dimenticata (semplicemente non funziona, senza alcun avviso), e non è possibile stampare il modulo per il pagamento della prima rata perché per farlo è necessario installare un controllo ActiveX, supportato solo da Explorer..... maschera di login in Flash, frecce con DHTML ad esse associato che fanno scorrere il link "inf. anagrafiche" fuori dalla vista....tipico dell'uso smodato di tool automatici, perchè imparare l'HTML quando ci metto un bel flash o questo bel menu a tendina, non so bene cosè, ma è nel tool, basta cliccare qui e posizionarlo sul layout, che bello, funziona solo si IE? ah si, perchè esiste qualcosa di altro?
  • Anonimo scrive:
    Re: REGOLA PRIMA
    - Scritto da: Anonimo
    Diffidare di tutti i siti che "girano" solo
    con client IE.
    Non l' avete ancora capita?! (linux)(linux)Io diffiderei di qualsiasi sito che "gira" con un certo browser, un sito deve girare con "everybrowser" né con quei cattivoni di uinzozz ne con i santi di ljnucs, un sito può essere realizzato con quell'orribilissimo e indegno editor "vi" o con qualche tool fantasmagorico ma basta che funzioni e che sia validabile.Cerca di pensare più LIBERAMENTE.
  • Anonimo scrive:
    Re: Servizi informatici
    non si esagera affatto... anzi la situazione informatica è mooolto piu grave di quello che appare in questo articolo....
  • Anonimo scrive:
    lo dico da anni
    anche io sono stud alla sapienza - ing elettronica- e la situazione è cosi da parecchio... date uno sguardo a http://w3.ing.uniroma1.it/ è lo stesso sito da due anni, fino a poco temp fa c'era scritto under construction, adesso secondo loro è apposto... se cercate programmi aggiornati alcuni risalgono al 95/96... per non parlare delle cartelle condivise di windows senza password in molti dipartimenti... e lamerozzoli a tempesta a gironzolarci attorno... se avete bisogno di un hd online per qualche giorno potete contare su quelle condivisioni, basterà nascondere la cartella e non se ne accorge nessuno...in effetti il nuovo sito della sapienza fa davvero schifo, per stampare il cedolino delle tasse bisogna violare diverse norme di sicurezza e buon senso informatico, un certificato che non certifica un bel niente e altre amenità...senza parlare dei contenuti... ho collaborato con dei dip e tutti ti ignorano, per ottenere info da mettere su alcune pagine web dovevo rincorrere i prof.... poi quando tutto il materiale era pronto, il lavoro finale è stato assegnato per 15000 euro (compresa manutenzione per un anno) ad una ditta esterna e noi poveri borsisti un kaiser.... neanche la soddisfazione di dire: quello l'ho fatto io e puo servire ad altri studenti...la sapienza va a rotoli..... SVEGLIA!!!!!
  • Anonimo scrive:
    Re: Servizi informatici
    Hai le idee confuse. Innanzitutto stiamo parlando di un sito a carattere istituzionale, e non della Homepage della tua vicina di casa, quindi è inammissibile che supporti solo IE, e non centra assolutamente nulla la % di diffusione, visto che esistono altri sistemi operativi ed altri browser, non si dovrebbe SI DEVE provvedere in tal senso, considerato ancora che parliamo di ACCESIBILITA' DOVUTA per siti di questo tipo....in secondo luogo, se permetti, anche ammettendo che in un certificato scaduto i dati rimangono crittografati, esiste una legge che si riferisce alla privacy con tanto di DPS voluto dal garante con specifiche norme da seguire, e quindi ne va implementato uno valido, il fatto che ne usino uno di test, a mio avviso, non è dovuto a problemi di licenze ed affini (ottenute in condizioni molto favorevoli per le Università) e quindi a motivi di costo, ma a motivi di incompetenza di chi gestisce il tutto.
    • Anonimo scrive:
      Re: Servizi informatici
      - Scritto da: Anonimo
      Hai le idee confuse. Innanzitutto stiamo
      parlando di un sito a carattere
      istituzionale, e non della Homepage della
      tua vicina di casa, quindi è
      inammissibile che supporti solo IE, e non
      centra assolutamente nulla la % di
      diffusione, visto che esistono altri sistemi
      operativi ed altri browser, non si dovrebbeIl sito non deve essere compatibile né con IE e tantomeno con Mozzilla & company ( metti tutti i nomi buffi che si inventano i liberi ), il sito deve essere compatibile HTML, basta usare i validatori del w3c per verificarlo.Se poi Mozzzillla, Konqueror e l'allegra compagnia hanno problemi a renderizzare una pagina, sono fatti tuoi, cambia browser ( lo sai che Mozzzzzilla lo devi aggiornare ogni sei mesi?????????? )
    • Anonimo scrive:
      Re: Servizi informatici
      - Scritto da: Anonimo
      Hai le idee confuse. Innanzitutto stiamo
      parlando di un sito a carattere
      istituzionale, e non della Homepage della
      tua vicina di casa, quindi è
      inammissibile che supporti solo IE, e non
      centra assolutamente nulla la % di
      diffusione, visto che esistono altri sistemi
      operativi ed altri browser, non si dovrebbe
      SI DEVE provvedere in tal senso, considerato
      ancora che parliamo di ACCESIBILITA' DOVUTA
      per siti di questo tipo....in secondo luogo,
      se permetti, anche ammettendo che in un
      certificato scaduto i dati rimangono
      crittografati, esiste una legge che si
      riferisce alla privacy con tanto di DPS
      voluto dal garante con specifiche norme da
      seguire, e quindi ne va implementato uno
      valido, il fatto che ne usino uno di test, a
      mio avviso, non è dovuto a problemi
      di licenze ed affini (ottenute in condizioni
      molto favorevoli per le Università) e
      quindi a motivi di costo, ma a motivi di
      incompetenza di chi gestisce il tutto.Non hai capito il senso del mio post: ho deplorato (come te) la maggior parte delle cose descritte nell'articolo.Volevo solo minimizzare la faccenda del certificato. Usarne uno demo, o uno autocertificato, o uno effettivamente rilasciato da verisign non cambia poi molto. Si raggiunge sempre allo stesso risultato: la cifratura della connessione. O preferisci che la password di accesso giri "in chiaro" per internet?Mi ero scordato un appunto importante, a proposito della funzione "password dimenticata". Capisco che il numero di matricola possa essere di pubblico dominio, ma il codice fiscale sicuramente non dovrebbe esserlo. Ribadisco: non e' certo il miglior sistema di autenticazione: esistono un'infinita' di programmini che calcolano il CF, conoscendo data e comune di nascita. Ora non resta che ponderare su una cosa: meglio un servizio fornito male o e' meglio che non venga fornito del tutto? Fermo restando che se viene offerto un servizio simile, dovrebbe come minimo seguire le linee guida previste per legge (sicurezza e accessibilita').
  • Anonimo scrive:
    Servizi informatici
    C'e' una certa esagerazione nell'articolo.Lo scopo principale del certificato in questo caso, non e' la validazione del sito, quanto la cifratura dei dati in transito. Comunque se hanno i soldi per Oracle (si parla di migliaia di euro di licenza), sicuramente avranno pure 100-200 euro per un certificato valido.Per gli activex posso solo concordare. Finche' il browser piu' diffuso e' IE ... speriamo le cose cambino presto (vedi articolo in merito alla imminente uscita di firefox 1.0 http://punto-informatico.it/p.asp?i=50319 )Spero inoltre che non implementino MAI la spedizione della password tramite posta elettronica, e' il sistema meno sicuro in assoluto. Una buona soluzione sarebbe lasciare recapito telefonico, in modo da venir contattati da un operatore, o ricevere la password direttamente via SMS. A Padova tali servizi sono accessibili esclusivamente tramite badge magnetico su appositi sportelli. Buona idea, peccato siano spesso fuori uso.
  • Anonimo scrive:
    [OT]su Univeristà di Firenze
    - Scritto da: Anonimo





    stud.unifi.it:8080 /




    Basta vedere la validazione.. tripla A
    ..

    non ironizzerei.. :D

    E del fatto che il database accessibile
    online degli esami sostenuti NON è
    allineato a quello interno e viene
    aggiornato "solo" ogni 6 mesi che ne dite?
    Fonti interne alla segreteria mi dicono che
    i verbali vengono reimmessi (= ricopiati
    un'altra volta) da lavoratori a cottimo con
    tutti gli errori del caso (un po' come il
    catasto che se vi ricordate
    subappaltò la meccanizzazione a una
    ditta che faceva outsorcing in albania) nel
    database pubblico.
    Curiosamente i bollettini delle tasse pagati
    profumatamente già il giorno dopo
    compaiono online, eh ma si sa gli esami
    servono meno dei $oldi, c'è da
    ripianare il buco in bilancio che la
    meraviglia fatta a novoli non ha certo
    diminuito, da gennaio rincarano anche la
    mensa...Hai ragione, pensa che on line mi risultano 9 esami...beh, ne ho dati il doppio! I co.co.co. (ora a progetto) esistono sul serio, si stanno facendo un bel mazzo da qualche mese per riorganizzare a mano tutti i casini ed i ritardi fatti in precedenza. Mi hanno consigliato di andare ora a risolvere i miei problemi in merito agli esami non immessi perchè potrei essere ascoltato. PS. io sto a novoli...bella facoltà, tutto cartongesso dentro, finte mattonelle fuori. Le colonne sembrano enormi e ben fatte ma in realtà sono fatte di un anima di cemento armato su cui ,intorno, vengono montate quelle piastrellone per farle sembre piu grandi... in pratica la colonna se la picchi è vuota... Le aule sono state calibrate per una università pre-riforma...così se priam (nella vecchia sede) eravamo stretti, ora lo siamo anche di piu... seguo due corsi, tutti e due a sedere in terra! la mensa per ora non esiste, c'è quella dei muratori che lavorano al polo, usiamo quella. La biblioteca è bella, oraganizzata malissimo ma bella. Odio però le persone che stazionano ore davanti al pc per scrivere email personali o leggere cavolate!
  • Anonimo scrive:
    Re: DA noi a FI non ci lamentiamo...




    stud.unifi.it:8080 /


    Basta vedere la validazione.. tripla A ..
    non ironizzerei.. :DE del fatto che il database accessibile online degli esami sostenuti NON è allineato a quello interno e viene aggiornato "solo" ogni 6 mesi che ne dite?Fonti interne alla segreteria mi dicono che i verbali vengono reimmessi (= ricopiati un'altra volta) da lavoratori a cottimo con tutti gli errori del caso (un po' come il catasto che se vi ricordate subappaltò la meccanizzazione a una ditta che faceva outsorcing in albania) nel database pubblico.Curiosamente i bollettini delle tasse pagati profumatamente già il giorno dopo compaiono online, eh ma si sa gli esami servono meno dei $oldi, c'è da ripianare il buco in bilancio che la meraviglia fatta a novoli non ha certo diminuito, da gennaio rincarano anche la mensa...
  • Anonimo scrive:
    [OT]Re: DA noi a FI non ci lamentiamo...
    come si fa a validare una pagina web?
  • Anonimo scrive:
    Ormai sono rimasti solo i poveri
    Le universita' pubbliche italiane?!? Ormai ci sono rimasti solo i poveracci che non possono permettersi altro. Io ho passato due anni alla Sapienza e ho vissuto sulla mia pelle di quale orrore si tratta. La disorganizzazione e la mancanza di fondi sono tali che gli assistenti ai laboratori di informatica non sanno neanche accendere i computer, e i professori scrivono le dispense ancora a penna perche' il computer non gli funziona o non lo hanno mai avuto per mancanza di soldi. Ormai le persone con un reddito decente mandano i propri figli a studiare nelle universita' estere, specie ora con l'europa unita. Chi manda il proprio figlio in una universita' pubblica italiana lo manda al macello. Io ho studiato per un anno a Dublino, e oltre ad una serie di infrastrutture da favola la cosa che mi ha lasciato di stucco e' che i professori si preoccupano effettivamente di seguire gli studenti UNO per UNO. Le lezioni non sono una cantilena, ma uno spettacolo interessante e accattivanete. E se non si riesce a capire qualcosa, non hanno un ora di ricevimento a settimana, ma sono disponibili sempre durante tutto il pomeriggio, ottimo se si hanno problemi quando si rimane a studiare li nelle aule di lettura (eh, si, perche' i libri li' non si comprano.. le biblioteche FUNZIONANO e hanno internet ad ogni tavolo). Certo, si paga tutto il resto. Ma la storia che l'italia e' il paese piu' fortunato del mondo perche' ha le universita' gratuite e' ormai vecchia e stantia, visto che la qualita' e' ormai cosi' bassa che la maggior parte dei corsi consiste in professorini incompetenti che entrano in aula per scrivere sulla lavagna copiando dal libro di testo, totalmente impreparati dal punto di vista didattico. Gli unici che si difendono ancora bene sono i fisici, perche' ad insegnare ci sono ancora dei mostri sacri che hanno reso famosa l'italia nel mondo, ma ormai stanno invecchiando (Carlo Bernardini ha 75 anni! Dopo di lui, chi insegnera' quei geniali trucchi matematici che rendono tanto bravi gli italiani?) e fra qualche anno anche l'eccellenza degli studenti italiani di fisica andra' a farsi benedire. Per quanto riguarda l'informatica, be'.. in italia c'e' una intera generazione che pensa che l'informatica sia usare Word e Office, perche' a scuola invece di insegnare Java insegnano word processing, quindi c'e' poco da stupirsi se gli informatici italiani sono considerati i peggiori del mondo, e c'e' ancora meno da stupirsi se i siti internet delle universita' rispecchino tale triste realta'. Ho letto che in Cina agli studenti delle elementari insegnano a programmare e a scrivere insieme fin dall'inizio. Vi rendete conto di che gap ci sara' tra 10 anni? D'altronde, visto come sta andando l'economia occidentale, dubito che esistera' ancora un industria informatica europea per allora...
    • Anonimo scrive:
      Re: Ormai sono rimasti solo i poveri
      ...non ho capito se scherzi o se dici sul serio... ma secondo te in Italia l'università è gratis?? 1500? di retta sono gratis??
    • Anonimo scrive:
      Re: Ormai sono rimasti solo i poveri
      - Scritto da: Anonimo
      Le universita' pubbliche italiane?!? Ormai
      ci sono rimasti solo i poveracci che non
      possono permettersi altro.Quoto in pieno, hai perfettamente ragione, evviva chi è abbastanza sveglio da accorgersi come viviamo.
      Io ho passato due anni
      alla Sapienza e ho vissuto sulla mia pelle
      di quale orrore si tratta. Io ho esperienza altrove, e pure a me sia dal lato tecnico che da quello umano pare che sia un orrore.Anzi quello umano lasciamo proprio perdere vah!!!
      e i professori scrivono le dispense
      ancora a penna perche' il computerAh si perché tu hai i professori che ti danno le loro dispense??? Beh, sei veramente fortunato !A me fino ad ora me le hanno date due volte, la prima un professore che se le faceva pagare ( una quantità innominabile di materia, per uno corsetto saltavano fuori tre dispense, chissà perché ) la seconda uno che era sul "giro d'aria" e che per dimostrare la sua proverbiale disponibilità ( è un'eufemismo ) ce le ha date, alla fine del corso naturalmente, quando sennò? durante il corso? ma scherziamo?
      Ormai le persone con un reddito decente
      mandano i propri figli a studiare nelle
      universita' estere, specie ora con l'europa
      unita.Bravo, io sto per sospendere o addirittura rinunciare agli studi per andare altrove, e ti garantisco che non torno indietro.
      Chi manda il proprio figlio in una
      universita'
      pubblica italiana lo manda al macello. Bravo, concordo appieno, ci sono rare eccezioni, ma la regola è questa.
      Io ho studiato per un anno a Dublino, e
      i
      professori si preoccupano effettivamente di
      seguire gli studenti UNO per UNO. Le lezioniE' vero, io so dell'UK, non fanno la "messa" come qua, sono molto interattivi perché lo studente è tenuto a fare delle regolari "mini conferenze" a colleghi e professori, e per le quali è valutato, tanto per fare un'esempio.Inoltre i professori come dici tu si interessano degli studenti, senza regalarti niente fanno di tutto affinché tu possa andare avanti, anche perché almeno in UK gli esami valgono per tutta la vita e non li puoi cancellare neanche se ti iscrivi in un'altra città del paese.Pare che i laureati in UK sappiano più o meno le stesse cose del laureato italiano, ma non stanno dieci anni sui libri e in atti sadomasochistici con certi incartapecoriti.Qui invece a giudicare dal loro operato molti docenti se ne fregano dello studenti, alcuni addirittura lo ammettono, anzi certi devi ringraziarli se non ti coprono di vessazioni.Non è neanche detto che abbiano "il professore" ma più professori COMANDATI ( eresia!!! ) da un coordinatore lavorano con piccoli gruppi di studenti, nell'interesse degli studenti e non viceversa ( non segano all'esame per sfoltire corsi sovrannumero ); per quanto riguarda le verifiche le votazioni sono accurante e danno molta attenzione a una valutazione equa per tutti gli studenti e non fare alcuna discriminazione per simpatia ( o reggiseni ).Questo lo dico per conoscenza dei fatti non per mie elucubrazioni mentali.
      non sono una cantilena, ma uno spettacolo
      interessante e accattivanete. E se non siUna sensazione molto importante dell'Università italiana è che molti professori danno tutto per scontato, non parlo solo della cultura di base che serve per affrontare un corso ma del corso stesso.E' come se quasi tutto quello che viene detto a lezione ( tenuta secondo i loro sacri comodi ) fosse banalmente ovvio.Infatti, a dimostrazione di quanto detto, vedrai che quelli che passano subito al primo appello e bene sono quelli che sapevano già tutto di quel corso e che avrebbero potuto farlo anche senza seguire.Non parlo di chi studia in anticipo ogni lezione ma parlo dei vari appassionati, fortunati figli o fratelli di dottori o studenti particolarmente seguiti.Io stesso ho notato che nelle materie di cui praticamente sapevo già tutto prima di iniziare il corso, ero stato uno di quelli a passare indenni al primo appello, e mi chiedevo, poveretti, come avrebbero fatto gli altri che non avevano capito un fico secco.Insomma, ci vuole il pedegree, passione cristiana, occorre essere dei DURI.
      bassa che la maggior parte dei corsi
      consiste
      in professorini incompetenti che entranoEh, purtroppo secondo me ci sono ancora i Grandi Maestri o i Maestri Venerabili che secondo me dovrebbero occupare le loro massonerie al genuino studio del significato dei simboli praticando la libera arte muratoria nella vita piuttosto che in aula.Niente in contrario alla massoneria, anzi è molto affascinante ma, come già scoperto in passato nel nostro paese in altri ambiti, possono nascondere qualcosa di molto diverso.
      tanto bravi gli italiani?) e fra qualche
      anno anche
      l'eccellenza degli studenti italiani di
      fisica andra' a farsi
      benedire.Se questo è il prezzo da pagare per demolire i cosiddetti "baronati", pensandoci bene, sono d'accordo; proprio con questa operazione, il nostro caro "Silvio" -che generalmente odio- mi pare più simpatico.
      Per quanto riguarda l'informatica, be'.. in
      italia
      c'e' una intera generazione che pensa che
      l'informatica
      sia usare Word e Office, perche' a scuolaAh beh Word è Excel ( software ) è già un lusso, c'è gente i n giro che non sa cosa sia il software un pò per ignoranza e un pò perché confusi dalla propaganda dei ferraioli fissati con il "mattone" con l'hardware; anche perché se il software lo usi, la prima cosa che tocchi è appunto l'hardware ( il software si ruba o si scopiazza liberamente ).
      Ho letto che in Cina agli studenti delle
      elementari
      insegnano a programmare e a scrivere insieme
      fin dall'inizio. Vi rendete conto di che...e -SOLO PER ESEMPIO- in Slovenija da decenni insegnano ai bambini la lingua inglese fin dall'asilo, quindi un italiano medio quando va in Slovenija parla solo italiano ( e magari male pure quello ), invece quando uno sloveno va in giro per il mondo non solo parla benissimo l'inglese ( p.es. loro non doppiano i Film come si fa da noi dai tempi di... ) ma pure l'italiano se è uno di quelli che vive vicino al confine con l'Italia, oltre che alla sua lingua madre e varie ed eventuali ( tedesco? ), con indubbi vantaggi sociali e lavorativi.E non c'hanno il pezzo di carta dove c'è scritto che sono dottori nel parlare altre lingue.E' il primo esempio che mi è venuto.Anzi ti dirò di più, se un italiano si sforza ad usare bene la lingua inglese sul posto di lavoro in Italia ( p.es. documentazione tecnica ), trova pure qualcuno che ha molestamente da ridire pure sull'accento, eh si, perché un accento che non sia maccheronico non va bene eh!!!!Andrà tutto a scatafascio vedrai, ma basta dare un'occhiata anche a livello geopolitico per accorgersi che tira veramente brutta aria, chi ha la possibilità di emigrare lo faccia senza tante remore.
    • grassman scrive:
      Re: Ormai sono rimasti solo i poveri

      Io ho passato due anni
      alla Sapienza e ho vissuto sulla mia pelle
      di quale orrore si tratta. Non conosco come vanno le cose alla Sapienza, però generalizzare è sempre un errore.
      La disorganizzazione e la mancanza
      di fondi sono tali che gli assistenti ai
      laboratori di informatica non sanno
      neanche accendere i computer,
      e i professori scrivono le dispense
      ancora a penna perche' il computer
      non gli funziona o non lo hanno mai avuto
      per mancanza di soldi.I tagli sono pesanti, sopratutto per l'acquisto di alcuni tipi di prodotti. Ma stai tranquillo, tutti i professori e ricercatori hanno il loro fiammante computer. Spesso anche 3/4 a testa.
      Ormai le persone con un reddito decente
      mandano i propri figli a studiare nelle
      universita' estere, specie ora con l'europa
      unita.E sbagliano. Basta cercare bene in Italia. Ci sono diverse eccellenze. Ovviamente statali.
      Chi manda il proprio figlio in una
      universita'
      pubblica italiana lo manda al macello. Addirittura...
      Io ho studiato per un anno a Dublino, e
      oltre ad una serie di infrastrutture da
      favola
      la cosa che mi ha lasciato di stucco e' che
      i
      professori si preoccupano effettivamente di
      seguire gli studenti UNO per UNO. Mi fa pensare agli insegnanti di sostegno per gli scolari in ritardo...
      Le lezioni
      non sono una cantilena, ma uno spettacolo
      interessante e accattivanete. Con tanto di showgirls...[cuttone]Conosco molti dottorandi che dopo aver studiato nelle pubbliche università italiane vanno all'estero accolti a braccia aperte.Ognuno può avere la sua opinione, ma demolire a picconate tutto il mondo universitario è esagerato.L'offerta è talemente ampia che uno studente attento e informato può scegliere quella facoltà e quell'università che possa soddisfarlo al 100%.Ammesso che abbia voglia di studiare, altrimenti sono solo parole parole parole...
  • Anonimo scrive:
    Re: REGOLA PRIMA
    - Scritto da: Anonimo
    Diffidare di tutti i siti che "girano" solo
    con client IE.
    Non l' avete ancora capita?! (linux)(linux)E' un pò difficile diffidare di un sito se è il sito della tua università.Dovrebbe essere l'universita' a provvedere.Da me, viva la faccia, usano i pdf per i documenti e i prof accettano perfino i sxw assieme ai doc! :)
  • Anonimo scrive:
    DA noi a FI non ci lamentiamo...
    il sito è fatto bene e funziona con tutti i browser, però dovrebbero ampliare i servizi.http://stud.unifi.it:8080/www.unifi.itwww.scpol.unifi.it
    • Anonimo scrive:
      Re: DA noi a FI non ci lamentiamo...
      - Scritto da: Anonimo
      il sito è fatto bene e funziona con
      tutti i browser, però dovrebbero
      ampliare i servizi.

      stud.unifi.it:8080 /

      www.unifi.it

      www.scpol.unifi.itBasta vedere la validazione.. tripla A .. non ironizzerei.. :D
  • Anonimo scrive:
    almeno da voi avete il login
    http://www.scienzeinfo.unina.it
  • Anonimo scrive:
    REGOLA PRIMA
    Diffidare di tutti i siti che "girano" solo con client IE.Non l' avete ancora capita?! (linux)(linux)
  • Anonimo scrive:
    Informatici improvvisati
    Ecco cosa succede quando fai fare le cose agli "informatici improvvisati".. poi ti chiedi come mai nel settore girano paghe da fame..
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