Italia spaccata sull'adozione del Fascicolo Sanitario Elettronico

Italia spaccata sull'adozione del Fascicolo Sanitario Elettronico

Tra scarsa informazione e coinvolgimento limitato dei professionisti, in alcune regioni il Fascicolo Sanitario Elettronico non decolla.
Italia spaccata sull'adozione del Fascicolo Sanitario Elettronico
Tra scarsa informazione e coinvolgimento limitato dei professionisti, in alcune regioni il Fascicolo Sanitario Elettronico non decolla.

L’utilità del Fascicolo Sanitario Elettronico è fuori discussione. Il suo utilizzo è in aumento, ma non con un ritmo di crescita abbastanza rapido perché lo strumento possa esprimere tutte le sue potenzialità. C’è una regione in particolare dove l’adozione è bassa, troppo bassa: il Lazio.

Il Fascicolo Sanitario Elettronico ha un problema nel Lazio

I numeri ufficiali condivisi dal Ministero della Salute non sono aggiornatissimi, ma fermi al settembre scorso. Ci fanno comunque comodo per analizzare il fenomeno. La media nazionale dei cittadini che hanno effettuato almeno un accesso alla piattaforma in 90 giorni era pari al 27%, per quelli laziali solo il 7%. Non è un caso isolato (e nemmeno il dato peggiore), ma è su di loro che ci concentriamo per dar voce alla denuncia di Antonio Magi, presidente dell’Ordine dei Medici-Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Roma.

Il Lazio è stato tra le prime regioni a portare avanti e a concludere il percorso relativo al Fascicolo Sanitario Elettronico. Tuttavia, uno strumento di questo tipo non può essere alimentato semplicemente imponendo un obbligo dall’alto. È necessario, piuttosto, che il Servizio sanitario regionale metta in campo un’organizzazione capace di coinvolgere tutti i professionisti, dai medici agli infermieri, fino agli stessi pazienti, che devono essere adeguatamente informati e messi nelle condizioni di partecipare attivamente alla gestione della propria salute e del proprio FSE.

L’adesione è ferma al 20%, altrove raggiunge il 70% circa. Un gap che si può colmare non imponendo un obbligo dall’alto, ma spiegando l’utilità dello strumento a chi ancora non l’ha compresa, anche e soprattutto tra gli addetti ai lavori. Prosegue Magi.

Si tratta di un vero e proprio campanello d’allarme: occorre domandarsi perché un’informazione così importante non si sia diffusa in modo adeguato. Probabilmente non è arrivata a molti cittadini, ma ciò che sorprende maggiormente è che anche numerosi professionisti sanitari non abbiano aderito a questo strumento.

Forse per una strana coincidenza, proprio nei giorni scorsi il Ministero della Salute ha lanciato una nuova campagna di comunicazione dedicata proprio al FSE e intitolata Con te, per la tua salute.

A proposito di adozione, la regione più virtuosa in termini di utilizzo da parte dei cittadini è il Veneto con il 66%. La maglia nera non spetta invece al Lazio, ma è condivisa da Basilicata, Marche, Puglia e Sicilia ferme al 3%. Una differenza abissale, troppo marcata, perché non si parli di una sanità che procede a velocità differenti a livello nazionale.

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Pubblicato il
4 mar 2026
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