Italia, stabilità al costo della digitalizzazione della PA?

Nel testo della nuova Legge di Stabilità si prevedono tagli del 50 per cento alle spese per l'informatica della Pubblica Amministrazione. E gli obiettivi dell'Agenda Digitale?

Roma – Un passaggio della nuova Legge di Stabilità (a pagina 312) sembra prevedere un taglio netto delle spese per informatica delle “amministrazioni pubbliche e le società inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione”.

La polemica è stata sollevata dalle associazioni di categoria e dagli addetti del settore ITC, che si sono dette sbalordite per la spiacevole sorpresa trovata nell’ultima versione della Legge di Stabilità. L’ art. 29 della Legge di Stabilità, infatti, stabilisce al comma 3 come obiettivo di risparmio di spesa annuale “il 50 per cento rispetto alla spesa annuale complessiva media relativa al triennio 2013-2015 nel settore informatico” e stabilisce che a tal fine le amministrazioni e le società della Pubblica Amministrazione programmino “i propri acquisti nel rispetto del suddetto limite di spesa”.

Certo, un’azione di questo tipo sembra assolutamente in antitesi con la politica, i proclami e le novità in ottica digitalizzazione che fanno parte dell’Agenda Digitale dell’attuale governo.

Per questo sembra possa trattarsi di una pericolosa svista , oppure di un’interpretazione eccessivamente pessimista: l’obiettivo di cui al comma 3, infatti, segue nell’art. 29 i commi 1 e 2 che prescrivono una serie di modalità di spesa “al fine di garantire l’ottimizzazione e la razionalizzazione degli acquisti di beni e servizi in materia informatica”, ovvero il riferimento esclusivo per i propri approvvigionamenti a Consip, che a sua volta acquisisce il parere vincolante di Agid sui parametri di qualità e prezzo. È probabilmente questa procedura che, secondo le aspettative del governo, dovrebbe portare a dimezzare le spese “garantendo un governo unitario ed un maggior coordinamento dell’attuazione dei progetti informatici nella PA” e non a dolorose rinunce.

Claudio Tamburrino

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  • Funz scrive:
    Se passasse il principio...
    ... tutti i produttori di infissi dovrebbero pagare royalties a Microsoft o affrontare un proXXXXX per violazione del marchio, e tutti i produttori di frutta dovrebbero fare la stessa cosa con Apple... ma pensate che business! :pCretini quelli di Linux, loro al massimo possono prendersela con gli allevatori di pinguini :p
  • Basilisco di Roko scrive:
    Errore nell'articolo
    Nella frase: rivendicare per sé in generale la possibilità di utilizzo per un servizio online del suffisso "Pin" "Pin", nella parola "Pinterest", non è il suffisso, al massimo è il prefisso (il suffisso si mette alla fine della parola, non all'inizio)
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