2015, l'anno dell'Italia digitale?

A febbraio matureranno le identità digitali ed entro settembre 2016 le pubbliche amministrazioni dovranno diventare completamente digitali: col documento informatico la carta crepa?
A febbraio matureranno le identità digitali ed entro settembre 2016 le pubbliche amministrazioni dovranno diventare completamente digitali: col documento informatico la carta crepa?

Con l’inizio del nuovo anno è iniziato anche il progetto di traghettamento della Pubblica Amministrazione italiana verso il digitale, secondo il piano stilato dal Governo Renzi.

A dicembre è stata infatti approvata la nuova Agenda per la semplificazione 2015-2017, che punta ad introdurre nel biennio appena iniziato cittadinanza digitale e servizi online da parte della Pubblica Amministrazione: con lo scopo primario di tagliare i costi del 20 per cento, ma anche di aumentare la qualità del servizio offerto al cittadino, offrendo nuove modalità di interazione e tagliando i tempi di attesa e le code.

La base di tale processo di cambiamento è naturalmente rappresentata dalle infrastrutture: anche per questo il senatore Giorgio Pagliari (PD) ha presentato un emendamento al disegno di legge delega sulla pubblica amministrazione mirato a “garantire la disponibilità di connettività a banda larga presso gli uffici pubblici e altri luoghi che, per la loro funzione, richiedono queste dotazioni”.

Si tratterebbe – se fosse approvato nelle prossime votazioni di Camera e Senato – di un cambiamento di approccio che dovrebbe spingere verso la connessione di tutti gli uffici pubblici , ma per cui al momento non sono state individuate coperture finanziarie. Inoltre, sulla fornitura della connessione alle pubbliche amministrazioni aleggiano nubi di tempesta: i deputati M5S hanno chiesto alla Consob di indagare sull’appalto Consip vinto da Tiscali, società dell’eurodeputato PD Renato Soru, con un ribasso dell’89 per cento rispetto alla base d’asta e – secondo l’accusa – in seguito alla ricezione di informazioni sensibili.

L’altro punto cruciale è la transizione al documento informatico . Tutti i documenti – sia quelli prodotti dai cittadini sia quelli della Pubblica Amministrazione – dovranno diventare in formato digitale e il completamento di tale switch off è previsto dal Decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 13 novembre scorso ( pubblicato ieri in Gazzetta Ufficiale) a partire da settembre 2016. L’inizio della procedura è fissato invece per l’11 febbraio prossimo: le amministrazioni pubbliche hanno 18 mesi di tempo per adeguarsi e per i dirigenti che non ci riusciranno sono già previste sanzioni. Il conto alla rovescia scatta anche per le società partecipate ed i privati, per cui per il momento non sono previste penali.

La PA dovrà dunque organizzare “i propri sistemi di gestione informatica dei documenti” adeguandosi alle tanto attese regole tecniche “in materia di formazione, trasmissione, copia, duplicazione, riproduzione e validazione temporale dei documenti informatici nonché di formazione e conservazione dei documenti informatici”, ai sensi degli articoli 20, 22, 23-bis, 23- ter, 40, comma 1, 41, e 71, comma 1, del Codice dell’amministrazione digitale di cui al decreto legislativo n. 82 del 2005.

Tra le previsioni di tale normativa il fatto che gli “atti formati dalle pubbliche amministrazioni con strumenti informatici, nonché i dati e i documenti informatici detenuti dalle stesse, costituiscono informazione primaria ed originale da cui è possibile effettuare, su diversi o identici tipi di supporto, duplicazioni e copie per gli usi consentiti dalla legge”: se ciò sembra porre ancora qualche problema di accessibilità , fronte su cui la PA si dimostra ancora manchevole , potrebbe aprire all’adozione di standard aperti , ma senza chiarirlo specificatamente. Anche per questo mettere in pratica le regole tecniche non sarà un percorso privo di ostacoli: particolarmente arduo sembra il processo di uniformazione delle procedure e dei documenti delle diverse Pubbliche Amministrazioni.

Sulla strada di questo processo, peraltro, c’è un emendamento alla riforma costituzionale che cambia l’ articolo 97 e prevede l’organizzazione dei pubblici uffici “in modo che siano assicurati il buon andamento, l’imparzialità e la trasparenza dell’amministrazione”: secondo Pierpaolo Vargiu (Scpl), primo firmatario dell’emendamento e presidente della Commissione Affari Sociali, ciò implica l’adozione del digitale e degli open data, “conseguenza logica di quanto scritto”.

L’altra faccia della medaglia è rappresentata dai documenti dei cittadini: da parte loro dovranno apprendere i nuovi strumenti e fornirsi della propria identità digitale, che dovrebbe essere attiva da febbraio.

Claudio Tamburrino

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