L’Italia mira a diventare uno stato agentico. Cosa significa? Ce lo spiega Alessio Butti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione: un’amministrazione che usa sistemi intelligenti per prevenire errori, riconoscere i bisogni e guidare le persone, senza rinunciare alla decisione umana e alla responsabilità pubblica
. Insomma, una Pubblica Amministrazione in cui l’AI sembra destinata a essere sempre più presente, speriamo con esiti meno deleteri rispetto a quanto si sta osservando nel privato.
L’AI trasformerà l’Italia in uno stato agentico
Non è la prima volta che si pronuncia sul tema. Lo ha già fatto più volte in passato, anche nelle ultime settimane, citando la legge italiana sull’intelligenza artificiale approvata di recente come l’esito di una visione condivisa dal governo.
Siamo abituati a scrivere su queste pagine di agenti AI con riferimento a quei sistemi in grado di svolgere attività complesse, andando oltre gli attuali limiti di piattaforme come ChatGPT, che rimangono invece confinate in una conversazione. Non è chiaro a cosa faccia riferimento Butti nello specifico, a quali siano gli eventuali progetti già messi in campo, ma l’obiettivo è piuttosto chiaro: passare da un sistema in cui il diritto vale solo se lo sai chiedere, a uno in cui i diritti arrivano quando servono, in modo chiaro e tempestivo
.
Staremo a vedere se una prospettiva di questo tipo arriverà a concretizzarsi. Storicamente, l’Italia non è il più rapido dei paesi nell’accogliere un’innovazione, qualunque essa sia. Il nostro è uno stato che, quasi per definizione, trova in una burocrazia complessa e a volte indecifrabile un suo tratto distintivo.
Per completezza, le parole di Butti sono state raccolte in occasione di un evento dedicato a INPS. Anche l’Istituto, per dirla tutta, non è sinonimo di processi sempre snelli e accessibili per il cittadino, anche se alcune iniziative digitali lanciate di recente sembrano andare nella giusta direzione.
Cosa potrebbe cambiare, nel concreto?
Come possiamo immaginare, in termini concreti, l’evoluzione auspicata dal sottosegretario? In una migliore gestione degli incentivi, ad esempio. L’Italia è ancora il paese dei Click Day, una modalità di accesso ai benefit che inevitabilmente lascia fuori chi non è smart, chi non ha le competenze o i mezzi necessari per arrivare tra i primi.
Immaginiamo che l’impiego dell’AI possa tornare utile anche per l’azione di contrasto alla criminalità, a partire dalla piaga dell’evasione. Dopotutto, si tratta di elaborare flussi e numeri. O non rientra tra le priorità di uno stato agentico?