Italia, un consorzio per le PMI online

Nasce la prima piattaforma dedicata a traghettare in Rete le imprese non ancora connesse. Un'iniziativa di sicuro successo in termini economici, dicono i promotori. Quelli di Assoprovider arricciano il naso

Roma – Le indiscrezioni circolavano già da qualche giorno e ora arriva la notizia: è nata la prima piattaforma creata per portare online le piccole e medie imprese italiane che non si sono ancora avvicinate al Web. Il progetto vede coinvolto un sodalizio di primo ordine: Google, Seat PG con PagineGialle.it, Register.it e Poste Italiane.

LaMiaImpresaOnline.it avrà il compito di guidare passo dopo passo nello sbarco online le aziende di piccole e medie dimensioni , organizzare la promozione e pianificare le vendite. Secondo i promotori dell’iniziativa, infatti, il potenziale in termini di opportunità di business che resta inespresso rimanendo disconnessi è alto , una miniera di guadagni che Internet potrebbe portare all’economia italiana se un numero maggiore di imprese decidesse di abbracciare, in qualche misura, il digitale.

A sostenere tale visione vi sarebbe lo studio Fattore Internet , commissionato da Google a The Boston Consulting Group , secondo il quale le piccole e medie imprese attive su Internet fatturano di più, assumono di più, esportano di più e sono più produttive di quelle che su Internet non sono presenti o dispongono solamente di un sito vetrina. “In Italia – si legge nel comunicato – ci sono 4 milioni e mezzo di aziende, di cui circa 4 milioni sono piccole imprese sotto i dieci dipendenti. Secondo i dati di Eurisko, solo una percentuale vicina al 25 per cento del totale delle imprese italiane ha un sito, e, se ci focalizziamo sulle imprese sotto i dieci dipendenti, la percentuale scende ulteriormente, al 20 per cento”.

I vertici dei brand coinvolti nell’operazione confidano nell’utilità del nuovo sito. Per Carlo D’Asaro Biondo di Google, “LaMiaImpresaOnline.it rappresenta un investimento nel Paese e un contributo per far crescere l’ecosistema digitale italiano”. Gli fa eco Alberto Cappellini, AD di Seat PG, per il quale una piattaforma del genere rappresenta da un lato una grande opportunità di crescita per il tessuto economico italiano, dall’altro un’importante opportunità di business. Sulla stessa lunghezza d’onda sono Barbara Poggiali, AD di Dada (a cui appartiene Register.it) e Andrea Rigoni di Poste Italiane.

La notizia, però, non è piaciuta ad Assoprovider, che punta il dito contro Google . Secondo l’ associazione dei provider italiani, il progetto genererebbe conseguenze distruttive per la neonata industria italiana delle web agency , che oggi dà lavoro a decine di migliaia di giovani programmatori italiani, i quali “si vedrebbero ovviamente messi fuori gioco da una offerta concorrente gratuita e promossa con i potenti mezzi di Google”.

Secondo i rappresentanti degli operatori indipendenti del Web, l’esperienza appena nata in Italia proviene da “un pieno fallimento” registrato in Gran Bretagna con gbbo.co.uk . Il nucleo della critica di Assoprovider poggia sull’idea che le aziende non hanno bisogno di un servizio standard e uguale per tutti , ma di uno spazio online che deve essere progettato, seguito e curato da professionisti del settore.

Cristina Sciannamblo

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