Italiani denunciati per mp3 via P2P

Sono 30 gli utenti nostrani indagati per aver messo a disposizione degli utenti P2P grandi quantità di file musicali. La GdF ha sequestrato PC, hard disk e altri supporti. L'indagine è collegata ad una operazione internazionale

Roma – I gestori di server opennap, la rete su cui si sono basate e si basano molte attività di file sharing, nonché utenti italiani che condividevano via peer-to-peer grandi quantità di file musicali sono tra le 30 persone che sono state denunciate dalla Guardia di Finanza.

L’annuncio dell’operazione, che fa parte di una più ampia azione di respiro internazionale, lo hanno dato questa mattina le associazioni del settore, dalla IFPI , braccio sovranazionale delle major del disco, alla FIMI , la Federazione dell’industria musicale italiana.

Da quanto spiegato, dunque, in una operazione nata per indagini sulla pornopedofilia, tra gennaio e marzo 2004 sono stati individuati anche soggetti considerati responsabili per aver posto in condivisione grandi volumi di file: le Fiamme Gialle, oltre ad aver proceduto al sequestro di decine di computer, hard disk e periferiche di archiviazione, hanno anche individuato la presenza di 50mila file illegali sui supporti delle persone ora denunciate.

In tutto, nei quattro paesi toccati dall’operazione internazionale, oltre all’Italia anche Germania, Danimarca e Canada, sono 257 le persone denunciate sotto il profilo civile o penale. Ognuno di loro, hanno specificato i rappresentanti dell’industria, subirà i procedimenti previsti dagli ordinamenti specifici di ciascun paese.

L’operazione, che viene considerata la prima di una serie, ha posto al centro proprio la riproduzione, trasmissione e distribuzione di file protetti attraverso sistemi di file sharing. Pur riguardando un numero decisamente esiguo di individui, secondo le major si tratta di un passo importante ed inevitabile.

Jay Berman , presidente e amministratore delegato di IFPI, ha infatti dichiarato come “l?annuncio odierno non dovrebbe rappresentare una sorpresa. Nel corso dell?ultimo anno l?industria discografica è stata particolarmente attiva, sia a livello internazionale che locale, nell?informare e educare sui danni generati dalla pirateria musicale online, spiegando le normative vigenti in tema di utilizzo di opere protette da copyright e promovendo i siti che dispongono di un ampio catalogo di musica legalmente accessibile”. “Ultimamente, tuttavia – ha continuato – abbiamo compreso che questa campagna d?informazione non era sufficiente: il pubblico sa che scaricare musica da Internet è illegale e quanto questa pratica stia danneggiando l?industria musicale, ma perseverano comunque nella pratica, pensando di essere intoccabili. Queste persone non hanno rispetto per la musica e con loro nessun tipo di attività di informazione può funzionare perché non sono coscienti di quanto questa attività metta in serio pericolo i posti di lavoro di chi opera nell?industria discografica. Non possiamo stare a guardare mentre migliaia di persone che creano e producono musica perdono il proprio posto di lavoro”.

In Italia l’intervento della Guardia di Finanza secondo il monitoraggio delle major ha fatto sì che i file messi a disposizione attraverso i principali server opennap italiani siano scesi da 56 a 4,5 milioni . È stato citato il caso della messa offline del principale server opennap italiano come un’operazione che ha consentito di togliere di mezzo 7 milioni di copie illegali ed impedire l’accesso a questi file da parte di 20mila utenti internet.

Enzo Mazza , Direttore generale di FIMI, ha evidenziato come “non esiste giustificazione per il comportamento posto in essere dai soggetti che sono stati denunciati. Non si trattava di ragazzini che scaricavano qualche file ma di soggetti che, consapevolmente e dolosamente, avevano l’unico scopo di danneggiare l’industria, gli artisti e gli autori”.

Stamattina è stato anche evidenziato che, nel corso dell’operazione, 10 utenti italiani sono stati segnalati alla magistratura per reati connessi alla pedo-pornografia mentre 150 individui stranieri sono stati segnalati all?Interpol per lo stesso crimine. A quest’azione, la prima del genere per quanto riguarda il nostro paese, soprattutto la prima a prendere di mira gli “heavy-user” italiani del peer-to-peer, ne seguiranno altre. L’annuncio, hanno sttolineato le major, segna infatti “l’avvio di un?azione internazionale con centinaia di nuove cause contro la pirateria musicale nei prossimi mesi”.

IFPI ha ribadito stamattina che da tempo l?industria discografica persegue una strategia di informazione volta ad educare il più possibile sull?illegalità della condivisione online di brani musicali senza autorizzazione e sui danni che la condivisione stessa genera. E ha specificato come una serie di studi condotti da terze parti ha rivelato come il file sharing illegale sia una delle principali cause della crisi del mercato musicale, un mercato che nel 2002 ha fatto segnare una riduzione del 7,4% e che per il 2003, secondo le prime stime, farà registrare un ulteriore calo del 7%.

Con l’azione di oggi – ha ribadito Jay Berman – vogliamo chiarire la nostra volontà di fare appello alle normative vigenti, denunciando alle autorità competenti persone che, mettendo a disposizione di tutti tramite Internet brani musicali copiati illegalmente, non rispettano la legge”.

“Nel contempo – ricorda una nota diffusa da FIMI – l?industria discografica sta sostenendo lo sviluppo di sempre nuove alternative legali: più di 500.000 consumatori in Europa, infatti, hanno al momento accesso a un catalogo di 300.000 brani disponibili su 50 siti legali”.

Oltre ai 30 denunciati in Italia, l’operazione ha portato ad una diffida e richiesta di risarcimento inoltrata a 120 utenti in Danimarca. 68 denunce a carico di altrettante persone sono state prodotte in Germania per utilizzo illegale dei sistemi di peering. In Canada 29 sono coloro che sono stati citati in tribunale per le proprie attività sul P2P.

“In termini economici – afferma la nota – l?ammontare totale dei risarcimenti, delle multe e delle sanzioni amministrative potrebbe aggirarsi attorno a diverse migliaia di Euro ad personam”.

Un punto sul quale le major si sono soffermate è quella della propria convinzione che la condivisione di file musicali in grandi quantità stia causando seri danni all’industria di settore.

“L?upload illegale – è stato detto – ha severamente danneggiato l?industria della musica a livello globale, causando la caduta delle vendite e la perdita del posto di lavoro per migliaia di persone. Il fenomeno, che si è verificato in tutto il mondo, ha generato una perdita globale da 38 miliardi di dollari nel 1998 ai 30 miliardi di dollari nel 2003.

“Il crollo delle vendite – hanno affermato le major – è stato particolarmente significativo nei paesi dove ha avuto luogo la prima ondata di cause legali. Negli ultimi cinque anni, il livello delle vendite in Canada ha subito una diminuzione del 30% circa. Negli ultimi tre anni in Germania le vendite sono diminuite di oltre il 30% e in Danimarca addirittura del 50%. Le vendite di album musicali in Italia sono scese di 50 milioni di Euro tra il 2001 e il 2003”.

Intanto si stima che il numero di file musicali protetti da copyright e illegalmente condivisi via Internet, tramite software di file sharing, sia cresciuto dai 500 milioni del 2002 agli attuali 800 milioni . Luca Vespignani, Segretario Generale di FPM (Federazione contro la Pirateria Musicale), stamattina ha dichiarato a proposito dell’operazione contro il P2P che “non possiamo che congratularci con la Guardia di Finanza per l?operazione svolta a tutela del diritto d?autore e contro un fenomeno che sta rapidamente e pericolosamente crescendo nel nostro Paese. Accanto alla lotta alla pirateria tradizionale, peraltro svolta sempre con grande intensità dalle forze dell?ordine, si è reso necessario un intervento deciso sulla diffusione illegale di brani musicali via internet onde evitare che il problema raggiungesse un punto di non ritorno”.

Ed è stato sottolineato come, per cambiare rotta, sia necessario spingere ulteriormente sul fronte dell’ educazione e della informazione .

Recenti dati pubblicati da IFPI – è stato ricordato stamattina – mostrano che il pubblico in genere si rende conto dell?illegalità relativa al download non autorizzato di file musicali, il che mostra che in qualche modo la campagna globale di informazione ha funzionato. Come emerge da ricerche di mercato svolte in quattro paesi europei, una media di due persone su tre sa che la condivisione gratuita di musica protetta da copyright è illegale. In Italia tale percentuale scende al 50%.

Tuttavia la stessa ricerca mostra come, nonostante la nascita quasi quotidiana di nuovi siti ove sia possibile scaricare legalmente brani musicali in tutta Europa, solo uno su quattro consumatori conosce la possibilità di utilizzare questi siti.

Contro tutto questo saranno dunque rafforzate le iniziative già messe in campo nell’ultimo anno, vale a dire, usando le parole delle major:

“- Brochure inviate a scuole e università, uffici pubblici e aziende in oltre 20 Paesi (inclusa l?Italia), segnalando i rischi legali e anche di sicurezza informatica che la condivisione illegale di file musicali comporta
– Il lancio del sito pro-music , una campagna informativa internazionale sostenuta in tutto il settore musicale volta a rompere i miti che sussistono attorno all?idea del download di file musicali, con l?obiettivo di promuovere alternative legali. Pro-music.it viene lanciato proprio in questi giorni in Italia.
– Oltre 21 milioni di SMS inviati a utilizzatori di sistemi peer-to-peer, mettendo in guardia dei rischi legali legati alla pirateria online (in Austria, Australia, Canada, Danimarca, Svezia, Gran Bretagna e Stati Uniti nel biennio 2003-04).
– Pubblicazione della ricerca IFPI ?Online music report?, che mostra come la strategia Internet dell?industria discografica stia velocemente sviluppandosi, con la migrazione di migliaia di consumatori da siti illegali ad alternative legittime”

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