ITU, a Dubai è un mezzo flop

Gli USA si sfilano dalla ratifica finale, seguiti da UK e Canada. Ma il controverso documento proposto dall'agenzia ONU viene approvato. La sua importanza viene ridimensionata: resta in ballo la questione di come arginare le manie di tecnocontrollo
Gli USA si sfilano dalla ratifica finale, seguiti da UK e Canada. Ma il controverso documento proposto dall'agenzia ONU viene approvato. La sua importanza viene ridimensionata: resta in ballo la questione di come arginare le manie di tecnocontrollo

Avrebbe dovuto rappresentare un importante momento di svolta per gli standard internazionali riguardo Internet e gli altri mezzi di comunicazione, e invece la World Conference on International Telecommunications (WCIT) appena conclusasi a Dubai sarà probabilmente ricordata come il grande fallimento di ITU (organizzazione ONU sulle telecomunicazioni) e della sua volontà regolamentatrice.

Non che non ci abbiano provato , i membri ITU, a stabilire nuove norme “legalmente vincolanti” capaci di influenzare notevolmente lo sviluppo e il normale funzionamento delle reti telematiche anche tramite veri e propri “standard” sulle pratiche di tecnocontrollo più popolari.

Varie e numerose sono state le occasioni di frizione tra chi – come gli USA – voleva abolire qualsiasi riferimento alla parola “Internet” e chi – i governi meno liberai del globo terracqueo incluse Cina e Russia (ma con qualche distinguo) – pretendeva invece di gestire in proprio , se così fosse stato stabilito dalle autorità, risorse telematiche fondamentali per il funzionamento di Internet (nomi, indirizzi di rete ecc) ora in mano a organismi internazionali (e largamente USA-centrici) come ICANN.

Il risultato finale del meeting ITU è stato sì un trattato, ma un trattato nato da un accordo che in sostanza non cambia assolutamente nulla per la parte “occidentale” della rete mondiale: USA, Regno Unito, Canada e un buon numero di altre nazioni si sono rifiutate di ratificare il nuovo trattato , con buona pace di chi, all’ONU, intendesse trasformare il documento in qualcosa di “legalmente vincolante” per tutti.

Nonostante la sua sostanziale inutilità, il nuovo trattato ITU contiene a ogni modo dei provvedimenti dal significato controverso e facile da piegare a scopo di censura o persecuzione del dissenso politico e non solo: vedi ad esempio l’ Articolo 5B sullo spam , che dà ai paesi membri la facoltà di prendere tutti i provvedimenti necessari per “prevenire la propagazione di comunicazioni elettroniche in blocco non desiderate”. Stabilire il tipo di contenuti di quelle comunicazioni (che a questo punto potrebbe essere di tutto, dal VoIP di Skype allo spam vero e proprio) è compito delle autorità locali.

La non ratifica del trattato da parte di USA e altri rende nullo anche il tentativo di standardizzare i numeri di emergenza 911 o 112 , e con tutta l’evidenza del caso ognuno continuerà a comportarsi come meglio crede: il 911 è “standard” negli Stati Uniti, mentre l’112 è di uso comune in molte altre parti del mondo, Europa inclusa.

Alfonso Maruccia

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14 12 2012
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