La Cina censura i servizi Microsoft?

I domini Live.com ed Hotmail.com, utilizzati da Microsoft per fornire servizi online, risultano irraggiungibili in molte province della Repubblica Popolare Cinese. Censura o problemi tecnici? Le preoccupazioni degli utenti

Pechino – Moltissimi utenti Internet residenti nelle grandi aree metropolitane cinesi non riescono più a connettersi ad Hotmail e Live.com dal primo maggio. La notizia arriva dall’agenzia Interfax ed è stata ripresa persino dall’autorevole Financial Times : esperti, osservatori ed utenti parlano del primo clamoroso caso di censura nei confronti di Microsoft .

Come consuetudine, le autorità di Pechino non hanno dato conferma di quanto migliaia d’utenti stanno contestando: i servizi di posta elettronica, soprattutto nelle zone di Chongqing, Shanghai e Pechino, sono quasi completamente inagibili. I portavoce di Microsoft non hanno potuto confermare l’ipotesi dell’intervento governativo e si sono limitati a ribadire che “sembrano esserci problemi tecnici a livello degli operatori telefonici”.

In pratica, sostengono alcuni esperti intervistati da Interfax, “il problema potrebbe nascere dal blocco accidentale dei domini Internet di proprietà Microsoft”. Il governo avrebbe quindi filtrato le connessioni senza motivi apparentemente validi. Tanti utenti, stando al Financial Times, si sono rivolti ai centri assistenza di MSN China in cerca di spiegazioni. Malgrado i buoni rapporti tra Bill Gates e i leader della Repubblica Popolare, la Grande Muraglia Digitale avrebbe bloccato Microsoft in modo del tutto arbitrario e senza motivi chiari.

Una delle ipotesi alla base dell’insolito “malfunzionamento”, sostiene qualcuno, è il passaggio di Hotmail alla piattaforma Live.com. Tuttavia, tantissimi utenti sono convinti che il governo cinese sia il vero motivo dell’inaccessibilità verso i servizi di posta elettronica targati Microsoft.

La Repubblica Popolare Cinese, secondo l’ultimo rapporto sulla libertà d’informazione compilato da Reporters Sans Frontières , si colloca al primissimo posto nell’uso delle tecnologie digitali per censurare e bloccare i mezzi di comunicazione utilizzati dai cittadini. Una persona maliziosa, a questo punto, potrebbe trarre le dovute conclusioni: la Cina ha paura dei servizi e-mail ospitati sui server stranieri? C’è chi scommette di sì.

Tommaso Lombardi

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  • Anonimo scrive:
    Hmmm...
    Quasi quasi provo il punjabi! :D
  • Anonimo scrive:
    Tecnologia in ritardo
    Anni fa (probabilmente fine anni '80 o primi anni '90) leggevo come in pochi anni saremmo stati in grado di fare telefonate all'estero con traduzione simultanea automatica (gestita da un computer).Basta vedere qual è lo stato del riconoscimento vocale (dettare un documento senza errori richiede ancora parecchi sforzi, nonché un periodo di apprendimento iniziale) e delle traduzioni (con i vari "scattisi qui"), per rendersi conto che ci vorranno ancora parecchi anni...
    • Anonimo scrive:
      Re: Tecnologia in ritardo
      Perchè non lo inventi tu un sistema di riconoscimento vocale ed un sistema di traduzione istantanea che funzioni?
      • Anonimo scrive:
        Re: Tecnologia in ritardo
        Guarda che qui il traduttore è un uomo in carne ed ossa. E' esattamente come in una riunione in cui ci sia il traduttore.Visto che (quasi) tutti i businessmen usano l'inglese, l'uso più frequente potrebbe essere un imprenditore asiatico che si fa tradurre dalla sua lingua madre all'inglese. Questo riduce ancor di più il digital divide. Un artigiano farsi potrebbe vendere ad un commerciante di new york i suoi tappeti, pur non parlando una parola di inglese.Grande skype!
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