La dottrina Sarkozy è quasi legge

L'Assemblea Nazionale ha votato per le ghigliottine. Ma deve ancora esprimersi il Senato. E la legge verrà probabilmente esaminata dal Consiglio Costituzionale. Mentre Hadopi ha già mietuto la sua prima vittima - UPDATE

UPDATE IN CALCE – Roma – L’ Assemblée Nationale si è espressa, poco più della metà dei parlamentari francesi vuole che la pirateria sia combattuta a suon di avvertimenti e di disconnessioni. Ghigliottine siano. A meno che il Senato non decida di respingere o di emendare pesantemente il testo, a meno che il Consiglio Costituzionale non decreti che la loi Création et Internet non è compatibile con il dettato costituzionale.

296 voti contro 233: è in questa proporzione che l’Assemblea Nazionale ha decretato l’approvazione della dottrina Sarkozy . Nonostante il ministero della Cultura abbia imbracciato persino l’enciclopedia libera per sostenere la bontà della proposta di legge, i deputati francesi sono stati bombardati dagli appelli, l’industria creativa e i cittadini hanno tentato di strattonare i propri rappresentanti. Gli autori di fantascienza hanno tentato di dissuadere le istituzioni dal monitoraggio e dalla repressione a mezzo disconnessioni coatte, le vecchie leve del cinema d’oltralpe hanno sostenuto la necessità di intervenire per impedire il saccheggio delle opere, i netizen si sono mobilitati con email e sensibilizzazioni telefoniche. Il risultato conseguito è stato quello di richiamare in parlamento l’Assemblea al completo: ma la partecipazione di un numero cospicuo di deputati non ha consentito di replicare l’esito della votazione in prima lettura, quando la Camera ha respinto il testo e ha riaperto la partita.

Alla prima lettura è seguito un ulteriore dibattito. Ma il testo non ha subito modifiche sostanziali: le reti P2P potranno essere battute a tappeto dall’industria dei contenuti, che rastrellerà indirizzi IP e li girerà ai provider. Gli ISP saranno foraggiati e incaricati di bombardare gli abbonati a cui corrispondono gli indirizzi IP con avvertimenti deterrenti. Poco importa che l’indirizzo IP non ritagli una responsabilità individuale e rappresenti intere famiglie e uffici, poco importa che una rete WiFi possa essere sfruttata da anonimi piggybacker: saranno gli abbonati a vigilare su coloro che condividono con lui la connettività. Si prevedono 10mila email al giorno, 3mila lettere raccomandate inviate giornalmente per coloro che non si lasciassero impressionare, mille decisioni prese quotidianamente dall’Hadopi, l’alta autorità indipendente incaricata di decretare le disconnessioni per gli utenti recidivi .

Per i cittadini delle rete francesi non tutto sembra essere perduto: il testo dovrà passare il vaglio del Senato, che nei mesi scorsi aveva espresso all’unanimità un parere favorevole ai tagli della connettività. Ma è possibile anche che venga sottoposto al controllo del Consiglio Costituzionale, come promesso dai deputati socialisti. La dottrina Sarkozy è in aperto contrasto con quanto voluto dal Parlamento Europeo in fase di votazione del Pacchetto Telecom , congelato in fase di seconda lettura dal supporto mostrato dagli europarlamentari all’ emendamento 138 , secondo cui solo l’autorità giudiziaria potrebbe negare ai cittadini il fondamentale diritto a esprimersi e a informarsi con la mediazione della rete.

Le carte in tavola sono cambiate rispetto ai mesi scorsi, l’impatto della legge che dispone il regime di avvertimenti e di disconnessioni sembra si stia esaurendo: oltre a dimostrarsi inefficace dal punto di vista tecnico qualora i cittadini della rete decidessero di impugnare strumenti per confondere le proprie tracce in rete, ricorda La Quadrature du Net , la dirompenza della loi Création et Internet si sta affievolendo fra la consapevolezza del Palazzo e gli autogol mediatici.

Hadopi ha infatti già mietuto una vittima: si tratta di un dipendente della divisione web dell’emittente pubblica TF1 che ha tentato di far ravvedere i propri rappresentanti con una email nella quale si elencavano i nodi della proposta di legge. C’è chi ha trasmesso la comunicazione al Ministero della Cultura, c’è chi ha agito per chiedere il licenziamento del dipendente. Jérôme Bourreau-Guggenheim, allontanato per aver espresso delle opinioni incompatibili con le politiche aziendali, è considerato dai cittadini della rete il primo martire di Hadopi .

Ma l’industria dei contenuti non desiste: se a Parigi i giochi sono chiusi solo a metà, in numerosi paesi del mondo, Italia compresa , la discussione è ancora nelle prime fasi. Nel Regno Unito, dove le autorità si sono espresse in maniera discordante riguardo alle disconnessioni coatte, è ora una massiccia coalizione di rappresentanti dell’industria dei contenuti ad esercitare pressioni sul governo: le loro stime rivelerebbero che il 50 per cento del traffico di rete nel Regno Unito è illegale, gli avvertimenti passerebbero inosservati, per questo motivo i provider dovrebbero prestarsi ad agire da boia.

Gaia Bottà

UPDATE: Manca solo la firma del Presidente Sarkozy: anche il Senato ha approvato il testo della loi Création et Internet .

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  • Peppe scrive:
    Paraculismo...
    E' fighissimo vedere quelli di BSA affannersi a dire qualcosa che ormai e' aricnoto: "il software e' un'altra cosa", giustissimo, il software non e' paragonabile ad un bene materiale e va legiferato diversamente......salvo poi a frignare quando ci si scambia e ci si copia il suddetto software senza scopo di lucro, in tal caso si "ruba", ed il software diventa magicamente bene materiale!!!Diciamo che il SW e' alternativamente materiale, e' materiale o immateriale a seconda se chi si e' solidificato su posizioni di mercato dominante ci guadagna o no.Ah e comunque loro stanno lavrando per noi, non ti stanno togliendo i diritti affinche' loro guadagnino senza faticare, ti stanno berlusconianamente difendendo da qualcosa, e se li sanzioni, per qualche misterioso motivo, i programmatori saranno infervorati da un'estasi anticreativa e non produrrebbero piu' bene, e questo e' male per il progresso.Sostituissero le parole "progresso" e "bene collettivo" con "XXXXX nostri" non avrei lamentele da fare...
  • andy61 scrive:
    un approccio ibrido ...
    così ... a caldo ... senza averci ragionato su ...Dal momento che esistono delle metodologie per verificare la qualità, la robustezza e la sicurezza del software, si potrebbe pensare che si potrebbe consentire la richiesta di un fee di licenza soltanto per il software che abbia superato una certificazione di parte terza rispetto alle metodologie stabilite come riferimento.L'approccio è un po' quello della ISO9001 (o altre norme, ma credo che questa sia la più nota): non è obbligatoria, ma se vuoi partecipare a certe gare, devi aver preventivamente investito in una verifica esterna della tua metodologia.Vuoi risparmiare sul costo di produzione del software? OK, ma se non non fornisci garanzie, non chiedere più di tanto (che so, per Windows 10 Euro possono andare bene?)Se invece certifichi il tuo prodotto (pensiamo a Windows server), a questo punto puoi chiedere anche migliaia di Euro di licenza.Un approccio simile è quello di RedHat, MySQL, etc. che danno gratis il prodotto, ma si fanno pagare un fee per la versione Enterprise, sulla quale forniscono garanzie, liste di certificazione, ed un servizio di risoluzione dei problemi.In sostanza, la Qualità si paga.
  • pabloski scrive:
    Re: pro e contro
    hai perfettamente ragione
    Infine il sw sviluppato su commessa, che poi è
    quello su cui si regge la maggior parte delle
    aziende informatiche di tutto il mondo, è tutta
    un'altra cosa perché lì ci sono specifiche,
    penali ed accettazione e quindi le garanzie sono
    incluse nel
    contratto.questo esempio dimostra come le software house sono colpevoli e recidive e dimostra che gli strumenti di verifica esistono e vengono usati quando si tratta con un cliente che se sbagli ti spacca le ossa, mentre l'utonto viene preso a pesci in facciacondivido la preoccupazione di molti riguardo i costi, però consideriamo che il software oggi non è più un giochino per smanettoni ma in certe condizioni è una minaccia all'integrità e alla sicurezza di una nazioneavere in giro 40 milioni di pc zombie con windows è un problema di tutto rispetto
  • del viero scrive:
    Siamo contenti del suo acquisto
    Caro cliente siamo contenti che lei abbia acquistato il nostro tostapane, quando aprira' la scatola lei avra' accettato tutte le nostre regole (EULA) e non potra' piu' rendere il prodotto. Puo' usare il tostapane come e quanto vuole ma qualsiasi danno e problema provocato non sara' a noi imputabile.Lei lo prende cosi come e' , e se il cavo e' sbucciato e ti prendi la corrente sono cavoli tuoi, se prende fuoco e ti brucia casa comprane un altra e se ti capita che mentre lo usi il puzzo che emana lo rende insopportabile turati il naso!Ovviamenti lo prendi com'e' e quindi niente garanzia e se non ti piace proprio... lo butti.Insomma lo comprereste un tostapane cosi?e allora perche' il "caro" software lo dobbiamo prendere cosi???Mah
    • bah scrive:
      Re: Siamo contenti del suo acquisto
      - Scritto da: del vieroquando aprira' la
      scatola lei avra' accettato tutte le nostre
      regole (EULA) e non potra' piu' rendere il
      prodotto....e ovviamente l'EULA è scritta su un foglio posto all'interno della scatola !!!
  • pier pippo xxxx scrive:
    e la pirateria no ?
    Io ragionerei in maniera + semplice... niente garanzie .. niente tutele sulla pirateria e sul download ..... tu non garantisci niente ai tuoi utenti .... io non garantisco niente a te .... cosi i produttori si regolano
  • to Ol scrive:
    Brevetti software e responsabilita'
    Non sono un esperto di brevetti software, ma una delle tesi di diverse persone "che ne sanno" e che li criticano e' la seguente:"Va bene i brevetti per quei prodotti che richiedono un investimento di materiale, come un macchinario industriale, ma il software, non essendo tale, non puo' essere protetto da brevetto."Chi difende i brevetti - posso immaginare che BSA sia tra questi - invece dice"I brevetti software servono per proteggere gli investimenti, come per chi produce macchine, utensili, ecc.!"Ora BSA dice (cito l'articolo):"I contenuti digitali non sono uguali ai beni fisici, e non dovrebbero essere sottoposti alle stesse regole che vengono impiegate per i tostapane"La contraddizione e' evidente, non serve certo Aristotele per coglierne la logica: il software e' come un tostapane per quanto riguarda i brevetti software, mentre non lo e' per la responsabilita' delle aziende...Tutto questo spreco di logica per dimostrare che le aziende e chi ne fa' le veci (BSA) fanno unicamente i propri - marci - interessi.
    • pilot scrive:
      Re: Brevetti software e responsabilita'
      - Scritto da: to Ol
      Tutto questo spreco di logica per dimostrare che
      le aziende e chi ne fa' le veci (BSA) fanno
      unicamente i propri - marci -
      interessi.È normale, i consigli di amministrazione delle aziende sono OBBLIGATI per legge a fare gli interessi delle aziende, potrebbero venire denunciati dagli azionisti se agissero diversamente.
      • pabloski scrive:
        Re: Brevetti software e responsabilita'
        vero, così come le autorità pubbliche dovrebbero fare gli interessi della collettivitàma ahimè pensano solo ad approvare le leggi sarkozze http://punto-informatico.it/2621491/PI/News/dottrina-sarkozy-quasi-legge.aspx :D
  • Boh scrive:
    Ha ragione BSA
    "BSA ha criticato con forza anche l'idea stessa di equiparare i servizi digitali a quelli materiali. "I contenuti digitali non sono uguali ai beni fisici, e non dovrebbero essere sottoposti alle stesse regole che vengono impiegate per i tostapane"Sono perfettamente d'accordo.Quindi che la finiscano una buona volta con la litania:"la pirateria è un furto!"
  • pabloski scrive:
    Re: pro e contro
    - Scritto da: xsxsxsxsxs
    Tu invece mi pari un accademico, dici cose sagge
    ma un po' lontanucce dal mondo concreto.no no tutt'altro, sono uno che scrive software però sono sempre alla ricerca della perfezionetempo fa mi interessai al lavoro di Shapiro su Coyotos e sulla creazione di software formalmente verificabile ed è da allora che ho cominciato a riflettere seriamente sul perchè l'ingegneria del software è così approssimativa rispetto che so all'ingegneria civile o meccanica
    E' ovvio che non si puo' conoscere
    tutto lo scibile di cio' che si usa, fino alla
    metastabilita' della logica degli integratioddio ad ognuno le proprie responsabilitànon è colpa del software se intel ficca bug nei suoi proXXXXXri, è chiaro che il discorso che ho fatto deve coinvolgere innanzitutto chi produce l'elettronicaperò a margine di quanto hai detto bisogna notare che dall'ingegnere civile pretendiamo che conosca tutte le sfaccettature della sua professione....pure l'ingegnere civile potrebbe dire "io non sono un geologo quindi se la tua abitazione crolla perchè poggia su un terreno friabile sono affari tuoi"
    E infatti ci si arrabatta come si puo' e
    per consolidare si fa tanto testing ed e'
    anche ovvio che anche rinunciando all'onniscienza
    si riesce comunque a scrivere software che
    funziona.il problema è questo, mentre altri rami dell'ingegneria hanno metodi rigorosi di verifica, noi andiamo ad occhio....da qui il fatto che l'informatica non è scienza ma arte
  • Bic Indolor scrive:
    Free software... chi è responsabile?
    Come spiegato in un articolo linkato all'interno di questa notizia, si tratta di un problema non da poco: chi può certificare il free software? I coder stessi, tutti? o il project leader? La legge colpirebbe di certo le aziende che distribuiscono free software su scala commerciale, come Red Hat, ma i progetti indipendenti? Chi la da la garanzia di due anni, sourceforge?E se l'utente finale modifica il codice sorgente, la responsabilità è sua?La FSF paga per tutto quello che è sotto GPL?Oppure andrà a finire che nessuno, ne free ne commerciale, distribuirà più versioni definitive del proprio software, non si avrà mai più una 1.0, 2.0, ecc. ma tutto sarà sempre dichiaratamente beta, come "Microsoft Word-20090513b" con tanto di disclaimer (vabbè mezzo sw liberò è così...)?... Ma fare una direttiva che renda responsabili i politici dei guasti sociali ed economici che provocano quando legiferano alla ca**o no, eh?
    • samu scrive:
      Re: Free software... chi è responsabile?
      - Scritto da: Bic Indolor
      Come spiegato in un articolo linkato all'interno
      di questa notizia, si tratta di un problema non
      da poco: chi può certificare il free software? I
      coder stessi, tutti? o il project leader?il project leader del software
      La
      legge colpirebbe di certo le aziende che
      distribuiscono free software su scala
      commerciale, come Red Hat, ma i progetti
      indipendenti? il capo progetto di quel progetto indipendente
      Chi la da la garanzia di due anni, sourceforge?sf ti da lo spazio per mettere su il progetto non certole persone con cui scriverlo.
      E se l'utente finale modifica il codice sorgente,
      la responsabilità è sua?certo, cosi' come cade la garanzia alla lavatrice se la apri
      La FSF paga per tutto quello che è sotto GPL?perche' metti dentro la fsf ? casomai la responsabilita'e' di chi fa il software che andra' a chiedere aiutoa fsf .
      Oppure andrà a finire che nessuno, ne free ne
      commerciale, distribuirà più versioni definitive
      del proprio software, non si avrà mai più una
      1.0, 2.0, ecc. ma tutto sarà sempre
      dichiaratamente beta, come "Microsoft
      Word-20090513b" con tanto di disclaimer (vabbè
      mezzo sw liberò è
      così...)?il punto e' che beta o non beta saresti responsabile delcodice che hai scritto
      ... Ma fare una direttiva che renda responsabili
      i politici dei guasti sociali ed economici che
      provocano quando legiferano alla ca**o no,
      eh?ottima idea
    • jfk scrive:
      Re: Free software... chi è responsabile?
      - Scritto da: Bic Indolor
      Come spiegato in un articolo linkato all'interno
      di questa notizia, si tratta di un problema non
      da poco: chi può certificare il free software? I
      coder stessi, tutti? o il project leader? La
      legge colpirebbe di certo le aziende che
      distribuiscono free software su scala
      commerciale, come Red Hat, ma i progetti
      indipendenti? Chi la da la garanzia di due anni,
      sourceforge?
      E se l'utente finale modifica il codice sorgente,
      la responsabilità è
      sua?
      La FSF paga per tutto quello che è sotto GPL?
      Oppure andrà a finire che nessuno, ne free ne
      commerciale, distribuirà più versioni definitive
      del proprio software, non si avrà mai più una
      1.0, 2.0, ecc. ma tutto sarà sempre
      dichiaratamente beta, come "Microsoft
      Word-20090513b" con tanto di disclaimer (vabbè
      mezzo sw liberò è
      così...)?
      Assolutamente nessuno. La GPL lo esclude. In fin dei conti le distribuzioni si fanno pagare per il supporto tecnico e gli aggiornamenti, che non sono altro che l'applicazione di patch, al software (quindi paghi il servizio che fanno al posto tuo).Diverso sarebbe il caso di un software scritto appositamente su commissione (anche se gpl). In effetti ci sarebbe un po' da discutere e vedere come si porrebbe legalmente la questione.
      ... Ma fare una direttiva che renda responsabili
      i politici dei guasti sociali ed economici che
      provocano quando legiferano alla ca**o no,
      eh?Questo non accadra' mai, altrimenti si risolverebbe TUTTI i nostri problemi e non riuscirebbero piu' a mungerci come vacche, che nel frattempo stanno diventando sempre piu' magre...
      • Blackstorm scrive:
        Re: Free software... chi è responsabile?
        - Scritto da: jfk
        - Scritto da: Bic Indolor

        Come spiegato in un articolo linkato all'interno

        di questa notizia, si tratta di un problema non

        da poco: chi può certificare il free software? I

        coder stessi, tutti? o il project leader? La

        legge colpirebbe di certo le aziende che

        distribuiscono free software su scala

        commerciale, come Red Hat, ma i progetti

        indipendenti? Chi la da la garanzia di due anni,

        sourceforge?

        E se l'utente finale modifica il codice
        sorgente,

        la responsabilità è

        sua?

        La FSF paga per tutto quello che è sotto GPL?

        Oppure andrà a finire che nessuno, ne free ne

        commerciale, distribuirà più versioni definitive

        del proprio software, non si avrà mai più una

        1.0, 2.0, ecc. ma tutto sarà sempre

        dichiaratamente beta, come "Microsoft

        Word-20090513b" con tanto di disclaimer (vabbè

        mezzo sw liberò è

        così...)?



        Assolutamente nessuno. La GPL lo esclude. In fin
        dei conti le distribuzioni si fanno pagare per il
        supporto tecnico e gli aggiornamenti, che non
        sono altro che l'applicazione di patch, al
        software (quindi paghi il servizio che fanno al
        posto
        tuo).
        Diverso sarebbe il caso di un software scritto
        appositamente su commissione (anche se gpl). In
        effetti ci sarebbe un po' da discutere e vedere
        come si porrebbe legalmente la
        questione.
        Il problema che che con una legislazione del genere il free software non potrebbe esistere, nemmeno sotto gpl: perchè comunque sia una licenza non può sovrascrivere la legislazione della nazione (ad esempio in italia hai diritto a fare una copia di backup del tuo software, ergo puoi tranquillamente farla anche di windows sebbene la eula lo vieti). Inoltre non tutto il free software viene distribuito sotto gpl. Se ci fosse una legislazione del genere, il free software, gpl o meno, crollerebbe, per il semplice motivo che in genere, molti progetti free sono fatto da appassionati o da gente che comunque non si può permettere di coprire eventuali bug che fanno perdere dati. Inoltre una legislazione del genere non tiene conto del fatto che è quasi impossibile scrivere software di una certa complessità senza bug di alcun tipo.La questione è molto più intricata di quanto sembri.
    • Zorro scrive:
      Re: Free software... chi è responsabile?
      - Scritto da: Bic Indolor
      chi può certificare il free software? domanda inutile: è chiaro che te lo dannoo gratis e a tuo rischio e pericolo.Punto.
  • dilbert68 scrive:
    anche l'europa ha le sue Carlucci...
    ...ovvero persone che hanno la presunzione di poter legiferare su cose di cui capiscono poco o niente.Sviluppo software commerciale (venduto nei negozi) da 8 anni e questa mi sembra la cosa più assurda che potrebbe mai capitare al nostro settore, che potrebbe avere delle serissime ripercussioni: o il prezzo del software dovrebbe aumentare di qualche fattore, o le ditte come la mia dovrebbero scomparire.Per quanto noi sviluppatori possiamo essere bravi e (per asssurdo) riuscire a scrivere codice completamente bug-free, ci sarà sempre un software di terze parti compilato closed (driver e sistema operativo, in particolare) che non lo sarà ma con il quale il nostro software andrà ad interagire... se è quello ad essere fallato, il risultato è che cmq sarà il nostro software a essere percepito come fallato.Mettere in commercio software 100% funzionante significa provarlo con tutte le varie combinazioni di sistemi operativi (con le loro varie patch...), driver di periferiche, firewall... voi capite che è una cosa impossibile.
    • Dani scrive:
      Re: anche l'europa ha le sue Carlucci...
      Condivido, soprattutto il subject ;)Le piccole ditte chiuderebbero certamente e si produrrebbe 1 solo software all'anno. E' statisticamente certo che un software di medie dimensioni contenga bug, e per quante risorse (economiche ed umane) si impieghino e' *impossibile* fornire un sistema (software e/o hardware) 100% bug-free ed affidabile. Basta leggersi (per bene) la storia del volo 501 dell'Ariane 5...Poi ci sono sempre gli utonti, loro da chi verrebbero certificati ;)
      • Valeren scrive:
        Re: anche l'europa ha le sue Carlucci...
        Che ci siano bug è sicuro, ma la richiesta non è quella di produrre sw bug-free.E' quella di non lasciare gli utenti in balia di se stessi per due anni, fornendo assistenza sui bug - cosa che ad esempio alcune (molte?) sw house fanno ma solo a pagamento.
      • alfredoR scrive:
        Re: anche l'europa ha le sue Carlucci...
        Credo che la situazione andrebbe valutata da un'altro punto di vista. Nelle certificazioni di proXXXXX per il SW non deve essere dimostrato che il SW sia esente da errori quanto piuttosto che:1) L'azienda deve dimostrare di aver fatto tutto il possibile per evitare errori2) Deve esserci un sistema formale per: il rilevamento, la gestione e la correzzione di eventuali errori riscontrati3) deve esserci un criterio di auto-valutazione dell'azienda per quanto riguarda la qualita' del SW.In pratica non si pretenderebbe che il SW sia esente da difetti (come potrebbe essere possibile?) quanto che l'azienda abbia fatto tutto quanto fosse ragionevolmente possibile per evitarli. In pratica ci sara' un compromesso tra costi e qualita' ed ogni azienda dovra' dichiarare a che punto del compromesso desidera porsi.Premetto che sono un ispettore BS7799-2 quindi la mia esperienza e' un po' datata.
      • z f k scrive:
        Re: anche l'europa ha le sue Carlucci...
        - Scritto da: Dani
        statisticamente certo che un software di medie
        dimensioni contenga bug, e per quante risorse
        (economiche ed umane) si impieghino e'
        *impossibile* fornire un sistema (software e/o
        hardware) 100% bug-free ed affidabile. Basta
        leggersi (per bene) la storia del volo 501
        dell'Ariane
        5...Invece e' possibile, basta intendersi sulla definizione di "100% bug-free": il codice puo' e dovrebbe essere libero di tutti i bug noti , rivelatisi durante lo sviluppo.Seguendo poi delle linee guida ben precise sulla scrittura del codice e usando strumenti adeguati, si minimizza a priori la creazione di bug. E' una questione di metologia di lavoro.Che poi, una volta consegnato, arriva l'idiota di turno che con due click ti crasha il sistema, e' quasi inevitabile... Murphy e' sempre li' che aspetta. Tutto sta a fare si' che per crashare il sistema serva un super-idiota.
        Poi ci sono sempre gli utonti, loro da chi
        verrebbero certificati
        ;)Dalla loro mamma, direi. :)CYA
  • Omar Morales scrive:
    Sarebbe l'ora di andare in quel verso.
    Da anni mi occupo di controllo della qualità del software e ne ho viste di tutti i colori; sia all'interno del codice stesso che degli stessi metodi di lavoro adottati dalle aziende produttrici di software.Sono più che sicuro che un vincolo come quello indicato in articolo, farebbe lo stesso effetto delle norme EN50128 e DOD178 nei settori rispettivamente ferroviario ed aeronautico: spingerebbe i produttori di software ad organizzarsi meglio ed a fare (più) controlli prima di rilasciare un prodotto od un servizio.Sono balle le storie sui limiti alla creatività ed il paragone con il tostapane di BSA: (i) a nessuno servono 1000 funzionalità fantantastiche, se ne uso 350 e vi ci trovo talvolta errori da bimbetto; (ii) il software è molto più critico del tostapane, infatti mi permette di comprare e seguire le mie finanze via internet, gestisce il mio conto corrente, manda i treni, gli aeroplani e le macchine, ci scrivo documenti coin quali poi mi guadagno da vivere, ecc.La clausola nei contratti di licenza, dove ti dice che il software lo puoi usare ma che contemporaneamente accetti la presenza di errori va abolita: si mette la clausola di garanzia, se ci sono problemi si cerca una soluzione amichevole, altrimenti si ricorre in tribunale ed a quel punto il si esibisce il mal funzionamento ed si cerca di capire se il produttore ha fatto tutto quanto tecnicamente disponibile ed adeguato al contesto per prevenire il fatto.Dove sta il problema?
    • hammeronthe net scrive:
      Re: Sarebbe l'ora di andare in quel verso.
      bene, non vedo l'ora di vedere i vari ERP (SAP e SAPpini più piccoli in primis) andare allo sfacelo :D
    • xsxsxsxsxs scrive:
      Re: Sarebbe l'ora di andare in quel verso.

      Dove sta il problema?Sta che se un obbligo di questo tipo passasseandrebbe ben limitato ad alcuni ambiti criticie cruciali di uso e funzionalita' del softwarealtrimenti diventerebbe un cosiddetto "bagno di sangue".:-)
      • jfk scrive:
        Re: Sarebbe l'ora di andare in quel verso.
        - Scritto da: xsxsxsxsxs

        Dove sta il problema?

        Sta che se un obbligo di questo tipo passasse
        andrebbe ben limitato ad alcuni ambiti critici
        e cruciali di uso e funzionalita' del software
        altrimenti diventerebbe un cosiddetto "bagno di
        sangue".
        :-)No, le aziende sarebbero COSTRETTE a lavorare meglio, e sapere che debbono comunque rispondere degli errori che commettono visto che il software NON me lo danno gratis, ma se lo fanno pagare: E BENE ANCHE.
  • xsxsxsxsxs scrive:
    Re: pro e contro

    Occorrerebbe quindi fornire agli sviluppatori
    delle librerie certificate - quindi nuovo mercato
    e costi aggiuntivi, nonche' limitazione di scelta
    - e reinsegnargli a scrivere codice in modalita'
    paranoia: ne risulterebbe dell'ottimo codice,
    come in OpenBSD, ma il mercato si contrarrebbe
    notevolmente e i tempi si allungherebbero;
    d'altra parte, ci sono prodotti sw talmente
    orrendi da chiedersi se il gioco non valga la
    candela.Secondo me farebbe solo che bene, una bella consolidatae revisione qualitativa rallentando un attimosull'innovazione spesso poco innovativa che vediamocontinuamente messa in opera solo per far soldi.Certo che i produttori non sono d'accordo ma tant'e'...
    pure causa. Se invece mi faccio fare un sw cosi'
    e cosa' su mie specifiche,Tutto giusto ma una finestra che non chiude la vedepure la mi' nonna, scrivere le specifiche per unsoftware non triviale spesso i clienti sonoben lontani da saperlo fare! :-)
  • Nicola scrive:
    google è in beta
    Scusate ma ogni software è in beta per definizione...Lo sono stati Google e Windows per anniCon migliaia di sviluppatori sui progetti.Se passasse una legge che rende i programmatori responsabili,ogni programmatore sarebbe alla mercè di qualsiasi utente visto che ogni software ha presenta un baco prima o poi.Quindi nessuno produrrebbe più software.Vedasi all'uopo quel bullo di Dan Bernstein che ha dovuto pagare i sui bei 1000 dollaroni che aveva promesso a chi mai avesse trovato un bug (pensando che non ce ne fossero)http://it.slashdot.org/article.pl?sid=09/03/05/2014249
    • xsxsxsxsxs scrive:
      Re: google è in beta

      Se passasse una legge che rende i programmatori
      responsabili,Ma siete egocentrici o siete tutti cantinari oragazzini che non hanno mai lavorato??
    • jfk scrive:
      Re: google è in beta
      - Scritto da: Nicola
      Vedasi all'uopo quel bullo di Dan Bernstein che
      ha dovuto pagare i sui bei 1000 dollaroni che
      aveva promesso a chi mai avesse trovato un bug
      (pensando che non ce ne
      fossero)

      http://it.slashdot.org/article.pl?sid=09/03/05/201Tutti suoi fan eh?Questa', giuro, me la ero persa...Di contro per qmail ancora non li ha scuciti, anche se ad onor del vero sui 64 bit con 60 gb di ram o giu' di li' un baco e' saltato fuori anche li', ma si e' giustificato che non e' una situazione reale (SECONDO LUI). Mi sa che non e' mai entrato in un grosso data center...
      • Nicola scrive:
        Re: google è in beta
        qmail:è anche vero che pure il seguente codice non è buggatoecho "hello world";Più cose fa un software più codice ha più è probabile che contenga bugs..
    • samu scrive:
      Re: google è in beta
      - Scritto da: Nicola
      Scusate ma ogni software è in beta per
      definizione...

      Lo sono stati Google e Windows per anni
      Con migliaia di sviluppatori sui progetti.

      Se passasse una legge che rende i programmatori
      responsabili,
      ogni programmatore sarebbe alla mercè di
      qualsiasi utente visto che ogni software ha
      presenta un baco prima o
      poi.

      Quindi nessuno produrrebbe più software.


      Vedasi all'uopo quel bullo di Dan Bernstein che
      ha dovuto pagare i sui bei 1000 dollaroni che
      aveva promesso a chi mai avesse trovato un bug
      (pensando che non ce ne
      fossero)

      http://it.slashdot.org/article.pl?sid=09/03/05/201- un bug non e' necessariamente una querela da un cliente, dovrebbe dimostrare che quel bug ha creato danni- riguardo djb,e' il primo bug da anni e voglio vedere quante persone riuscirebbero a riprodurlo;
  • jfk scrive:
    Re: pro e contro
    - Scritto da: z f k
    Da una parte progetti come OpenBSD dimostrano
    chiaramente che fare software sicuro si puo'. La
    cosa pero' richiede uno sforzo non comune in
    termini di conoscenze da parte dello
    sviluppatore.
    Fermo restando che e' un'ottimo os, permettimi di spezzare una lancia in suo sfavore, se cosi' si puo' dire. OpenBSD, e' sicuro di default, perche' quando lo installi, non ti viene attivato praticamente nessun demone...
    Dall'altra c'e' il motto "errare e' umano" e chi
    scrive codice _e'_ umano. Insomma, il buon senso
    suggerisce chiaro e tondo che un bug qua e la'
    finisce per scapparci sempre, prima o
    poi.
    Si, ma questi signori non prendono dei bei SOLDONI per software che fa schifo e diventa un bagno di sangue da gestireIo da parte mia sono favorevolissimo a questa iniziativa e ben venga che gli si possa chiedere conto. La BSA e' contraria? MA va? Vogliamo iniziare a vedere chi e' la BSA? Ma che mi facciano il piacere, ci sono software con bug NOTI che non vengono corretti da mesi. Con questa legge finalmente inizieranno a lavorare seriamente ed inizieranno a rilasciare specifiche VERITIERE e non a XXXXX tanto per accontentare questa o quella commissione (tantoi i sorgenti non li vedra' mai nessuno e le specifiche non si sapra' mai se sono veritiere o meno).
  • Anonimo codardo scrive:
    È tutto una questione di cifre.
    Si può fare ma sicuramente non a 10 euro l'ora...
    • xsxsxsxsxs scrive:
      Re: È tutto una questione di cifre.
      - Scritto da: Anonimo codardo
      Si può fare ma sicuramente non a 10 euro l'ora...E/O in quell'ora meno funzionalita' implementate...
  • Nome Cognome scrive:
    e poi....
    Nessuno publicherebbe poiu' le patch:Sarebbe un'ammissione di responsabilita sul cattivo funzionamento del software
    • jonbonjovi scrive:
      Re: e poi....
      quindi secondo te è meglio aspettare che qualche codice malevolo sfrutti la falla così tutti sapranno della vulnerabilità? o è meglio coprirla subito, prima che venga sfruttata?
    • xsxsxsxsxs scrive:
      Re: e poi....

      Sarebbe un'ammissione di responsabilita sul
      cattivo funzionamento del
      softwareMa no dai, le distribuirebbero dicendo che miglioranole prestazioni o che correggono probleminon critici altre balle e intanto si fissano anchei XXXXXX. :-)
    • Marcello Romani scrive:
      Re: e poi....
      Dipende da cosa dice la norma. Se si pretende che il software sia esente da bachi, o direttamente o prevedendo sanzioni spropositate nel caso di malfunzionamenti riconducibili ad "errori di programmazione", allora nessuno scriverebbe più software... Se invece si impone un periodo minimo di fornitura di aggiornamenti e patch e, ad esempio, un periodo massimo di tempo che deve intercorrere tra la scoperta di una patch e la sua correzione, allora forse non è una cosa così sbagliata...
  • Pippo Franco scrive:
    Mi pare giusto regolamentare.
    Se mi aprono la cassaforte sfruttando un difetto di progettazione posso citare la ditta produttrice per danni.Se rubano i codici delle carte di credito dal mio server sfruttando buchi di sicurezza del sistema operativo, io posso essere denunciato dai mie clienti, ma non posso denunciare la ditta che ha prodotto il software.La garanzie deve esistere visto che i software costano parecchio.
    • Zucca Vuota scrive:
      Re: Mi pare giusto regolamentare.
      - Scritto da: Pippo Franco
      La garanzie deve esistere visto che i software
      costano
      parecchio.Se questa idea passasse i costi di produzione aumenterebbero notevolmente (vedi, ad esempio, i costi dei dei software militari). Come conseguenza il costo sarebbe maggiore anche per i clienti. E solo poche grosse società potrebbero permettersi di utilizzare metodologie adeguate. Senza contare che il software moderno dipende da una serie incredibili di sottosistemi (hardware, software, firmware, rete) e non è possibile garantire la correttezza delle applicazioni perchè le interazioni stesse cambiano la natura del sistema.
      • pato scrive:
        Re: Mi pare giusto regolamentare.
        Con certe schifezze di programmi che si vedono in giro un minimo di garanzie è d'obbligo.Vada per i maggiori costi, rallentamento nella produzione, ma che senso ha fornire un prodotto ( o servizio ) malfunzionante ( buggato ) ?
        • Zucca Vuota scrive:
          Re: Mi pare giusto regolamentare.
          - Scritto da: pato
          Con certe schifezze di programmi che si vedono in
          giro un minimo di garanzie è
          d'obbligo.Costano! Il cliente è disposto a pagare 3-5 volte quello che paga ora? E come si identificano le responsabilità? Prendi il caso di Vista con le schede NVidia: il sistema crashava per colpa di driver e hardware mal fatto. La colpa è stata data a MS ma in realtà era di NVidia. Cosa sarebbe sucXXXXX con una legislazione simile?E quali sono le responsabilità di un programmatore, che lavora per hobby su un suo progetto e che rilascia questo codice (open source magari) gratuitamente? Ora come ora può dire che non dà alcun supporto.
          Vada per i maggiori costi, rallentamento nella
          produzione, ma che senso ha fornire un prodotto (
          o servizio ) malfunzionante ( buggato )
          ?E' il mercato che effettua la selezione del produttore (come è stato nelle ultimi decine di anni).
          • InvisibleHa nd scrive:
            Re: Mi pare giusto regolamentare.
            Piantiamola con 'sta XXXXXXX del mercato.MS non sarebbe dov'è, se il mercato funzionasse sul serio!P.S. prima che i troll si scatenino: dal punto di vista del cliente/utente, MS è in una posizione di sostanziale monopolio, senza fornitori alternativi. In pratica fa il prezzo che vuole. Ergo, il cliente/utente è nella posizione peggiore possibile.
          • xsxsxsxsxs scrive:
            Re: Mi pare giusto regolamentare.

            Costano! Il cliente è disposto a pagare 3-5 volte
            quello che paga ora?Se lo vuole certificato si, altrimenti no.
            E come si identificano le responsabilità?Come si fa in tanti altri ambiti.
            Prendi
            il caso di Vista con le schede NVidia: il sistema
            crashava per colpa di driver e hardware mal
            fatto. La colpa è stata data a MS ma in realtà
            era di NVidia. Cosa sarebbe sucXXXXX con una
            legislazione
            simile?Un errore che puo' capitare.Pagava Microsoft e appurato l'errore si rifacevasu NVidia.
            E quali sono le responsabilità di un
            programmatore, che lavora per hobby su un suo
            progetto e che rilascia questo codice (openChe ca$$o c'entra il cantinaro??Il cantinaro offrira' il suo lavoronegli ambiti in cui va bene cosi'.Il programmatore tipico, se non e' un dirigentenon ha alcuna resposabilita'.
            E' il mercato che effettua la selezione del
            produttore (come è stato nelle ultimi decine di
            anni).ROTFL
          • riddler scrive:
            Re: Mi pare giusto regolamentare.
            Tipicamente i pesci piccoli forniscono software migliore perche' da questo dipende la loro sopravvivenza. Hanno pochi clienti e se li deludono son dolori. Sono proprio i pesci grossi che vanno bacchettati. Microsoft puo' propinarci software come windows me o vista (di cui ho personalmente una pessima opinione) e la gente e' perlopiu' obbligata a comprarli.Cito MS non perche' sia l'anticristo ma perche' e' il piu' fulgido esempio di questo tipo di problema.
      • jfk scrive:
        Re: Mi pare giusto regolamentare.
        - Scritto da: Zucca Vuota
        - Scritto da: Pippo Franco


        La garanzie deve esistere visto che i software

        costano

        parecchio.

        Se questa idea passasse i costi di produzione
        aumenterebbero notevolmente (vedi, ad esempio, i
        costi dei dei software militari). Come
        conseguenza il costo sarebbe maggiore anche per i
        clienti. E solo poche grosse società potrebbero
        permettersi di utilizzare metodologie adeguate.
        Per i software militari, gia' oggi, chi sbaglia PAGA ed alla GRANDE anche.
        Senza contare che il software moderno dipende da
        una serie incredibili di sottosistemi (hardware,
        software, firmware, rete) e non è possibile
        garantire la correttezza delle applicazioni
        perchè le interazioni stesse cambiano la natura
        del
        sistema.Si ma intanto TUTTE le aziende che producono software, inzierebbero a reinvestire nei reparti beta tester e non come fa Microsoft (un nome a caso vista la sua popolarita') che fa fare agli utenti da beta tester. Ben venga quewsta iniziativa, sara' che senz'altro (i vari manager del cz) inizieranno a lavorare con il cervello e non solo con il budget. Una cosa e' un bug che ci scappa, un'altra e' che correggendo un bug ne implementi altri 30/40 o non te ne sbatti nulla per 6/7 mesi (vedi sempre l'azienda di cui sopra per esempio.
      • xsxsxsxsxs scrive:
        Re: Mi pare giusto regolamentare.

        Se questa idea passasse i costi di produzione
        aumenterebbero notevolmente (vedi, ad esempio, i
        costi dei dei software militari). ComeMa dipende dal campo d'applicazione:Se vuoi coprire un mercato delicato certifichiin un certo modo, altrimenti no.Se fai un software per il quale il committentenon richiede specifici standard di sicurezzasi fa come prima.Nel pubblico idem
      • Zorro scrive:
        Re: Mi pare giusto regolamentare.

        Se questa idea passasse i costi di produzione
        aumenterebbero notevolmente in realtà il problema è proprio l'opposto che il software costa poco perché la gente non gli da valore e non lo vuole pagare e quindi è pieno di bachi.Poi ci sono eccezioni di ditte che vendono milioni di pezzi e lo aggiustano solo se gli va,e incassano molto dalle molte licenze.
      • Funz scrive:
        Re: Mi pare giusto regolamentare.
        - Scritto da: Zucca Vuota
        - Scritto da: Pippo Franco


        La garanzie deve esistere visto che i software

        costano

        parecchio.

        Se questa idea passasse i costi di produzione
        aumenterebbero notevolmente (vedi, ad esempio, i
        costi dei dei software militari). Come
        conseguenza il costo sarebbe maggiore anche per i
        clienti. E solo poche grosse società potrebbero
        permettersi di utilizzare metodologie adeguate.Il cliente si accolla già adesso i costi dell'insicurezza dei sistemi che usa, solo che non sa quantificarli.E' il solito problema di percezione, per il quale una persona valuta molto più pesante un danno piccolo immediato (la spesa per la sicurezza) che il rischio di un danno ingente nel futuro.
    • Nicola scrive:
      Re: Mi pare giusto regolamentare.

      ma non posso denunciare la ditta che ha prodotto il software.Perchè no? Era open source?
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