La legge di Moore è viva e lotta insieme a noi

L'assunto del fondatore di Intel rivive nell'integrazione di ogni tipo di funzione nel cuore della CPU. I system-on-chip terranno in piedi per qualche anno le previsioni di crescita della potenza di calcolo

Roma – La legge di Moore è spacciata , annichilita , anzi no sta benissimo , o magari si prepara persino a essere superata da standard produttivi ancora più spinti e performanti. Ma in sostanza come sta questa benedetta legge di Moore, ha ancora un senso dare per scontato il raddoppio dei transistori in un chip (e quindi delle prestazioni dei microchip intelligenti) ogni 18 mesi nonostante la miniaturizzazione selvaggia e la complessità dei moderni pezzetti di silicio realizzati da Intel e compagnia?

“Contrariamente a quanto sostengono le speculazioni” risponde il vicepresidente di Intel Steve Smith in un’intervista, “noi siamo qui per dimostrare che la legge di Moore è viva e vegeta” e non è affetta da alcun rallentamento o prodromi di morte certa. Anticipando alcuni dei contenuti che verranno trattati nel corso del prossimo Intel Developer Forum di San Francisco, Smith dice che il segreto della lunga vita della celebre massima di Gordon Moore ora sta nell’integrazione delle tecnologie fondamentali nello stesso corpo di silicio.

“L’integrazione permette di avere piattaforme di computing mobile più piccole, migliori e più veloci” dice Smith, che vede nella fusione di elementi tenuti tradizionalmente separati nelle architetture di computing di classe x86 (standard che secondo alcuni sarebbe già dovuto soccombere parecchi anni or sono) la possibilità di continuare a incamerare potenza , ridurre lo spazio occupato e l’energia consumata offrendo nel contempo quel miglioramento prestazionale netto e progressivo che il mercato dà attualmente per scontato.

La tecnologia nota con il nome in codice di Nehalem , integrata nei chip commerciali Core i5 e i7, ha fatto intravedere parte di questo futuro di integrazione portando all’estinzione del northbridge sulla motherboard (uno dei due chip che formava l’architettura integrata presente) e spostando direttamente nel die del processore il canale di interconnessione con la memoria di sistema (ora noto come Quick Path Interconnect or QPI). Clarksfield, l’equivalente dei suddetti chip Core (“Lynnfield”) per sistemi portatili, andrà ancora più in là integrando anche il canale di controllo del bus PCI Express e della gestione dell’energia.

È questo il percorso scelto da Intel per suoi nuovi sistemi di computing, conferma Smith, sistemi che nel breve-medio periodo includeranno Pine Trail , la next-generation di processori Atom per netbook con integrato il chip grafico, e soprattutto la nuova tecnologia produttiva a 32 nanometri nota come Westmere. A quel punto (cioè nell’ultimo quarto del 2010, stando alla roadmap del chipmaker ) nei sistemi mobile si potrà cominciare a parlare di design realmente di tipo system-on-chip (SOC), perché un solo processore si occuperà sia dei calcoli che della gestione delle varie necessità di I/O del sistema senza il bisogno di delegare il compito ad altre componenti sulla motherboard.

Alfonso Maruccia

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