La sonda da inghiottire

Una nuova tecnica endoscopica permette di diagnosticare una grave patologia all'esofago senza interventi invasivi e con tanto di ricostruzione 3D del condotto. E in futuro si sonderanno anche colon, intestino tenue e stomaco
Una nuova tecnica endoscopica permette di diagnosticare una grave patologia all'esofago senza interventi invasivi e con tanto di ricostruzione 3D del condotto. E in futuro si sonderanno anche colon, intestino tenue e stomaco

Dai ricercatori del Massachusetts General Hospital di Boston arriva una nuova tecnica endoscopica ad alto contenuto tecnologico, una sonda facile da inserire e capace di produrre una rappresentazione 3D dell’esofago così da facilitare la diagnosi di una grave condizione patologica nota come esofago di Barrett .

Un sistema non nuovo né originale , quello di usare micro e nano-macchine per le attività diagnostiche in endoscopia, e che nel caso della nuova sonda statunitense è stato specificatamente studiato per verificare la conformazione delle pareti dell’esofago e l’eventuale presenza di lesioni ai tessuti.

Economica e non invasiva, la “pillola” viene inghiottita dal paziente mentre è collegata a un computer tramite cavo ottico: durante la discesa, la sonda “fotografa” sezioni dell’esofago tramite luce infrarossa inviando i dati al computer.


Le informazioni vengono infine sfruttate per ricostruire una rappresentazione tridimensionale dell’esofago, una rappresentazione che il medico potrà studiare per verificare l’eventuale presenza di problemi più o meno gravi – esofago di Barrett e non solo.

L’endoscopia tramite pillola non dura che pochi minuti, dicono i ricercatori, non richiede anestesia e non è né invasiva né dolorosa come i metodi diagnostici attuali. In prospettiva, oltre all’esofago si potrebbero valutare le condizioni anche di altri tratti dell’apparato digerente, inclusi stomaco, colon (tratto particolarmente soggetto all’insorgere di patologie) e intestino tenue.

Alfonso Maruccia

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16 01 2013
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