La Web Tax fa un passo avanti: l'apertura degli USA

La Web Tax fa un passo avanti: l'apertura degli USA

Il passo avanti della Web Tax è firmato da Janet Yellen, Segretario del Tesoro USA: sfila gli States dal Safe Harbour, autorizzando le trattative.
Il passo avanti della Web Tax è firmato da Janet Yellen, Segretario del Tesoro USA: sfila gli States dal Safe Harbour, autorizzando le trattative.

Dopo anni di tira e molla che hanno portato a nulla, la mossa decisiva arriva proprio dal “nemico”: gli USA hanno comunicato che non si opporranno più alla Web Tax, aprendo così un varco alle possibilità di procedere finalmente su questa strada. Cosa rappresenti questa apertura, però, resta ancora tutto da capire.

Un passo verso la Web Tax

La mossa USA è firmata dal Segretario del Tesoro, Janet Yellen, la quale avrebbe preannunciato un messaggio al G20 con il quale andrebbe a sfilare gli USA dal concetto di “Safe Harbour” per le proprie aziende. Formalmente, insomma, la Yellen andrebbe a togliere la chiave di quel meccanismo che consentiva alle Big Tech della Silicon Valley di accasarsi laddove più conveniente sarebbe stato il loro regime fiscale, alimentandone così gli introiti tra le ire della casse europee.

Tuttavia l’iniziativa ha duplice valenza. Difficile immaginare che gli USA gettino Google, Microsoft, Amazon, Apple e quante altre tra le fauci di una affamata Europa. Più probabilmente gli States hanno compreso che la posizione europea si è fatta a questo punto più radicale e si cerca di approdare a mutui consigli. Il “tesoretto” di una Web Tax non sarà a completo appannaggio europeo, ma sarà oggetto di trattative con gli USA, in cui rientrerà probabilmente un più alto numero di prodotti e servizi, fino ad approdare (come già da trattative OCSE) ad un nuovo equilibrio fiscale sovranazionale.

In ambito internazionale l’OCSE ha cercato di affrontare le sopra accennate problematiche con l’adozione del cosiddetto “pacchetto BEPS”, che consiste nell’adozione di standard internazionali e modalità di approccio comuni. Si tratta di 15 azioni, che identificano i principali settori di intervento necessari per affrontare l’erosione della base fiscale e lo spostamento dei profitti.

Alla loro elaborazione hanno contribuito i Paesi OCSE e del G 20; le misure proposte variano dall’elaborazione di standard minimi completamente nuovi alla revisione degli standard esistenti, ad approcci comuni che faciliteranno la convergenza delle pratiche nazionali ad indicazioni sulle migliori prassi

Camera dei Deputati

Che la si chiami Web Tax, Digital Tax o cos’altro, insomma, con questa mossa sicuramente si è avvicinata poiché finalmente è stato sbloccato un elemento ostativo che bloccava ogni trattativa. Tocca all’Europa far ora valere la propria voce al cospetto USA, per definire una volta per tutte tanto il profilo fiscale delle multinazionali, quanto il ruolo di Paesi come Irlanda, Olanda o Lussemburgo che negli anni erano diventati la nuova “casa” di grandi gruppi pronti a fuggire dalle proprie rispettive sedi nazionali.

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02 03 2021
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