Lavoro nell'IT, la concorrenza dell'Est europeo

Ne parla un esperto informatico che opera nel settore da molti anni e che lamenta non solo e non tanto la situazione attuale ma anche quella che si prospetta con la complicità dell'Unione Europea
Ne parla un esperto informatico che opera nel settore da molti anni e che lamenta non solo e non tanto la situazione attuale ma anche quella che si prospetta con la complicità dell'Unione Europea

Cara Redazione di Punto Informatico, vorrei dare il mio contributo al dibattito sul panorama IT nel mercato italiano. Premetto che ho 35 anni e come molti dei lettori che leggono ho passato gli ultimi 22 anni a “smanettare” sui vari pc. Tra il Commodore 64 del 1995 ed oggi ci sono di mezzo il diploma di perito informatico, la laurea in informatica e 9 anni di lavoro in diverse aziende, multinazionali e non, ricoprendo i diversi ruoli
classici del mondo IT: programmatore, team leader, application architect, project manager, etc. etc.

Il mondo del lavoro ti insegna soprattutto una cosa: l’IT in Italia non è un’opprtunità di crescita tecnologica per il paese, ma solamente un modo per ingrassare gli amici e i parenti della classe politica a suon di commesse milionarie. Il caso del Portale italia.it è solo l’ultimo di una serie di casi, trasversali a tutta l’Italia.

Ma questo non è l’unico male, ci sono altre considerazioni che non si possono tralasciare!
Nel 1998, in pieno boom new economy, si trovavano tanti lavori ben remunerati in questo campo, poi lo scoppio della bolla e da lì in poi sempre peggio, fino al precariato e lo sfruttamento. Ovviamente ci sono ancora le buone posizioni, ma in Italia sono sempre meno, anche per gli specialisti.
In altri paesi europei va meglio, ma il futuro non sarà così roseo neppure là.

Il software è il bene più facilmente delocalizzabile. Oggi c’è l’India, domani la Cina, entrambe già ampiamente sfruttate. Ma il vero pericolo per l’Italia viene da molto più vicino, da quell’Est europeo che è da poco entrato nell’UE e che a breve inizierà a beneficiare dei contributi in conto capitale (leggi FONDO PERDUTO) erogati dall’Unione Europea per nuovi investimenti in aree svantaggiate (obiettivo 1 e 2).

Un programmatore in Romania o Repubblica Ceca costa circa un ottavo rispetto ad uno italiano. Un sistemista pure. Diventeranno bravi quanto quelli italiani e se proprio serviranno sul territorio, in qualche ora di viaggio sono in Italia. Sono scenari già vissuti in altri settori, pur completamente diversi dal settore IT (Vedi i pizzaioli egiziani o i muratori albanesi).

È anche per questi motivi che personalmente non riesco a vedere il mio futuro in una di queste professioni, sebbene la passione sia tanta. Il rischio è che tra qualche anno l’azienda per cui si lavora decida di delocalizzare e a quel punto si rischia di diventare disoccupati a 40 anni, con tutti i problemi di “vecchiaia” che ne derivano. E più è grande l’Azienda e maggiore è la possibilità che dolocalizzi!

Per concludere, se pensate che già oggi in questo settore ci siano stipendi non adeguati alle vostre capacità, provate ad immagianare come potrà peggiorare nei prossimi anni.

Cordialmente,
E.B.

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05 03 2007
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