Le gogne online forse bruceranno

di Adele Chiodi - Per la seconda volta in pochi giorni la Corte Suprema degli Stati Uniti ha la possibilità di riportare incredibili normative nell'alveo della Giustizia. Il controllo voluto da certi sceriffi travolge il buon senso
di Adele Chiodi - Per la seconda volta in pochi giorni la Corte Suprema degli Stati Uniti ha la possibilità di riportare incredibili normative nell'alveo della Giustizia. Il controllo voluto da certi sceriffi travolge il buon senso


Roma – La pubblicazione online dei nomi, delle foto, degli indirizzi di residenza e di altri dettagli sulla vita di ex detenuti condannati a suo tempo per reati di pedofilia, una pratica che negli USA si è estesa a numerosi stati federali, potrebbe presto scontrarsi con il “no” della Corte Suprema degli Stati Uniti.

Almeno queste sono le speranze, dopoché nelle scorse ore a Washington è iniziato il dibattito sulla questione. Sono infatti diversi i giudici della Corte che sembrano temere quelle che a tutti gli effetti sono “gogne elettroniche”, capaci di rivelarsi una “seconda pena” a carico di chi ha già scontato il dovuto. Senza contare gli accertati problemi di sicurezza delle gogne stesse.

A difendere l’esposizione al pubblico di questi dati è l’amministrazione repubblicana e la polizia federale, secondo cui è diritto dei cittadini sapere se nelle vicinanze della propria abitazione vivono persone “potenzialmente pericolose”. E questo sebbene già sia possibile in tutti gli Stati Uniti conoscere queste informazioni recandosi presso il locale distretto di polizia.

Nei fatti le gogne stanno creando danni notevoli. A quelle persone che avendo sbagliato cercano successivamente di ricostruire la propria vita, sempre più spesso capita di vedersi rifiutare un lavoro, un mutuo o altro ancora. E questi dati sono ora sulle scrivanie dei massimi giudici statunitensi.

È una questione di civiltà giuridica, certo, ma sarebbe anche una sentenza emblematica quella che rimettesse al loro posto alcune iniziative di certi sceriffi americani, per ricondurre astruse velleità di controllo nell’alveo di un diritto più saldo e di una giustizia giusta.

Se la Corte deciderà nella direzione auspicata dai sostenitori delle libertà civili, l’informazione online disponibile al pubblico su Internet sarebbe limitata grandemente. E gli ex condannati avrebbero la possibilità di provare dinanzi a un tribunale, qualora gli fosse richiesto dagli stati di residenza, che non rappresentano più un pericolo sociale.

E questo nulla toglierebbe alla legittima preoccupazione di quei genitori che temono per la sorte dei figli. Per loro c’è il distretto di polizia. Per gli ex detenuti, invece, c’è la possibilità di rifarsi un’esistenza.

Adele Chiodi

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14 11 2002
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