Le major contro il P2P in UK

La crociata dei discografici americani contro gli utenti del peer-to-peer ispira anche le associazioni di categoria britanniche che, come quelle italiane, si preparano alla guerra totale contro gli utenti


Londra – Presto gli utenti del peer-to-peer britannici dovranno guardarsi le spalle, soprattutto se utilizzano i network di file sharing per condividere file protetti da diritto d’autore: questo è il messaggio lanciato ieri dalle major in Gran Bretagna, uno dei paesi europei dove più alta è la penetrazione di computer e internet.

L’associazione locale dei fonografici, la British Phonographic Industry , per gli amici BPI, sta valutando i risultati fin qui ottenuti dalla “sorella americana”, la RIAA che, come noto, da lunghi mesi ha iniziato a denunciare uno per uno gli utenti più appassionati dei sistemi di sharing.

La considerazione della BPI è che poiché negli States i primi risultati iniziano a farsi vedere , dunque l’idea della RIAA è degna di essere replicata con successo anche nelle isole britanniche.

I dirigenti dell’associazione hanno spiegato ai reporter nelle scorse ore che sono due i punti fondamentali che tutti dovrebbero considerare con attenzione: il primo è che condividere file protetti da diritto d’autore via internet è illegale perché viola le leggi vigenti se non avviene con l’autorizzazione di chi detiene quei diritti; il secondo è che il progressivo aumento nell’uso di questi sistemi e i danni che ciò sta arrecando al mondo musicale non saranno ignorati .

“L’industria musicale – ha spiegato l’associazione – difenderà i propri diritti previsti dalla legge, sia contro chi commercia illegalmente in CD masterizzati sul mercato nero sia chi condivide illegalmente file su internet”.

Va detto che BPI ancora deve definire, almeno così sembra, una strategia legale di attacco e ha confermato di non aver ancora deciso quando prenderà le prime iniziative legali. Ha specificato, comunque, che quando queste partiranno, saranno con ogni probabilità denunce all’autorità giudiziaria e saranno dirette in primis contro i cosiddetti grandi condivisori , coloro cioè che mettono a disposizione degli altri utenti nei sistemi di sharing notevoli quantità di file protetti da diritto d’autore.

Da segnalare che le dichiarazioni della BPI arrivano a poche ore da quelle della Federazione contro la pirateria musicale italiana , dichiarazioni che annunciano una prossima attività anti-P2P anche nel nostro paese.

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