Le regole per ridurre le licenze open source

OSI si prepara a varare alcune regole che dovrebbero frenare la moltiplicazione delle licenze open. Lo scopo è promuovere la diffusione solo di quelle principali ed aumentare così le certezze di chi le adotta
OSI si prepara a varare alcune regole che dovrebbero frenare la moltiplicazione delle licenze open. Lo scopo è promuovere la diffusione solo di quelle principali ed aumentare così le certezze di chi le adotta


San Francisco (USA) – Nonostante il recente avvicendamento al vertice dell’Open Source Initiative ( OSI ), che ha visto Michael Tiemann assumere la carica di presidente ad interim, la nota organizzazione sembra decisa a portare avanti una questione particolarmente cara al suo ex leader, Russ Nelson: frenare la proliferazione delle licenze open source e razionalizzare il processo di approvazione delle nuove licenze.

Oggi le licenze open source sono più di 50 e il motivo è che ogni azienda di un certo calibro, come IBM, Sun o Intel, ha voluto creare la propria: quasi tutte si ispirano alle licenze Mozilla e BSD e, spesso, le differenze tra un e l’altra sono minime. Il problema, secondo molti, è che un numero troppo elevato di licenze finisce per confondere gli utenti e ostacolare la condivisione e il riutilizzo del codice.

Come primo passo per risolvere la situazione l’OSI ha in progetto di selezionare un ristretto numero di licenze da promuovere come “preferite”: l’organizzazione non ha ancora fatto sapere a quali licenze assegnerà il “bollino blu”, tuttavia è lecito attendersi che tra queste compariranno le già citate Mozilla, BSD e probabilmente anche l’Apache e la Common Public License di IBM.

Il secondo passo dell’OSI sarà quello di aggiungere alle condizioni che regolano l’approvazione di una licenza open source tre nuove clausole, già annunciate lo scorso marzo: queste richiedono che le licenze siano scritte in modo chiaro, semplice e ben comprensibile, siano riusabili e non si limitino a clonare le licenze già esistenti.

Proprio nei giorni scorsi Intel ha voluto lanciare la prima pietra revocando la propria licenza open source: il colosso ha invitato anche gli altri produttori a fare lo stesso e contribuire a migliorare e diffondere le licenze open source già in circolazione.

Un portavoce di Sun ha affermato che la propria CDDL (Community Development and Distribution License) è “un buon punto di partenza per fermare la proliferazione di nuove licenze”.

La nuova strategia dell’OSI è stata annunciata di recente insieme al varo di alcune nuove attività: tra queste vi sono la creazione di un registro globale dei progetti open source, la definizione di “Open Standards”, e la promozione di un maggior numero di iniziative ed eventi a livello internazionale per la promozione del software aperto.

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07 04 2005
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