Liberate Elvis!

di A. Canova - Parte la campagna per portare il diritto d'autore da 50 a 95 anni nella UE, come già accaduto negli States. L'industria sostiene le iniziative per non perdere profitti stellari su produzioni vecchissime
di A. Canova - Parte la campagna per portare il diritto d'autore da 50 a 95 anni nella UE, come già accaduto negli States. L'industria sostiene le iniziative per non perdere profitti stellari su produzioni vecchissime


Roma – Sono passati 50 anni da quando venne pubblicata per la prima volta negli Stati Uniti. Eppure, non senza sorpresa, ora la ritroviamo tra i primi 20 single (ma la scorsa settimana era in terza posizione) della classifica della BBC . Stiamo parlando di “That’s all right (mama)”, di Elvis Presley, non a caso “The King”.

Eppure i fan del molleggiato a stelle e strisce hanno probabilmente poco di cui rallegrarsi, poiché il clamoroso quanto postumo successo rischia di generare un nuovo scandalo copyright. “Liberate Topolino” , diceva Lawrence Lessig. “Liberate Elvis” , vorremmo non dover dire.

La questione è semplice: nell’Unione Europea, e quindi anche in Italia ed in Gran Bretagna, la durata dei cosiddetti diritti connessi del produttore di fonogrammi (volgarmente: dischi) sulla fissazione di un’esecuzione (volgarmente: registrazione) è di 50 anni dalla data di pubblicazione (articolo 75 della legge n. 633/1941 sul diritto d’autore). Questo significa che, a partire dal primo gennaio dell’anno successivo, i diritti sulla fissazione cadono in regime di cosiddetto “pubblico dominio”, ovvero la registrazione è lecitamente utilizzabile da chiunque. Si tratta della ragione per la quale molte raccolte di vecchi successi degli anni ’40 o ’50 si possono trovare spesso in vendita a prezzi irrisori, non dovendosi i produttori accollare i diritti di riproduzione sulle canzoni.

Così, alla BMG, titolare dei diritti connessi sul master della registrazione di “That’s all right”, già hanno cominciato a fare i conti sulle perdite causate dalla caduta in regime di pubblico dominio della fissazione. E qualcuno ha già in mente di proporre, anche per l’Unione Europea, una estensione del periodo di tutela dei produttori discografici, sulla scorta del “Sonny Bono Copyright Term Extension Act”, con il quale gli Stati Uniti hanno portato tale termine a 95 anni dalla data di registrazione , con grande soddisfazione, come sappiamo, della Walt Disney, che ha così scongiurato il pericolo di veder liberamente utilizzata l’immagine di Topolino.

In particolare, il presidente della British Phonographic Industry, Peter Jamieson, ha dichiarato che (traduzione libera) “il termine del diritto d’autore sulle registrazioni del periodo di esplosione della musica pop, fine degli anni ’50 e anni ’60, che non riguarda solo i Beatles ma anche molti altri artisti inglesi, è poco lontano. Se nulla verrà fatto, gli artisti subiranno gravi perdite per le mancate vendite, non solo nel Regno Unito, ma in tutto il mondo”.

A rincarare la dose ci pensa Bruce Welch, bassista degli Shadows, storico gruppo di supporto di Cliff Richard, appena reduce da un trionfale tour di 37 date in Inghilterra: “E’ spaventoso! Il nostro materiale vende ancora. Vorrei che il periodo (di durata dei diritti sulle registrazioni) venisse esteso quanto prima, e 95 anni mi sembrano adeguati”.

Fuori dallo UK è ovviamente la IFPI (International Federation of Phonographic Industry) a fare gli interessi dei discografici, con una campagna che mira a rendere i legislatori maggiormente sensibili alla questione: “Stiamo sfruttando tutti i mezzi per evidenziare il problema durante i meeting con la Commissione ed i membri del parlamento europeo”, ha dichiarato Francine Cunningham, responsabile delle comunicazioni della Federazione.
Ora, è naturalmente legittimo che i portatori di un interesse meritevole di tutela sensibilizzino gli organi legislativi. Il punto tuttavia è: come possono considerarsi interessi meritevoli di tutela i diritti d’autore scaduti o in scadenza ?

In un momento storico in cui internet ha messo in crisi l’essenza stessa del copyright, i grandi detentori di diritti d’autore (l’industria del disco e del cinema, su tutti) hanno mostrato di non accettare in alcun modo il dialogo sulla possibile revisione di un istituto nato per favorire la diffusione delle opere e trasformatosi, almeno secondo alcuni, in un mezzo di conservazione di posizioni di mercato ed, anzi, stanno spingendo per modificare il quadro normativo onde evitare perdite economiche a causa delle mancate vendite.

In questo modo viene messo in discussione il contratto sociale alla base del diritto d’autore, in forza del quale lo Stato riconosce a privati cittadini un diritto esclusivo e monopolistico, ma necessariamente limitato nel tempo, sulle loro opere dell’ingegno, in cambio della libera disponibilità delle stesse per tutta la collettività, una volta scaduto il termine di esclusiva. Ora invece abbiamo soggetti che hanno accettato quel contratto sociale, si sono legittimamente arricchiti in forza di esso ed tuttavia chiedono che sia modificato per poter evitare di arricchirsi in misura minore.

Per concludere, da alcuni anni a questa parte, l’industria della musica ha tentato, con non poca fatica, di far comprendere ai cittadini quanto prezioso fosse il lavoro creativo degli artisti e quanto spregevole dovesse essere considerato il furto delle loro opere attuato mediante lo scambio indiscriminato di mp3 sulle reti peer-to-peer.

Da parte mia, come comune cittadino, vorrei fare altrettanto. Vorrei sensibilizzare il Legislatore sul valore del contratto sociale alla base del diritto d’autore affinché esso sia rispettato. Viceversa, io stesso sarò vittima di un furto da parte dell’industria discografica, perché ho pagato in anticipo sotto forma di diritto esclusivo di sfruttamento patrimoniale ed ora chiedo “That’s all right” sotto forma di opera dell’ingegno in regime di pubblico dominio.

Alessio Canova
Responsabile Patnet.it

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20 07 2004
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