Libertà digitali, le pressioni dell'11/9

Un rapporto redatto da EPIC e Privacy International testimonia come in mezzo mondo siano passate leggi sul monitoraggio delle comunicazioni un tempo ostacolate


Roma – L’edizione 2002 del rapporto “Privacy and Human Rights: An International Survey of Privacy Law and Practices” redatto dalle associazioni pro-privacy EPIC e Privacy International contiene numerosi riferimenti all’11 settembere, testimoniando il “giro di vite” che hanno subito le libertà digitali nel corso di questi ultimi 12 mesi in mezzo mondo.

Lo studio racconta come per i governi, soprattutto occidentali, gli attentati di New York e Washington abbiano consentito l’adozione di normative di sicurezza che fino a quel momento erano ostacolate con successo da coloro che erano contrari a maggiori poteri di controllo in un mondo che è sempre più legato alle tecnologie digitali.

Gli Stati Uniti, dove sono passati il Patriot Act e una serie di altri provvedimenti che allargano i poteri di indagine delle polizie, sono però in buona compagnia. Il rapporto evidenzia normative restrittive e di sicurezza in tema elettronico in Russia, Australia, India, Canada e Singapore. Molti poi i paesi dell’Unione Europea che hanno passato norme speciali, come Gran Bretagna, Francia, Germania, Danimarca, Svezia e Austria. Il tutto condito dalla decisione della UE di approvare una contestata direttiva su data retention e dintorni.

Secondo i redattori dello studio, ciò che è maggiormente inquietante è il fatto che molte di queste normative sono passate di fatto sull’onda di una emotività diffusa e non hanno subito il necessario scrutinio né sono figlie di sufficienti dibattiti pubblici. Il mondo, a cominciare da quello elettronico, è cambiato forse troppo velocemente quando si viene alla legislazione…

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