Libro digitale, lo standard da riscrivere

Editori ormai convinti della necessità di uno standard: per rimuovere gli ultimi ostacoli e scommettere sul nuovo mezzo. Con lo spettro della pirateria, e l'esempio della musica

Roma – Mentre divampa la battaglia sul controllo del mercato degli e-book, gli editori stanno cercando di iniziare a unirsi sotto un’unica bandiera: un formato universale degli libri digitali.

Già la scelta potrebbe da sola significare il cambiamento di rotta degli editori, finora scettici rispetto al nuovo mezzo. Vedrebbero, insomma, con favore gli e-book, vero e proprio futuro del settore: da un lato lo sviluppo dei tablet, dall’altro le possibilità ancora inespresse dei libri nelle nuove forme, sono due degli elementi che concorrono a costruire questo ottimismo.

Per questo è giunto il momento di superare le divisioni tra i vari dispositivi, perché la vera evoluzione del mercato sarà possibile solo se i lettori potranno usufruire di maggiori libertà e non inferiori rispetto al mezzo precedente: consultare un libro liberamente sul mezzo desiderato, è l’idea che sembra circolare tra gli editori, o anche prestarlo non possono essere ostacoli concepibili.

David Shanks della Penguin ha affermato che: “Il nostro più grande desiderio è che tutti i dispositivi diventino agnostici, così da non avere formati proprietari e permettere agli utenti di leggere ciò che vogliono dove vogliono”.

Alcuni errori, sottolinea poi Susan Petersen Kennedy, presidente Penguin, sono stati già commessi dall’industria musicale (fra i quali la lotta sui sistemi di distribuzione): quindi, afferma, “non bisogna ripeterli”. Il business sta cambiando e non si può rimanere incatenati a vecchi modelli. Questo significa, tra l’altro, secondo Kennedy, che l’editoria diventerà, come l’industria del cinema, “più concentrata sui blockbuster”: titoli su cui muovere la macchina da guerra del marketing.

Tuttavia c’è un altro elefante nella stanza, e si chiama pirateria: proprio parlando dell’industria musicale salta alla mente il teme. Per gli editori avere uno standard significa anche provare a stabilire un sistema DRM (e un sistema distributivo) in grado di contrastarla.

Claudio Tamburrino

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  • il signor rossi scrive:
    Che stupido!!!
    4 milioni di utenti? Aveva trovato la gallina dalle uova d'oro... la laurea la prendeva da qualche altra parte... questa storia mi pare falsa. Se qualcuno riesce a metter su un social network che non si chiami facebook e raggranella in poco tempo 4 milioni di utenti l'ultima cosa che fa è metterlo offline!
  • def scrive:
    Ridicoli
    Ridicoli.Allora chiudiamo direttamente Internet, che non si sa mai che la gente possa flirtare online, di scambiarsi messaggi dal sapore piccante .
    • Eugenio Odorifero scrive:
      Re: Ridicoli
      Sta buono che se Internet fosse nata in Italia invece che negli USA sarebbe stata chiusa da 'mo.
  • Sgabbio scrive:
    Assurdità
    Come da titolo.
    • giuffre scrive:
      Re: Assurdità
      si questo e' un patacca, se veramente era un sito da 4 milioni di utenti il tipo poteva starsene su un'isola a vivere di rendita fottendosene allegramente della laurea
    • ephestione scrive:
      Re: Assurdità
      invece di premiarlo... "di zuckerberg ce ne deve essere uno solo" :pLe 300 sterline le finanzia con gli introiti pubblicitari, e dopo la laurea sporge denuncia all'università :D
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