Lo smartphone Ubuntu si finanzia da sé

Canonical lancia una campagna di raccolta fondi per lanciare un'edizione limitata di un telefonino fuoriserie. L'Edge. Servono oltre 30 milioni di dollari per raggiungere l'obiettivo

Roma – Un rettangolo nero di acciaio e vetro zaffiro, con dentro abbastanza potenza da sostenere le app di un telefono assieme alle applicazioni di un PC desktop. La chiamano la “Formula 1” degli smartphone, il suo nome di battaglia sarà Ubuntu Edge: Canonical ha deciso di ballare da sola, almeno per il momento, nell’arena mobile e si è rivolta agli appassionati per un’operazione di crowdfunding in grande stile. In un mese occorrerà raccogliere 32 milioni di dollari via Indiegogo per trasformare lo smartphone da sogno di Mark Shuttleworth in realtà.

Le specifiche tecniche dell’Edge sono interessanti: schermo da 4,5 pollici, con densità dei pixel contenuta (1280×720, non oltre i 300ppi: secondo Canonical la corsa ai megapixel deve finire anche per gli schermi dei cellulari, a favore piuttosto di gamma dinamica e fedeltà cromatica), processore multi-core imprecisato ma scelto con il criterio de “il più veloce del mercato”, 4GB di RAM e 128GB a disposizione per lo storage. Fotocamera posteriore da 8 megapixel con la promessa di scattare bene anche con luce scarsa, anteriore da 2 megapixel. Anche la batteria sarà particolare, sfrutterà infatti una tecnologia che al momento non è sul mercato ( silicon-anode ) ma che offre delle potenzialità notevoli. Nessun compromesso anche lato connettività: doppia antenna LTE (Edge sarà compatibile con tutte le specifiche 4G in circolazione), WiFi, Bluetooth 4, NFC. Completano il quadro accelerometro, giroscopio, sensore di prossimità, bussola, barometro, e con la porta HDMI integrata basterà collegarsi a qualsiasi schermo compatibile per utilizzare Ubuntu desktop che gira sullo stesso hardware.

Il concetto base che infatti permea il progetto Edge è la convergenza : stessa esperienza utente, o quasi, su smartphone e schermi di dimensione maggiore. Analogamente a quanto è già possibile fare con Ubuntu per Android , si potrà utilizzare contemporaneamente il proprio smartphone come telefono e, collegando uno schermo, anche come motore di un vero e proprio desktop a cui collegare tastiera e mouse. I sistemi condividono rubrica, messaggi di posta, agenda, si può interagire col telefono dallo schermo del PC, se si ascolta la musica su una piattaforma si può proseguire l’ascolto sull’altra, e lo stesso vale per la modifica dei propri documenti. Il telefono può anche funzionare con Android (sarà dual-boot), ma ovviamente l’obiettivo di Canonical è quello di traghettare quanti più utenti è possibile sul proprio sistema, addolcendo la pillola per le aziende con tutti i servizi cloud sviluppati appositamente per loro.

Nelle mire di Canonical c’è un lancio programmato per maggio 2014 : se entro 30 giorni saranno stati racimolati 32 milioni di dollari (all’incirca 24 milioni di euro), inizieranno i lavori che garantiranno per l’anno prossimo l’arrivo nelle mani di chi offrirà 830 dollari alla causa (+30 per le spese di spedizione, più eventuali tasse di importazione e imposte sugli acquisti) un telefono siffatto. Al momento sono stati raccolti all’incirca 3,5 milioni, ovvero il 10 per cento della somma: tanti soldi, ma non abbastanza per consentire all’Ubuntu Edge di abbandonare i tavoli dei designer ed entrare in produzione. Stando a quanto spiega Shuttleworth, i produttori che già collaborano con le altri grande aziende che producono smartphone non sono interessati alla produzione di piccole quantità di terminali così costosi, puntando piuttosto ai grandi numeri per generare interessanti economie di scala: da qui la necessità di lanciare questa campagna di crowdfunding.

A conti fatti, le specifiche tecniche dichiarate probabilmente valgono sul mercato un cartellino da 630 euro (a cui sommare tasse e spese di spedizione): ma 1 anno è un tempo lunghissimo nel mondo mobile e, sebbene le intenzioni di Canonical siano ottime, si tratta in questo caso di anticipare molti soldi a un produttore con zero risultati nel paniere e sperare che tra 12 mesi il prodotto consegnato sia all’altezza delle aspettative e soprattutto non superato dalle altre novità sul mercato. In altre parole , un’azienda privata come Canonical chiede agli utenti di assumersi il rischio dell’investimento : comunque la si guardi, una procedura poco ortodossa.

Se mancherà l’obiettivo dei 32 milioni, Canonical abbandonerà il progetto Edge e si dedicherà ad altri smartphone realizzati per vie più tradizionali insieme a partner consolidati: sta insomma agli appassionati dimostrare di credere nelle doti del primo Ubuntufonino mettendo mano al portafogli per sostenere l’iniziativa. Allo stesso tempo, sulla piazza ci sono altri prodotti concorrenti che puntano a rilanciare Linux su piattaforma smartphone oltre Android: Firefox OS , Jolla e Tizen sono i tre più titolati a tentare, come Ubuntu, la scalata.

Luca Annunziata

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

  • unaDuraLezione scrive:
    Re: Fai entrare gli ignoranti...
    contenuto non disponibile
  • Aniello Caputo scrive:
    ma che me ne frega a me di gugol
    ma che me ne frega a me di gugol
  • Federico scrive:
    perplesso
    Non mi ero mai posto questo problema. In effetti in qualche caso potrebbe essere una fastidiosa violazione della privacy: se io cerco "emilio fede nudo" non voglio che il sito di destinazione (e nemmeno la neuro deliri) lo sappia.I referer si possono nascondere con un'estensione di Firefox, e forse ci sono estensioni simili per gli altri browser. Ma questo serve a poco: primo perché aggiungere estensioni ai browser significa dover acquistare nuova RAM, visto quanto fanno SCHIFO tutti i browser esistenti, sviluppati da mentecatti che evidentemente nemmeno usano i loro prodotti; secondo perché la gente non sa cosa sia un referer (nemmeno l'autrice dell'articolo, credo) e nemmeno un'estensione.Da una parte, l'informazione sarebbe l'unica soluzione al problema... dall'altra, non vedo perché tutti debbano sapere questo genere di cose. In genere chi si lamenta della disinformazione informatica non sa accendere una lavatrice, quindi faccio fatica a prendere sul serio certi discorsi.Ma fare causa a Google non mi sembra una gran soluzione. Sia perché qualsiasi quantità di denaro un tribunale possa chiedere a Google sarà sempre meno di quello che guadagnano in un secondo... sia perché gli URL contenenti le parole chiave sono utili. Ti permettono di aggiungere una ricerca ai preferiti, o di linkla su un blog. Non a caso, tutti i motori di ricerca, e tutti i siti che hanno una ricerca interna, usano questa tecnica. Le parole chiave si possono anche nascondere (tecnicamente si inviano col metodo post anziché get) ma questo rende i siti meno usabili.
  • AxAx scrive:
    Credo che fare il legal troll...
    sia la professione del futuro.Dati i costi ed il fatto che comunque le sentenze hanno la stessa percentuale di esattezza che potresti ottenere gratis lanciando una moneta. le aziende preferiscono pagare a priori mettendo questi costi nel bilancio preventivo.
  • uTonto scrive:
    Ma....
    Io non amo Google e soci visto che moralmente fanno schifo ( vedi le tasse che non pagano ) e tante altre cose che fanno....ma questa cosa è ridicola
    • krane scrive:
      Re: Ma....
      - Scritto da: uTonto
      Io non amo Google e soci visto che moralmente
      fanno schifo ( vedi le tasse che non pagano ) e
      tante altre cose che fanno....Tasse che non pagano ? Mica fanno niente di illegale.
  • Sandro kensan scrive:
    Queste associazioni sono incredibili
    Queste associazioni che si battono per la privacy sono peggio dei patent troll. Ci vorrebbe una bella legge per incutere loro un po' di timore nel caso in cui mettono in difficoltà il funzionamento della Rete.Non si può fare una causa contro i referrer e spillare soldi a Google per questo, vuol dire non volere che Internet funzioni.
  • unaDuraLezione scrive:
    Acqua calda...
    contenuto non disponibile
Chiudi i commenti