L'occhio bionico ci vede

Chip sensibili ai segnali luminosi impiantati sul fondo della retina, telecamere negli occhiali. E un paziente completamente cieco ritorna a vedere

Roma – I medici dell’ospedale Moorfields Eye, a Londra, hanno impiantato in due pazienti totalmente ciechi un microchip che ha permesso loro di riacquistare parzialmente la vista. Dopo svariate ricerche e sperimentazioni , l’occhio bionico approda così negli ospedali per l’impianto nei soggetti volontari.

Il dispositivo è realizzato della società americana Second Sight e prevede l’installazione di un chip sul fondo della retina di quelle persone che hanno perso la vista a causa di malattie degenerative come la retinite pigmentosa : il chip è dotato di elettrodi sensibili ai segnali inviati da una piccola videocamera montata su un paio di occhiali, ed è connesso al nervo ottico per l’invio diretto delle informazioni al cervello che si incaricherà della loro interpretazione.

Il transumanesimo imperfetto del nuovo cyber-occhio prevede poi che la suddetta cam sia collegata a un apparato montato all’altezza della vita, che la alimenta e elabora digitalmente le immagini prima di inviarle al chip retinico.

I risultati fatti registrare dall’impianto appaiono molto incoraggianti : i due uomini sulla cinquantina operati nel nosocomio londinese erano affetti proprio da retinite pigmentosa, incapacitati per questo a vedere, ma dopo l’operazione durata tre ore sono stati in grado di riconoscere semplici oggetti, andare in giro e muoversi senza la necessità di accompagnamento o di un cane guida.

Il chip impiantato non è ancora in grado di replicare fedelmente lo straordinario lavoro caratteristico della retina umana, limitandosi attualmente a restituire immagini su una griglia di elettrodi di 10×6. Un risultato che è comunque migliore di quello del prototipo , impiantato già a partire del 2002, con una griglia di elettrodi di 4×4. Oltre ai due uomini inglesi, la sperimentazione del sistema di Second Sight interesserà altri tredici pazienti sparsi negli Stati Uniti, in Europa e in Messico.

Secondo il parere dei medici, l’adattamento del soggetto all’impianto dovrebbe durare alcuni mesi, periodo dopo il quale il dispositivo dovrebbe dispiegare tutti i propri effetti positivi sulla vista e la qualità di vita generale del paziente.

Non mancano le testimonianze a riguardo: Linda Morfoot, californiana di 64 anni a cui hanno diagnosticato la retinite pigmentosa a 21 anni, è divenuta quasi completamente cieca verso i 50; dopo l’impianto di un chip a 16 elettrodi nel 2004, ha ricominciato una nuova vita . “Posso tirare a canestro con mio nipote, posso camminare su un marciapiede. Posso trovare la porta per uscire da una stanza, e posso vedere mia nipote che danza sulla scena” dice Morfoot.

L’impianto del cyber-occhio le ha permesso di osservare la statua della libertà a New York e le luci della notte parigina dall’alto della Torre Eiffel. Sensazioni e visioni che l’hanno fatta sentire “più connessa a quello che c’è intorno a me”.

Alfonso Maruccia

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