Ma Gnutella2 sta arrivando!

E preannuncia un terremoto. Il futuro network di file-swapping, finora costretto in un sistema tecnologico troppo lento e complesso, sembra riservare numerose sorprese. E prepara il terreno al dopo Napster
E preannuncia un terremoto. Il futuro network di file-swapping, finora costretto in un sistema tecnologico troppo lento e complesso, sembra riservare numerose sorprese. E prepara il terreno al dopo Napster


Web – “Il nostro scopo è sviluppare Gnutella2, un client Gnutella open source sufficientemente stabile da mantenere gratuita la musica online!”: così il sito di GnutellaWorld accoglie il visitatore. Il sito, uno dei più noti tra i gnutellomani, è al centro dello sviluppo di una nuova versione del sistema di file-swapping, l’unico ad aver occupato le prime pagine dei giornali di mezzo mondo in piena epoca Napster.

Afferma J.C. Nicholas, animatore di GnutellaWorld: “Stiamo per produrre un terremoto su Internet che porterà ad una nuova visione della Rete, e ad un sacco di benefici per l’umanità”. Nicholas non sembra disposto a lesinare sulle ambizioni: “Credo che questa sarà la più grande rivoluzione dai tempi di Linux. Rivoluzionerà il modo in cui scambiamo informazioni su Internet”.

Ma cos’è Gnutella2? Costretto ad un ruolo parziale nel mondo del file-swapping per la difficoltà d’uso e la lentezza del network, il software di Gnutella non si basa su server centralizzati come Napster ma su un peer-to-peer autentico, ovvero sullo scambio di dati tra i computer degli utenti connessi. Questo apre la porta ad una serie di problemi finora affrontati “solo” da circa un milione di utenti, quanti si stimano essere gli utilizzatori di Gnutella oggi nel mondo. Gnutella2 si propone di cambiare le carte in tavola.

Secondo Nicholas, il team di sviluppatori ha superato gran parte dei problemi di lentezza e “stallo” che si sono finora verificati con Gnutella . Sebbene non abbia ancora rilasciato specifiche chiare, l’idea è quella di limitare il numero di file che possono circolare da ogni singolo utente contestualmente e la creazione “spontanea” di quelli che qualcuno chiama “super peers”, ovvero computer che assumano le funzioni di proxy sulla Rete per “dare una mano” ai computer più lenti che, in questo modo, non rallenterebbero la performance complessiva.

Altro problema che Nicholas e i suoi sembrano abbiano affrontato è la scalabilità di Gnutella, ovvero la possibilità di gestire numerose connessioni contestuali. “Stiamo lavorando su una versione di Gnutella – ha detto – in grado di reggere fino a più di 20 milioni di utenti”.


Dato di un certo interesse è l’inserimento in Gnutella2 di un plug-in per il “computing distribuito”, cioè in grado di concentrare risorse dei singoli computer che lo utilizzano per uno scopo di “calcolo collettivo” capace di trasformare numerosi piccoli contributi individuali in un unico potente sforzo. Qualcosa che ricorda da vicino il progetto SETI@HOME , che ha portato alla collaborazione di milioni di utenti i quali, insieme, sviluppano una capacità di calcolo assolutamente impressionante.

I primi tre progetti a cui sarà dedicato questo sforzo collettivo sono assolutamente ambiziosi: individuazione del perché le cellule invecchiano; una cura per l’AIDS e il cancro; una soluzione per il “buco” nello strato di Ozono.

In attesa di Gnutella2, sta arrivando proprio in queste ore Gnutella 0.93, software che aggiunge cosine carine come un elemento grafico per il download, una migliore gestione della banda utilizzata e una directory di download temporanea.

Contro GnutellaWorld e in generale contro la comunità di Gnutella, se la nuova versione prenderà piede come spera Nicholas, c’è da aspettarsi qualche iniziativa da parte delle industrie della musica e del cinema, già responsabili delle denunce contro altri sistemi di file-swapping, come Napster o Scour.

Ma gli sviluppatori sono tutt’altro che intimoriti, vista anche la natura “sfuggente” di Gnutella, e Nicholas si lancia nell’affermare che “l’industria musicale è veramente terrorizzata che la musica digitale diventi incontrollabile. Naturalmente, la gente la vuole gratis. L’industria deve trovare un altro modello di business. Se non reagiscono rapidamente, già l’anno prossimo potrebbero essere fuori mercato”.

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29 01 2001
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