Maryland, vietato chiedere password ai dipendenti

E' passata la legge che vieta ai dirigenti di richiedere ai lavoratori i dati di accesso ai social network. Gli attivisti esultano. La Camera di Commercio no. Molti altri stati seguiranno l'esempio
E' passata la legge che vieta ai dirigenti di richiedere ai lavoratori i dati di accesso ai social network. Gli attivisti esultano. La Camera di Commercio no. Molti altri stati seguiranno l'esempio

Il Maryland potrebbe essere il primo stato USA a proibire la pratica dei datori di lavoro di richiedere ai propri dipendenti le credenziali di accesso ai siti di social networking. L’Assemblea Generale del Maryland ha, infatti, approvato una legge che vieta questa abitudine che si sta diffondendo a macchia d’olio tra le aziende statunitensi.

Nella normativa in questione si spiega che il datore di lavoro non può “richiedere o esigere che un dipendente o un candidato riveli qualsiasi nome utente, password o altri mezzi per accedere a un account personale”. La legge inoltre specifica che il dirigente non può intraprendere “azioni disciplinari” se il “lavoratore si rifiuta di fornire la password e le relative informazioni”. Infine, il datore di lavoro non può “scaricare informazioni specifiche” sui propri dipendenti.
La legge è passata in entrambe le Camere dell’Assemblea Generale ed ha avuto particolare successo al Senato, dove è stata praticamente approvata all’unanimità con 128 voti favorevoli e appena 10 contrari. Ora si attende la firma del Governatore del Maryland, Martin O ‘Malley.

Non è un caso che il primo stato USA a bloccare, una volta per tutte, questa palese violazione della privacy sia proprio il Maryland. Fu qui che scoppiò il caso di Robert Collins , un giovane al quale, durante un colloquio di lavoro alla Division of Corrections Maryland , vennero richiesti nome utente e password di Facebook. Collins denunciò l’accaduto all’ American Civil Liberties Union (ACLU) la quale diede inizio a una lunga battaglia per combattere questa pratica .

“Sono contento di sapere che i nostri politici hanno ritenuto importante proteggere la privacy dei cittadini del Maryland. Credo che la tutela della privacy non debba essere un’alternativa a un posto di lavoro, ma un diritto fondamentale – ha riferito Collins – Mi auguro che anche altri stati, ma sopratutto il governo federale, seguano l’esempio del Maryland e garantiscano questa protezione essenziale a tutti gli americani”.

“Il nostro stato ha dato una svolta nella protezione della libertà d’espressione nell’era digitale e ha creato un modello da seguire per gli altri stati – ha dichiarato Melissa Goemann, a capo della divisione legale di ACLU nel Maryland – La tecnologia dei social media si sta diffondendo sempre più e pensiamo che questa normativa costituisca un ottimo precedente per limitare gli abusi sulla privacy quando si usano questi mezzi”.

In questo coro di voci favorevoli alla normativa, si leva un secco no della Camera di Commercio del Maryland che sostiene invece che i datori di lavoro abbiano bisogno delle informazioni dei siti di social networking per controllare chi stanno veramente assumendo.

Tuttavia molti altri stati sembrano voler seguire l’esempio del Maryland . Misure analoghe sono in discussione in Illinois, California, Minnesota, Michigan e Massachusetts. Tuttavia, bisognerà aspettare prima di vedere una legge simile a livello federale: un emendamento che avrebbe vietato questa abitudine dei datori di lavoro è stato bocciato alla Camera dei Rappresentanti.

Gabriella Tesoro

Link copiato negli appunti

Ti potrebbe interessare

12 04 2012
Link copiato negli appunti