Meta e Spotify contro la tassa di App Store

Meta e Spotify contro la tassa di App Store

Meta ha contestato le nuove regole di App Store, mentre Spotify ha evidenziato l'ostruzionismo di Apple nell'approvazione della nuova versione dell'app.
Meta ha contestato le nuove regole di App Store, mentre Spotify ha evidenziato l'ostruzionismo di Apple nell'approvazione della nuova versione dell'app.

Apple ha aggiornato le linee guida per gli sviluppatori, aggiungendo nuovi casi per i quali è obbligatorio utilizzare il sistema di pagamento in-app. Uno di essi, ovvero i cosiddetti “boost” per i post dei social media, non è stato molto apprezzato da Meta. Anche Spotify ha evidenziato il comportamento scorretto di Apple, in quanto ha bloccato l’acquisto degli audiobook nell’app.

Apple cambia le regole a suo piacimento

Le nuove regole di App Store prevedono l’obbligo di usare gli acquisti in-app (e quindi pagare la commissione del 30%) per i boost dei post nelle app dei social media. Durante la causa Epic v. Apple, il responsabile Phil Shiller aveva dichiarato che l’azienda non ha mai chiesto agli sviluppatori una percentuale sui profitti derivanti dall’advertising. Ora Apple ha cambiato idea. Un portavoce di Meta ha così commentato:

Apple continua a modificare le sue policy per far crescere la propria attività, danneggiando al contempo gli altri nell’economia digitale.

Fortunatamente per Meta, le regole non si applicano alla sua app di gestione delle inserzioni perché le inserzioni non sono mostrate nell’app stessa, ma Apple potrebbe nuovamente cambiare le carte in tavola.

Questa è invece la risposta di un portavoce dell’azienda di Menlo Park:

Da molti anni ormai le linee guida dell’App Store sono chiare sul fatto che la vendita di beni e servizi digitali all’interno di un’app deve utilizzare l’acquisto in-app. Il boosting, che consente a un individuo o un’organizzazione di pagare per aumentare la portata di un post o di un profilo, è un servizio digitale, quindi è necessario l’acquisto in-app. È sempre stato così e ci sono molti esempi di app che lo fanno con successo.

Apple vuole puntare maggiormente sull’advertising. Nella scheda Today (Oggi) dell’App Store sono iniziate ad apparire le inserzioni pubblicitarie.

Anche Spotify ha evidenziato che Apple cambia le regole in maniera arbitraria, ostacolando i diretti concorrenti. La software house aveva inserito nell’app un pulsante che consentiva agli utenti di chiedere via email il link all’audiobook e il prezzo. Non c’era quindi nessun prezzo visibile, né un link al sito esterno. Dopo aver ricevuto l’approvazione da Apple, Spotify ha lanciato la funzionalità a fine settembre.

Un aggiornamento successivo dell’app è stato invece respinto. Apple ha chiesto di eliminare il pulsante, in quanto violava le regole di App Store. Spotify ha modificato l’app tre volte, prima di ottenere l’approvazione. Ora è solo scritto che l’acquisto degli audiolibri non è possibile nell’app.

Spotify potrebbe semplificare l’acquisto sfruttando il sistema in-app, ma ciò comporterebbe il pagamento della commissione e un vantaggio competitivo per Apple Books (come già avviene per Apple Music). Il Digital Markets Act, che verrà applicato dal 3 maggio 2023, vieta di imporre un sistema di pagamento proprietario e di promuovere i propri servizi a danno della concorrenza.

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Fonte: The Verge
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Pubblicato il 26 ott 2022
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