Microsoft contro i4i, sentenza finale

Anche la Corte suprema dà ragione all'unanimità all'azienda canadese e conferma la condanna per Redmond. Che non rinuncia a chiedere una modifica della legge sui brevetti
Anche la Corte suprema dà ragione all'unanimità all'azienda canadese e conferma la condanna per Redmond. Che non rinuncia a chiedere una modifica della legge sui brevetti

Microsoft esce battuta dalla battaglia sulla tecnologia Custom XML : anche la Corte Suprema l’ha condannata, con una decisione all’unanimità, al pagamento dei danni per violazione brevettuale.

La battaglia legale per la tecnologia Custom XML tra Microsoft e l’azienda canadese i4i aveva visto Redmond rivolgersi alla Corte Suprema come ultima spiaggia, dopo che tutti gli altri gradi di giudizio gli avevano dato torto riconoscendo sempre le ragioni dell’accusa.

La battaglia brevettuale tra Microsoft e la canadese è stata lunga, senza esclusione di colpi e con qualche posizione apparentemente paradossale: rivolgendosi alla Corte suprema per il brevetto i4i 5,787,449 sull’editor Custom XML Redmond ha creato un fronte eterogeneo e non comune (che andava da Google a Red Hat, passando per Electronic Frontier Foundation ), a supporto della sua richiesta di riforma dei parametri legali su cui i giudici decidono in merito alle infrazioni di brevetto.

Contro questa presa di posizione, a favore dunque di i4i, si era schierato un’altrettanto ampia schiera di supporter tra cui il Governo.

La nuova condanna significa per Microsoft dover pagare 290 milioni di danni che potrebbero essere aumentati dal momento che è ancora in piedi il caso microsoft-i4i davanti all’Ufficio brevettuale statunitense.

Conseguenze anche per i clienti Microsoft che ora rischiano di perdere i dati legati a la tecnologia custom XML, o di conservarli avendola in licenza per 249.99 dollari.

Dal punto di vista della normativa, sulla cui riforma si era concentrata Redmond, nulla è cambiato anche perché secondo gli otto Giudici della Corte Suprema spetta al Congresso riprendere in mano l’intera questione, non al potere giudiziario che può solo rimanere nel tracciato dei precedenti.

Microsoft, intanto, ha dichiarato che “continuerà a chiedere cambiamenti per prevenire gli abusi del sistema brevettuale e proteggere gli inventori che hanno brevetti che rappresentano vera innovazione”.

Claudio Tamburrino

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