Microsoft: il data center è una caldaia. Domestica

Una ricerca di Redmond suggerisce la possibilità di impiegare mini-data center condominiali per riscaldare ambienti e acqua servita agli appartamenti. Tutti ne guadagnano, ma l'idea non manca di problemi di implementazione
Una ricerca di Redmond suggerisce la possibilità di impiegare mini-data center condominiali per riscaldare ambienti e acqua servita agli appartamenti. Tutti ne guadagnano, ma l'idea non manca di problemi di implementazione

L’idea non è esattamente originale, ma la nuova ricerca di Microsoft Research ha il merito di spingersi oltre e immaginare scenari applicativi di vasta portata: l’obiettivo è quello di costruire tante piccole “Data Furnace”, caldaie alimentate a tecnologia di dati digitali con l’implementazione di una infrastruttura di cloud computing distribuita sotto le abitazioni e nei condomini.

Microsoft va oltre l’idea – già espressa da IBM – dell’utilizzo del calore in eccesso prodotto dai data center per il riscaldamento degli ambienti domestici, supera gli esperimenti come il CED (centro elaborazione dati) sotterraneo nel centro di Helsinki e ipotizza l’installazione di rack da 40-400 CPU totali (tra 1 e 10 rack) sotto ogni unità abitativa.

In cambio dell’energia elettrica necessaria alla loro alimentazione, queste “caldaie digitali” girerebbero alle abitazioni e ai condomini il calore prodotto in eccesso dai processori servendo aria e acqua calda all’impianto di riscaldamento, giocoforza centralizzato.

Nella scommessa di Microsoft ci guadagnano tutti : il riciclo del calore in eccesso favorisce l’ambiente e il risparmio complessivo, gli utenti domestici possono godere del comfort della propria casa risparmiando tra i 280 e i 324 dollari all’anno e le aziende possono contare su una mini-unità di computing distribuito a breve distanza dall’abitato a cui poter fornire servizi telematici avanzati.

La ricerca Microsoft si premura di rispondere anche alle possibili controindicazioni del progetto Data Furnace: la sicurezza fisica dei rack potrebbe essere migliorata con l’installazione di sensori nelle zone di accesso, la necessità di operazioni in loco sarebbe ridotta dalla capacità crescente di operare in remoto e la fame di banda di un data center – seppur di ridotte dimensioni come quelli ipotizzati nella ricerca – dovrebbe venire saziata dalla continua diffusione di connessioni in fibra ottica (FTTH). Almeno negli USA.

Alfonso Maruccia

Link copiato negli appunti

Ti potrebbe interessare

27 07 2011
Link copiato negli appunti