MIT: niente più buffering per i video in streaming

Una tecnologia in grado di ottimizzare lo streaming video su reti WiFi condivise da più utenti: meno buffering e maggiore qualità.
Una tecnologia in grado di ottimizzare lo streaming video su reti WiFi condivise da più utenti: meno buffering e maggiore qualità.

Arriva dal team CSAIL (Computer Science and Artificial Intelligence Laboratory) del MIT (Massachusetts Institute of Technology) la bozza di una tecnologia battezzata Minerva e potenzialmente in grado di risolvere un problema con il quale tutti almeno una volta abbiamo avuto a che fare: un rallentamento nello streaming video quando si è connessi a una rete WiFi condivisa con altri utenti.

Streaming video e WiFi condiviso

Il sistema basa il proprio funzionamento su un principio piuttosto semplice: non tutti i contenuti sono uguali. Alcuni richiedono un quantitativo maggiore di risorse, altri sono meno esigenti. Si pensi ad esempio a una situazione in cui due utenti si trovano connessi allo stesso network domestico, magari poco performante, guardando in streaming filmati differenti. Uno è un match sportivo trasmesso in diretta, l’altro un cartone animato. Il funzionamento della rete basato su protocolli standard prevede di dividere la banda disponibile in parti uguali, nonostante con tutta probabilità chi sta guardando la partita necessita di veicolare un quantitativo maggiore di dati nel medesimo lasso di tempo.

Ciò che fa Minerva è analizzare la natura del contenuto a monte, decidendo di conseguenza come ripartire la banda disponibile tra i diversi dispositivi che la richiedono. I test condotti durante la fase sperimentale parlano di buffering ridotti del 50% circa e di un incremento nella qualità della visione talvolta equivalente al passaggio dal formato HD a quello Full HD.

Secondo i ricercatori, il principio è applicabile non solo alle reti domestiche, ma anche a infrastrutture di portata globale, senza richiedere alcun intervento di tipo hardware. Insomma, un giorno non troppo lontano potrebbero beneficiarne coloro che offrono servizi multimediali su larga scala come le piattaforme Netflix, Amazon Prime Video, Hulu e così via.

Fonte: Engadget
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