Mp3Board, vendetta fredda contro la RIAA

Nei giorni scorsi il sito che era stato messo in croce dalle majors discografiche ha ottenuto il via libera per la sua denuncia contro le RIAA. Vuole i danni per essere stato costretto a chiudere il suo covo di link a mp3 senza bollini


Roma – Vista da qui la vicenda di mp3board.com ha molto di rivoluzionario, perché per la prima volta un sito finito nel mirino delle majors della discografia internazionale non solo accetta la battaglia fino in fondo ma decide di replicare, rivendicando un diritto essenziale su Internet, il diritto di link.

Sì, perché mp3board, come ricorderanno i lettori di Punto Informatico, è stato accusato di favorire la pirateria musicale e la RIAA, l’associazione che raccoglie i maggiori industriali del settore, aveva costretto il sito a chiudere il proprio motore di ricerca di mp3. Un motore la cui “colpa” era di fornire link ad altri siti, alcuni dei quali contenenti mp3 che secondo la RIAA sono da considerarsi illegali, perché si tratta di musica sulla quale non è stato pagato diritto d’autore.

Il giudice Sidney Stein del Tribunale distrettuale di San Francisco ha bocciato la mozione della RIAA con cui le majors speravano di chiudere “l’incidente” e ha di fatto aperto le porte ad un processo importante. Mp3board.com, infatti, chiede i danni per una sospensiva di 10 giorni che fu imposta al suo motore a suo parere illegittimamente. Naturalmente più che il denaro, in questa vicenda conta il principio, la libertà dell’hyperlink.

La svolta, che ha spinto il giudice a dare l’ok al processo, sta in quel Digital Millennium Copyright Act (DCMA) che la RIAA agita da tempo e che ha messo nell’angolo siti come mp3.com e napster.com, costringendo l’una e l’altra azienda a venire a patti, volenti o nolenti, con i giganti del settore.

Il DCMA, infatti, permette alla RIAA di inviare lettere di diffida contro siti e sistemi che pubblicano file mp3 con musica protetta ma non consente ad alcuno di costringere alla chiusura i siti che non rientrino in questo paradigma, cioè non vieta i link.

Entusiasta il coraggioso legale di mp3board.com, Ira Rothken, secondo cui è la prima volta che il DCMA viene impugnato per contrastare una lettera di diffida: “Questo caso definirà se i risultati che si ottengono attraverso un motore di ricerca possano essere considerati favoreggiamento alla pirateria, noi ci difendiamo sostenendo che non possono essere considerati in questo modo. Siamo speranzosi di vincere su questo punto. Se così non sarà Internet sarà paralizzata”.

Il 23 maggio si aprono le danze al processo e anche se non c’è il nome di Napster a solleticare i reporter, i più attenti non si faranno sfuggire l’evento. Chi tifa per la RIAA?

Alberigo Massucci

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  • Anonimo scrive:
    affari e fantasia
    Finchè si cercherà di costingere alla pubblicità, come con i media tradizionali: interruzioni fi film, manifesti invasivi ed ossessivi ecc. Internet non sarà un "mezzo" funzionale.Internet ha il grande vantaggio di aiutare nella trasparenza del messagio; le uniche soluzioni funzionali sono quelle che consentono o consentiranno di migrare dalla pubblicità di immagine a quella di contenuto: dare cioè all'utente ciò di cui ha realmente bisogno.
  • Anonimo scrive:
    nulla di nuovo
    nulla di nuovo, è un modello già utilizzato da ogni magazine cartaceo.Lo vedo più che altro come un ritorno alla old economy
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