Multa da 98 milioni di dollari per Google in Russia

Multa da 98 milioni di dollari per Google in Russia

Un tribunale russa ha inflitto una sanzione di circa 98 milioni di dollari a Google per non aver eliminato alcuni contenuti considerati illegali.
Un tribunale russa ha inflitto una sanzione di circa 98 milioni di dollari a Google per non aver eliminato alcuni contenuti considerati illegali.

Un tribunale di Mosca ha condannato Google al pagamento di 7,22 miliardi di rubli (circa 98 milioni di dollari) per non aver rimosso alcuni contenuti considerati illegali, nonostante le ripetute segnalazioni. Per lo stesso motivo è stata inflitta anche una sanzione di 1,99 miliardi di rubli (circa 27 milioni di dollari) a Meta (ex Facebook).

Multa per contenuti vietati

La sanzione era stata praticamente anticipata sette mesi fa da Roskomnadzor, l'autorità federale che supervisiona le comunicazioni (in pratica l'equivalente russo della nostra AGCOM). Secondo una legge locale, le aziende Internet che offrono servizi in Russia devono cancellare i contenuti ritenuti illegali. In caso contrario possono ricevere multe fino al 10% delle entrate annuali.

Nel comunicato stampa di Roskomnadzor è scritto che Google (e Meta) non hanno rimosso contenuti che

  • incitano all'odio religioso
  • contengono informazioni socialmente inaffidabili
  • promuovono un atteggiamento indifferente nei confronti della vita e della salute dei minori
  • propagandano le opinioni e l'ideologia delle organizzazioni estremiste e terroristiche
  • contengono istruzioni per la fabbricazione di esplosivi

Tra i contenuti che, secondo il governo russo, pubblicizzano le opinioni di organizzazioni estremiste e terroristiche ci sono sicuramente quelli dei sostenitori di Alexei Navalny, noto oppositore di Vladimir Putin. Le autorità avevano già costretto Google (e Apple) a rimuovere dai rispettivi store l'app di Navalny che consigliava di votare in maniera intelligente.

Diverse leggi russe sono state emanate per aumentare il controllo sulle Big Tech occidentali. Una di esse obbliga le aziende ad aprire (entro il 1 gennaio 2022) una sede fisica, alla quale indirizzare le richieste di cancellazione dei contenuti.

Fonte: Reuters
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24 12 2021
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